Mentre la stampa occidentale continua a parlare di un eventuale sostegno militare russo al presidente Bashar al-Assad, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) ha deciso di combattere contro il terrorismo in Iraq e in Siria. Sembra che gli occidentali ancora non capiscano le conseguenze delle loro politiche.

Una questione esistenziale per la CSTO

Ricordiamo che la CSTO è un’alleanza militare classica di sei Stati che facevano parte dell’ex Unione Sovietica: Bielorussia, Russia, Armenia, Tagikistan, Kazakistan, Kirghizistan. A differenza della NATO e del Patto di Varsavia, dove gli Stati membri perdono la loro sovranità (a favore degli Stati Uniti e del Regno Unito nella NATO, dell’Unione Sovietica nel Patto di Varsavia — cosa che contravviene alla Carta delle Nazioni unite —), gli Stati membri della CSTO conservano la loro piena sovranità, non posizionano i loro eserciti sotto il comando della principale potenza della loro alleanza, e possono recedere in qualsiasi momento da questa alleanza. L’Azerbaigian, la Georgia e l’Uzbekistan si sono quindi liberamente ritirati da questa organizzazione per convertirsi alla condizione di Guam e alla NATO.

Dagli anni ’80, -prima ancora esistessero gli Stati membri della CSTO – gli Stati Uniti e la NATO dispiegarono un sistema missilistico, prima rivolto contro l’Unione Sovietica, oggi inteso a circondare la CSTO. Questi missili, tenuti a distruggere i missili intercontinentali nemici in fase di lancio, possono in realtà distruggere solo dei velivoli che operino a bassa velocità e in nessun caso i missili ipersonici russi. Presentati dal Pentagono come un’arma difensiva – cosa che forse era in origine – questi “scudi antimissile” non possono che avere un uso offensivo. La CSTO rappresenta l’unico gruppo di Stati al mondo ad essere così direttamente minacciato da missili puntati contro di esso alle sue frontiere.

Dalla seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica e gli Stati membri della CSTO assistono al reclutamento dei Fratelli Musulmani da parte della CIA e all’uso di alcuni dei loro membri o ex membri da parte degli Stati Uniti per destabilizzarli. Così gli uomini di Osama bin Laden (addestrato dal fratello di Sayyid Qutb) e di Ayman al-Zawahiri (che si unì alla Fratellanza un anno prima dell’arresto e l’esecuzione di Sayyid Qutb) hanno combattuto l’URSS in Afghanistan, poi la Russia in Jugoslavia e infine nel suo proprio territorio nel Caucaso.

Nel 2011, gli Stati membri della CSTO hanno assistito a un’operazione della NATO, la “Primavera araba”, mirante a rovesciare tanto i regimi nemici quanto quelli amici in Medio Oriente a vantaggio dei Fratelli musulmani (Tunisia, Egitto, Libia, Siria). E dal 2014 assistono al trionfo degli ideali dei Fratelli Musulmani con la proclamazione di un califfato che sfida sia il diritto internazionale sia i diritti umani. Attualmente, questo califfato ha affidato le sue posizioni di ufficiali in prevalenza a islamisti provenienti dall’ex URSS, a volte anche da paesi membri della CSTO.

Il 1° agosto, l’Ucraina e la Turchia (membro della NATO) hanno annunciato la creazione di una “Brigata Islamista Internazionale ” formata da combattenti di Al-Qa’ida e di Daesh (l’ISIS, ndt), e di stanza a Kherson (Ucraina). Questa Brigata intende combattere la Russia in Crimea. In altre parole, salvo intervenire adesso contro il terrorismo, la CSTO dovrà ben presto far fronte sia a un nemico esterno (la NATO e i suoi missili), sia a un nemico interno (gli islamisti inizialmente addestrati dalla NATO).

La riunione della CSTO a Dushanbe

Il 15 settembre, la CSTO ha tenuto la riunione annuale dei suoi capi di Stato a Dushanbe (Tagikistan). Come avevo annunciato uno mese fa, il presidente russo Vladimir Putin ha presentato ai suoi colleghi gli studi fatti dalle sue forze armate sulla possibilità di combattere già ora il califfato prima che non entri massicciamente nel territorio della CSTO.

Il presidente Putin era riuscito a convincere preliminarmente i suoi partner che non li stava impegnando a sostenere le ambizioni della Russia in Siria, bensì per rispondere a una minaccia diretta contro la CSTO. In definitiva, la CSTO ha deciso di schierarsi in Iraq e in Siria per combattere l’insieme dei jihadisti, che si richiamino o che sostengano Daesh o Al-Qa’ida. Questa operazione è legale in base al diritto internazionale, perché soddisfa le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla lotta contro il terrorismo. Estende anche il funzionamento, altrettanto legale, della Coalizione formata dagli Stati Uniti contro il solo Daesh.

