Quando gli Stati Uniti si mossero verso l’attacco contro la Siria, nel 2003, sollecitarono la Germania e Israele prima di affidare l’operazione al Regno Unito e alla Francia. All’epoca, i servizi segreti tedeschi parteciparono a fianco del Mossad all’assassinio di Rafiq Hariri fornendo un’arma che erano i soli ad avere. L’idea consisteva nel provocare una reazione popolare anti-siriana, per poi far sbarcare i Marines al fine di respingere l’«occupante», secondo il piano dell’US Committee for a Free Lebanon (Comitato USA per un Libano Libero, ndt) e del Middle East Forum di Daniel Pipes, così come già esposto nel rapporto Mettere fine all’occupazione siriana del Libano: il ruolo degli Stati Uniti (Ending Syria’s Occupation of Lebanon: The U.S. Role). Ma l’operazione fallì perché la Siria, nel sottolineare che la sua presenza militare in Libano era su richiesta della comunità internazionale (Accordi di Taif), evacuò il paese non appena la piazza ne fece richiesta.

La Germania svolse ancora un ruolo decisivo con Israele quando l’ambasciatore USA, Jeffrey Feltman, organizzò la Commissione internazionale d’inchiesta istituita da Ban Ki-moon per la verità del caso. Berlino offrì l’ex procuratore Detlev Mehlis, che aveva già reso servizi inverosimili alla CIA attribuendo un attentato del Mossad a Berlino a Muammar Gheddafi, nonché un ex commissario di polizia e agente del BND, Gerhard Lehmann, che si trovò in seguito coinvolto nei crimini commessi dalla CIA nelle prigioni segrete. Ma ancora una volta l’operazione fallì poiché, dopo aver accusato i presidenti Emile Lahoud e Bashar al-Assad di aver commissionato l’assassinio di Rafik Hariri, la Commissione Mehlis crollò nello scandalo dei falsi testimoni.

Germania si impelagò ulteriormente nella guerra attuale, stavolta a fianco del Regno Unito e della Francia, affidando la presidenza della riunione del «Gruppo di lavoro sulla ripresa economica e lo sviluppo» degli «Amici del Siria» a un alto diplomatico, Clemens von Goetze. Nel giugno 2012, in occasione di una riunione ad Abu Dhabi si spartì le ricchezze della Siria tra gli Stati che avessero accettato di sabotare la conferenza di Ginevra. Anche prima di aver rovesciato la Repubblica araba siriana, gli alleati si dividevano le concessioni di sfruttamento del suo gas. Il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, creò un segretariato permanente, dotato di un budget di 600.000 euro, per gestire il saccheggio degli idrocarburi che affidò a Gunnar Wälzholz che aveva già prestato servizio in modo identico ai danni dell’Afghanistan.

Quando la Francia sabotò la Conferenza di Ginevra, la Germania l’aiutò sempre a realizzare il piano – concepito già nel 2007 da John Negroponte, allora direttore dell’Intelligence nazionale USA – di una guerra di tipo nicaraguense. Si trattava di moltiplicare i gruppi terroristici per far “grondare sangue” al paese. Mise a disposizione il coordinamento internazionale dei Fratelli Musulmani, tuttora presenti sul suo territorio, ad Aquisgrana, sin dai tempi della Guerra Fredda. E attualmente da lì che viene organizzato il ritiro di Ahrar al-Sham, di al-Qa’ida, di Daesh (l’ISIS, ndt) e degli altri.

Tuttavia, oggi, il governo Merkel constata l’efficienza dei bombardamenti russi, gli indugi statunitensi e il sovvertimento dell’equilibrio strategico internazionale. Cerca quindi di ritirarsi da questa battaglia perduta e di fare la pace con la Siria. Questo cambiamento, evidentemente, corrisponderebbe a un riavvicinamento tanto atteso — e tanto temuto da Washington — tra Berlino e Mosca.

Questa evoluzione può essere spiegata al pubblico in occasione della crisi dei migranti. Preparata con un anno di anticipo, su richiesta del capo della confindustria Ulrich Grillo ed eseguita dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dall’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres, e dallo speculatore George Soros, ha fatto sì che centinaia di migliaia di persone abbiano attraversato i Balcani per andare a lavorare a prezzi più bassi in Germania. Tuttavia, l’operazione si è interrotta con l’inizio dell’intervento militare russo, poiché i tedeschi hanno paura che dei jihadisti in fuga dai bombardamenti possano mescolarsi con i migranti e i rifugiati. Già ora, la popolazione tedesca si solleva contro gli stranieri, perché il padronato ha colto l’occasione per abolire il salario minimo in diversi stati federali. Di colpo, la «crisi dei rifugiati» fornisce un possibile alibi per un cambiamento di politica di fronte alla Siria.

In ogni caso, il riavvicinamento tra la Germania e la Siria sarà difficile da negoziare. Il ministro degli Esteri ed ex capo dell’intelligence, Frank-Walter Steinmeier, spera di poter organizzare un incontro del tipo 5+1 (formato di Vienna per l’Iran) per risolvere il conflitto siriano. Ma la Russia lo spinge a essere più ambizioso e a riunire intorno al tavolo il presidente Putin, la cancelliera Merkel, il presidente Hollande e il presidente Assad (formato Normandia come per l’Ucraina).

Fonte: Rete Voltaire