Nel 1991, quando sulle torri del Cremlino fu ammainata la bandiera sovietica, gli americani dovevano decidere se aiutare la Russia a riprendersi come avevano fatto dopo la guerra con l’Italia e la Germania, oppure indebolirla ulteriormente ed espellerla dall’Europa. Gorbaciov e Reagan avevano in mente la prima strada, ma poi prevalse la corrente di pensiero del consulente strategico della Casa Bianca Brzezinski, secondo cui gli Usa, diventati l’unica superpotenza del mondo, dovevano restare i soli a governare il pianeta. Iniziarono così l’operazione di indebolimento dell’Europa, l’espulsione della Russia dall’Occidente, la democratizzazione di tutta l’Asia islamica.

Era la «fine della storia» preconizzata da Fukuyama, il sogno di un impero universale progressista con a capo un imperatore pacifista, Obama il buono. Questo sogno imperiale è finito. È finito nelle guerre sanguinose contro l’Afghanistan per uccidere Osama bin Laden, contro la Libia per massacrare Gheddafi, contro l’Irak per impiccare Saddam Hussein, contro la Siria per distruggere Assad, con la mobilitazione contro la Russia per far fare la stessa fine a Putin. Un programma che ha fatto solo trionfare i sanguinari tagliagole islamisti ed è finito con il tentativo fallito di controllare tutto il petrolio del mondo, con i sauditi e il Qatar che finanziano Al Qaida e il Califfato, con l’Europa e l’Italia lasciate in balìa degli emigranti africani gestiti da organizzazioni criminali.

La prima a capire che il mito dell’impero universale era finito era stata la Gran Bretagna. Poi lo ha rifiutato la parte del popolo americano più trascurata che, stanca di essere trascinata in guerre lontane e malcontenta per la disoccupazione, si è ribellata alla sua orgogliosa casta dominante. Oggi possiamo solo sperare che il nuovo presidente la smetta con l’ideologia e tratti in modo pragmatico con i singoli Paesi e risolva i problemi ad uno ad uno. Noi italiani speriamo che tolga le sanzioni alla Russia che ci danneggiano, chiuda la guerra con la Siria, spinga i Paesi arabi a fare la pace in Libia, e ci consenta di frenare le emigrazioni che, se continuano così, rischiano di rovinare il nostro Paese.

Fonte: Il Giornale