Nella sua Dottrina di Sicurezza Nazionale, pubblicata il 6 febbraio 2015, il presidente Obama ha scritto: «Una stabilità a lungo termine [in Medio Oriente e Nord Africa] richiede ben di più che l’uso e la presenza di forze militari statunitensi. Esige dei partner che siano in grado di difendersi da soli. È per questo che investiamo nella capacità di Israele, della Giordania e dei nostri partner del Golfo di scoraggiare un’aggressione intanto che si mantenga il nostro impegno incrollabile per la sicurezza di Israele, che include la dottrina del suo Margine Qualitativo di vantaggio militare» [1] .

Una lettura attenta del documento non lascia alcun dubbio. La strategia del Pentagono consiste nel creare una versione moderna del Patto di Baghdad, una NATO araba, in modo da ritirare le proprie truppe dal Medio Oriente e dal Nord Africa per riposizionarle in Estremo Oriente (il «pivot» contro la Cina).

Allo stesso modo, è chiaro che – nella sua visione – il Pentagono si prefigge che questa “Forza araba di Difesa comune” sia costituita dagli Stati del Golfo e dalla Giordania e che sia posta sotto il comando israeliano. Se si riprende l’esempio del Patto di Baghdad, si ricorderà che era stato costituito dal Regno Unito con le sue ex colonie. Tuttavia, dopo tre anni, il suo stato maggiore fu sottoposto al comando del Pentagono, sebbene gli Stati Uniti non avessero mai aderito al Patto.

Nel novembre 2013, l’allora presidente israeliano Shimon Peres intervenne in videoconferenza davanti al Consiglio di sicurezza del Golfo, riunito ad Abu Dhabi alla presenza di rappresentanti dei principali membri della Lega araba e di Stati sunniti dell’Asia [2]. Il suo discorso, che si concentrava sulla necessità di un nuovo patto militare contro l’Iran, era stato applaudito a lungo.

Il SIPRI di Stoccolma ha appena rivelato che l’Arabia Saudita si sarebbe preparata a creare la “Forza araba di Difesa comune”, aumentando il suo bilancio militare nel 2014 di 13 miliardi dollari (17%!).

Riyadh sta cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di Stati in questo progetto. È riuscito così a comprare la partecipazione dell’Egitto. Per far ciò, gli stati del Golfo hanno offerto 12 miliardi dollari per i progetti di investimento del Cairo, durante la conferenza economica di Sharm el-Sheikh del 13 marzo scorso.

La Lega Araba ha adottato questo progetto nel corso del suo vertice, tenutosi sempre a Sharm el-Sheikh, il 1° aprile. Ufficialmente, si tratta di applicare il Trattato di Difesa araba del 1950 alla lotta contro il terrorismo, a meno che non sia per soddisfare le ambizioni saudite in Yemen. La guerra contro gli houti, di cui nessuno capisce la necessità, svolge qui il ruolo di un esercizio su vasta scala, senza che si manifesti compassione per le migliaia di morti e i 3000 feriti che si è già trascinati.

Fin d’ora, secondo Stratfor, lo stato maggiore militare dell’operazione «Tempesta decisiva» non è in Arabia, ma in Somaliland. Questo paese, che proclamò l’indipendenza nel 1960 e divenne parte della Somalia a seguito di un colpo di Stato nel 1969, proclamò per una seconda volta la sua indipendenza nel 1991, prima di essere reintegrato nuovamente nella Somalia nel 1994, e proclamò una terza volta la sua indipendenza nel 2002. Durante le sue prime due indipendenze, Israele è stato il primo Stato a riconoscere il Somaliland. Attualmente questo Stato non è riconosciuto da nessuno, ma dal 2010, è una base israeliana per controllare lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Canale di Suez e il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano .

I capi di stato maggiore della Lega Araba si incontreranno il 22 aprile per valutare le unità che potrebbero mettere a disposizione di questo dispositivo. L’Egitto, il Kuwait e il Marocco – tutti e tre coinvolti nei bombardamenti in Yemen – presenteranno un rapporto preliminare il 1° luglio.

Tutto questo era purtroppo prevedibile. Dopo aver tradito il popolo siriano escludendo la Siria dalle sue fila in violazione del proprio statuto, la Lega Araba si appresta a tradire il popolo palestinese e a mettere le sue armate sotto il comando di uno Stato coloniale.

Fonte: Rete Voltaire