Solo di fronte a 700 morti le coscienze si scuotono. Settecento morti sono troppi anche per chi in questi anni ha fatto finta di non vedere. Perchè la tragedia va oltre questa cifra, ha proporzioni davvero enormi, in quello che è diventato un domino della disperazione, che oggi ci fa dire: si stava meglio quando Saddam, Gheddafi, ovviamente Mubarak e Ben Ali. Meglio non solo noi occidentali, meglio innanzitutto decine di milioni di arabi e di africcani a fuggire dalla guerra e dalle atrocità del fondamentalismo islamico più retrivo e violento. Prima c’erano delle ingiustizie e certi regimi (Gheddafi e Saddam) erano chiaramente dittatoriali, ma per quanto sanguinari fossero non provocavano devastazioni umanitarie paragonabili a quelle di oggi. E’ un’ammissione dura, durissima, per certi sconvolgente, ma è la realtà.

Oggi noi europei subiamo le conseguenze di una politica scriteriata, che ha portato gli americani dapprima a rovesciare Saddam senza aver previsto il dopo Saddam, poi a prolungare per oltre un decennio la guerra senza aver davvero debellato i talebani in Afghanistan e nemmeno le forze ribelli che hanno insanguianto l’Irak, trasformatesi, in parte nell’Isis.

In Libia stesso errore: giù Gheddafi, senza un successore. Risultato: guerra civile tra tribù e Paese allo sbando. In Egitto c’è voluto l’esercito per riportare l’ordine e la Tunisia non può certo dirsi pacificata. Oltre a ciò, a lungo l’Occidente e i suoi amici del Golfo hanno sostenuto, con straordinario cinismo, proprio l’Isis e organizzazioni affini che combattevano in Irak nella speranza che riuscissero a rovesciare Assad, con il risultato che l’Isis, ben armato e ben finanziato, ha iniziato a scorazzare in mezzo Medio Oriente e quando Obama ha detto basta era troppo tardi per porre rimedio all’ennesimo grave errore strategico.

Oggi i disperati che partono sulle navi cercando di trovare una stabilità e una sicurezza che i loro Paesi d’origine non possono pìù garantire, cercano di sfuggire agli orrori e alle violenze dell’Islam fondamentalista, ma scappano in un’Europa che non può accogliere milioni di persone.

Anzi, scappano in Italia, perché l’Europa, per questi poveracci è l’Italia. Ma l’Italia viene lasciata da sola a gestire una situazione immane da un’Unione europea che, sotto sotto, sembra quasi accogliere con favore. Versa qualche lacrimuccia ma poi impedisce ai Paesi confinanti, in primisa, all’Italia, di intervenire permettendo a migliaia di persone di riversarsi in mare. Questo signifca: continuate a partire.

Ora, però, questa situazione non è più accettabile. Con le parole Renzi ci sa fare e cercherà, come sua abitudine, di risolvere tutto con qualche bella roboante dichiarazione, giusto il tempo di far dimenticare la tragedia all’opinione pubblica, mentre ci vorrebbe davvero, in questi frangenti, un leader con gli attributi.

Un leader che abbia il coraggio di picchiare davvero i pugni sul tavolo. Come? Proclamando l’emergenza umanitaria, bloccando Schenghen e sospendo l’applicazione di un gran numero di accordi europei, invocando le clausole di salvaguardia che questi accordi prevedono ma che naturalmente un governo pavido e fondamentalmente vassallo come quello italiano non ha mai fatto valere.

E con un permier evenascente come Renzi, temo, mai farà valere. E tutto continuerà come prima, in un orribile domino, di ingiustitia, di disperazione, di infelicità, di profonda ingiusta, preoccupante destabilizzazione delle società, sulle due sponde del Mediterraneo.

Fonte: Il Giornale