Tuttavia, a differenza di questa Coalizione, la CSTO intrattiene buoni rapporti sia con il governo iracheno sia con quello siriano, il che le consente di prevedere un’efficacia assai maggiore. Al fine di preparare l’intervento della CSTO, un corridoio aereo è stato installato tra l’Organizzazione e la Siria. Doveva originariamente passare sopra i Balcani, ma gli alleati degli Stati Uniti si sono opposti, tranne la Grecia. Questo corridoio è stato allora installato sopra l’Iran e l’Iraq. In meno di una settimana, grandi quantità di materiale e più di 2.000 uomini sono stati trasportati. Tecnicamente, la CSTO dispone della capacità di schierare fino a 50mila uomini in meno di due settimane.

Il forum delle Nazioni Unite

Senza danno per l’efficacia e senza pregiudizio della buona o mala fede occidentale, i capi di Stato della CSTO hanno previsto di rivolgersi all’Assemblea Generale dell’ONU (dal 28 settembre) per fare appello alla comunità internazionale affinché unisca i suoi sforzi contro il terrorismo. Inoltre, poiché la Russia presiede il Consiglio di Sicurezza per il mese di settembre, Putin -che non è venuto all’ONU da un decennio in qua – presiederà la seduta del 30 settembre dedicata alla lotta contro il terrorismo in Iraq e in Siria.

Nel caso in cui la Coalizione e la CSTO trovino un accordo, potrebbero condurre delle azioni comuni o suddividersi i compiti (l’Iraq per la Coalizione e la Siria per la CSTO). Altrimenti, entrambe le organizzazioni condurrebbero delle campagne distinte cercando di non interferire l’una con l’altra.

Dal punto di vista atlantista, la campagna della CSTO avvantaggerà la Repubblica araba siriana e garantirà la continuazione del mandato del presidente eletto Bashar Assad, che la NATO desiderava rovesciare. Tuttavia, è falsa la pretesa che l’intervento sia stato progettato per salvare la Siria dall’Occidente. In effetti, durante la preparazione della Conferenza di Ginevra nel giugno 2012, il Presidente Putin aveva previsto di schierare la CSTO come una forza di pace.

Il generale Hassan Tourekmani, allora presidente del Consiglio di sicurezza nazionale siriano, aveva intrapreso vari passi per accoglierlo. Tuttavia, questo dispiegamento si ebbe luogo da un lato perché l’organizzazione non aveva ancora firmato un accordo con l’ONU e dall’altro perché due membri della CSTO non si sentivano allora direttamente minacciati dalla situazione in Siria.

Dal punto di vista della CSTO, la proposta fatta agli occidentali li costringerà a chiarire la loro politica. In effetti, fino alla firma dell’accordo tra Washington e Teheran, il 14 luglio, la Coalizione anti-Daesh, lungi dal combattere il terrorismo, ha paracadutato armi ai jihadisti regolarmente e su larga scala. Tuttavia, nel corso delle ultime settimane, la Coalizione ha effettivamente combattuto Daesh. Così ha lanciato, a fine luglio, un massiccio bombardamento in coordinamento con l’Esercito arabo siriano e le sue milizie (l’YPG curdo e il Consiglio militare siriano) per difendere Hasaka. Questa operazione, che la Coalizione non ha pubblicizzato, ha consentito di eliminare circa 3.000 jihadisti.

Inoltre, la Casa Bianca ha già indicato di essere aperta «a discussioni tattiche e pratiche con i russi». Il Foreign Office ha dichiarato di non opporsi più al fatto che «il presidente siriano resti al potere per un periodo di transizione se può aiutare a risolvere il conflitto». Unendosi a questo corso delle cose, il ministro degli Esteri francese ha fatto capire implicitamente che avrebbe accettato di lasciare che il presidente Assad completasse il mandato affidatogli dal suo popolo nel dichiarare: «Dovremmo dire al popolo siriano che Bashar al-Assad deterrà il potere esecutivo nei prossimi quindici anni? Se diciamo questo, non vi è alcuna soluzione possibile. Tra il dire ciò ed esigere la partenza immediata di Assad, vi è un margine. Questa si chiama diplomazia.»

Conseguenze dell’intervento della CSTO

Contrariamente a una falsa idea assai diffusa presso la stampa atlantista, la lotta contro il terrorismo in Iraq e in Siria non è una questione di decenni, bensì di qualche mese, a condizione che tutti gli Stati membri cessino il loro sostegno clandestino ai jihadisti.

Nel caso di un disaccordo con l’ONU, la stampa occidentale dovrebbe denigrare l’azione della CSTO enfatizzando la perdita di vite civili. In effetti, nonostante tutte le precauzioni, non è possibile bombardare i terroristi senza «danni collaterali». Ogni leader islamico ha tre «mogli» e seguendo il loro esempio, sempre più jihadisti hannno fatto prigionieri che hanno schiavizzato e «sposato».

In caso contrario, non dovremmo mai sentir parlare di quelle vittime e la guerra dovrebbe essere finita in Siria per il Natale ortodosso, anche se ci vorrà un anno prima che la situazione sia completamente stabilizzata su tutto il territorio.

Fonte: Voltairenet.org