Mentre le truppe irachene avanzano lentamente da est verso Mosul incontrando una forte resistenza da parte dei miliziani dello Stato Islamico – i jihadisti usano cecchini, rpg e colpi di mortaio contro i soldati governativi giunti nelle zone di Muharabeen e Ulama dopo aver liberato il sobborgo di Tahrir – sull’altro fronte di guerra, quello siriano, sta per scattare un’offensiva decisiva. Le truppe siriane, assieme ai combattenti sciiti libanesi di Hezbollah e di altri Paesi, si preparano a lanciare un attacco su vari punti per riprendere i quartieri orientali di Aleppo controllati da quattro anni da jihadisti (spesso stranieri) appartenenti a varie organizzazioni, in particolare a Jaish Fateh al Sham (ex Nusra, il ramo siriano di al Qaeda) e Ahrar al Sham, e più marginalmente da ribelli descritti come “moderati”. Damasco dopo aver respinto l’ampia offensiva lanciata a fine ottobre dai jihadisti contro il settore occidentale di Aleppo, sta ora ammassando le sue forze di terra a ridosso di Aleppo. L’intensità dei bombardamenti dell’aviazione siriana (e forse anche di quella russa) indica che l’offensiva potrebbe scattare tra qualche giorno.

Riprendere Aleppo, la più importante delle città siriane dopo Damasco e un tempo principale centro economico del Paese, darebbe un eccezionale vantaggio militare e psicologico alle forze governative. Segnerebbe la sconfitta più grave negli oltre cinque anni di guerra civile per jihadisti, qaedisti e tutte le formazioni “ribelli” sostenute, in vari modi, dai governi occidentali e dai petromonarchi del Golfo. Tuttavia oltre a 250mila civili nelle zone orientali di Aleppo ci sono anche 7.000 jihadisti e miliziani ribelli nascosti dietro posizioni fortificate a Tariq al-Bab, Salikhin, Shaar, Sukk e in altri rioni. Pertanto la battaglia, come quella per la riconquista di Mosul, potrebbe andare avanti per settimane con altre migliaia di morti tra soldati, miliziani e persone innocenti. Ma è segnata. Le formazioni jihadiste non hanno alcuna possibilità di rovesciare le sue sorti. Per risparmiare ulteriori sofferenze e lutti ai civili dovrebbero perciò arrendersi e, come avevano proposto i russi alleati di Damasco nelle settimane passate, lasciare Aleppo Est e trasferirsi nella vicina provincia di Idlib ancora sotto il controllo di Jaish al Fateh, la coalizione islamista. Contro questa opzione è però schierato Abdallah al Muhaysini, il qaedista saudita che dopo aver combattuto per il Jihad in vari Paesi, inclusa la Cecenia, nel 2013 è giunto ad Aleppo dove ha preso il comando “spirituale” di Jaish Fateh al Sham e imposto la sua leadership alle altre organizzazioni ribelli.

Così la battaglia per Aleppo continua e con essa non cessa il bagno di sangue quotidiano. I bombardamenti governativi – ufficialmente diretti contro i centri logistici dei jihadisti a Khan al-Asal, Kafr Hamra e Haraytan – oltre a fare morti (almeno 28 nelle ultime ore, un centinaio da martedì, secondo media legati all’opposizione e ai controversi “elmetti bianchi”) aggravano la condizione dei civili. Medici Senza Frontiere sostiene che gli ultimi pesanti raid aerei hanno messo fuori uso tutti gli ospedali da campo e le cliniche mobili ad Aleppo Est, di cui una pediatrica. L’ultima sarebbe stata colpita venerdì sera. Nei quartieri in mano ai ribelli resterebbe operativo soltanto un ospedale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che nel 2016 si sono registrati 126 attacchi alle strutture sanitarie. Non cessano neanche i lanci di razzi di jihadisti e ribelli sulla zona ovest di Aleppo, sotto il controllo governativo. L’ultimo, secondo i media statali siriani, ha fatto almeno cinque vittime civili.

Fonte: Il Manifesto