Per ora è soltanto un esile filo verde, un sospetto non ancora diventato certezza, ma seguito con molta attenzione dagli uomini del nostro Antiterrorismo. Il timore è che sotto l’apparente tranquillità della provincia di Modena si celi uno degli snodi logistici della struttura utilizzata per fornire coperture e appoggi ai membri del commando dello Stato Islamico entrato in azione a Parigi e Bruxelles. Una struttura che attraverserebbe il nostro Paese da Nord a Sud congiungendo Bruxelles a Modena e alla Puglia. L’indagine stavolta non prende spunto da un’evidenza, ma, piuttosto, dalla sparizione di due famiglie islamiste volatilizzatesi lo scorso 22 marzo, nelle ore immediatamente successive agli attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles.

I primi sospetti emergono quando un informatore segnala alla Questura di Modena l’improvvisa sparizione del 28enne tunisino Wael Labidi e del 40enne marocchino Halili el Mahdi, due personaggi già nel mirino di chi teneva sotto controllo i centri islamici di Modena e dintorni. I sospetti diventano indagine quando gli inquirenti accertano che Labidi e il suo amico marocchino sono partiti per destinazione ignota assieme a mogli e figli, portandosi dietro tutto quel che potevano spostare dai loro appartamenti. Una sparizione assai strana. Una sparizione che fa il paio con la precedente scoperta a Sassuolo, vicino Modena – subito dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre – di un appartamento con cinque computer, sette telefoni e tante mappe di Parigi e Bruxelles. Un appartamento abitato da un misterioso marocchino subito espulso. L’indagine di Modena si fa ancor più seria quando i controlli incrociati sugli spostamenti di Wael Labidi e Halili el Mahdi rivelano che i due nell’ultimo anno sono andati più di una volta in Belgio.

Un terzo aspetto riguarda i collegamenti del tunisino e del marocchino con la Puglia e la zona di Bari. L’incognita in questo caso riguarda gli eventuali legami dei due scomparsi con Salah Abdeslam, il sopravvissuto del commando di Parigi che ad agosto attraversa il nostro paese e da Bari raggiunge la Grecia, recupera alcuni componenti del commando e, il 5 agosto, rientra in Italia passando nuovamente da Bari. Quello stesso giorno nel capoluogo pugliese la polizia ferma mentre cerca d’imbarcarsi per la Grecia usando dei documenti falsi il cittadino iracheno Ridha Shwan Jalal. La polizia lo tiene d’occhio da quando, mesi prima, ha chiesto ad un’agenzia viaggi di Matera il prezzo di venti biglietti aerei per altrettanti iracheni in partenza da Suleimanya, capitale del Kurdistan iracheno, e diretti a Parigi.

Il vero organizzatore dello strano spostamento di gruppo risulta essere Majid Muhamad, un altro iracheno già condannato a dieci anni per terrorismo dal tribunale di Milano, scarcerato a fine pena nel gennaio del 2015, e nuovamente arrestato il 7 dicembre scorso a Bari con l’accusa di gestire un traffico di clandestini collegati al terrorismo islamico. Ma Majid Muhamad è anche un possibile anello di collegamento tra le basi islamiste del Belgio e la rete utilizzata per muovere i terroristi in transito per l’Italia. Dalle sue carte risultano collegamenti diretti con una cellula islamista di Parma e un agendina con il nome di Bassam Ayachi, un settantenne imam del famigerato quartiere «islamico» di Molenbeek a Bruxelles. Un imam considerato l’ispiratore, fin dalla guerra di Bosnia, dei volontari della Jihad partiti dal Belgio per i vari fronti di Afghanistan, Iraq e Siria. Un imam fatto arrestare in Puglia nel 2008 dalla nostra polizia mentre discute di eventuali attentati all’aeroporto di Parigi e in altre località europee, ma scarcerato grazie ad un’incomprensibile sentenza della magistratura. Un imam considerato ancora oggi l’eminenza grigia della struttura terrorista che lega il Belgio alla Siria e usa l’Italia come canale di collegamento.

Fonte: Il Giornale