Prima che le vestali del politicamente corretto in stile occidentale e i negazionisti di professione si mettano all’opera, chiariamo bene una cosa. Il Rapporto Chilcot, dal nome del presidente della commissione insediata dal Governo inglese, non dice che Tony Blair, scatenando insieme con George Bush la guerra contro l’Iraq nel 2003, si è “sbagliato”. Al contrario: Blair, proprio come Bush, quella guerra volle farla a tutti i costi, tanto da ignorare (dice il Rapporto) tutte le possibilità di percorrere strade alternative. La volle al punto da trasformarsi in una specie di galoppino della Casa Bianca di allora, assecondandola nei suoi progetti e contribuendo a costruire il castello di menzogne sulle (inesistenti) armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che sarebbe culminato nella penosa scena di Colin Powell (allora segretario di Stato Usa) che all’Assemblea Generale dell’Onu sventolava borotalco spacciandolo per un micidiale agente chimico.
Ma il Rapporto Chilcot (che può essere facilmente trovato in Rete: http://www.iraqinquiry.org.uk) va ben oltre. Dice che Blair, quel Blair che perseguiva a tutti i costi la guerra, fu anche superficiale in modo criminale. Si accontentò di rapporti di intelligence sommari. Ignorò tutti gli argomenti di chi lo avvertiva che la guerra avrebbe potuto spalancare le porte al terrorismo islamista e destabilizzare l’intero Medio Oriente. Come primo ministro condusse male le operazioni belliche e ancor peggio il periodo post-bellico. Insomma, voleva la guerra ma non si premurava nemmeno di prepararsi agli eventi. Un disastro fatto di cinismo politico, arroganza personale, incompetenza e basse speculazioni. Un’avventura che costò alla Gran Bretagna la morte di circa 150 soldati. Tanti, ma un’inezia di fronte alle centinaia di migliaia di civili uccisi in Iraq dalle violenze scatenatesi dopo la guerra. Un colossale fallimento che da tredici anni costa a tutti noi paura, difficoltà, morti e un incredibile cumulo di denaro che potrebbe essere investito per costruire qualcosa, invece che per difendersi dall’Isis.
Se Bush e Blair non fossero uno americano e l’altro inglese, ci sarebbe di sicuro qualche Tribunale internazionale a occuparsi di loro. L’avevamo scritto qualche mese fa su queste pagine (http://www.famigliacristiana.it/articolo/blair.aspx) e ne siamo ancor più convinti oggi. Bush ha avuto il buon senso di sparire nel suo ranch in Texas , dove può con profitto osservare la vita delle mucche. Ma Blair no. Blair ha avuto l’impudenza, in questi anni, di accettare l’incarico di mediatore per la pace tra israeliani e palestinesi per conto del Quartetto formato da Usa, Russia, Onu e Unione Europea. Uno dei grandi distruttori del Medio Oriente impegnato a pacificare il Medio Oriente: ci stupisce che non si arrivi a nulla? Ma non solo: Blair si è arricchito con anni e anni di lucrosissime conferenze con cui, in giro per il mondo, ha spiegato come si fa la pace e si dialoga con il mondo islamico.
La Commissione del presidente Chilcot ha lavorato 7 anni, ha sentito oltre 100 testimoni, ha esaminato 150 mila documenti. Non v’è dubbio che si sia trattato di un lavoro rigoroso e approfondito. Che arriva tardi, però, forse troppo tardi, per dare soddisfazione a coloro che, come il Papa di allora, san Giovanni Paolo II, e centinaia di migliaia di persone di ogni latitudine ed estrazione sociale, intervenivano e scendevano in strada per impedire quella guerra. Loro avevano ragione, ascoltarli avrebbe potuto se non altro salvare un numero enorme di vite. Avevano torto gli esperti, gli analisti, i professori, i giornalisti, i politici come Tony Blair. L’ennesimo “tradimento degli intellettuali”, quello ben noto al filosofo francese Julien Benda. Non a caso il suo libro omonimo uscì negli anni in cui si cominciò a preparare la seconda guerra mondiale.

Fonte: Famiglia Cristiana