Siamo sotto attacco. La nostra civiltà è minacciata. Il terrorismo attenta al nostro stile di vita. Non c’è affermazione, oggi, che paia più scontata di questa. Le librerie rigurgitano di titoli che ci invitano ad aver paura. Perché siamo sotto attacco, la nostra civiltà è minacciata eccetera eccetera. Ma ne siamo proprio sicuri? Perché chi si occupa seriamente di terrorismo, chi lo segue e lo studia, ci racconta una storia un po’ diversa. Non meno drammatica, anzi: più drammatica proprio perché diversa.

Diamo un’occhiata, quindi, al Global Terrorism Index elaborato dall’Institute for Economics and Peace, uno dei think tank più affidabili quanto ad analisi e statistiche sul costo della violenza. Scrutinando 162 Paesi, l’Index 2015 ci dice che nel 2014 i morti per atti di terrorismo sono cresciuti dell’80% sul 2013, il più drammatico aumento annuale degli ultimi quindici anni. Questo inizio di Terzo Millennio, peraltro, con buona pace dei teorici della “war on terror”, è stato un disastro sul fronte del contenimento della violenza: su scala mondiale, i morti per atti di terrore sono passati dai 3.329 del Duemila ai 32.685 del 2014. Quasi decuplicati, insomma.

E non basta. Dal 2013 al 2014 sono passati da 5 a 11 i Paesi che hanno subito più di 500 morti a causa del terrorismo. Le armate del terrore, quindi, colpiscono con sempre maggiore violenza e hanno un raggio d’azione sempre più vasto. Uccidono, inoltre, in modo sempre più indiscriminato: le statistiche del 2014 (le ultime pubblicate in modo completo) ci dicono che il numero di civili indifesi ammazzati in attentati è cresciuto del172% rispetto all’anno precedente, mentre è diminuito del’11% il numero di morti tra gli esponenti religiosi o le figure politicamente connotate.

E questo dato dovrebbe bastare a farci venire qualche dubbio sull’idea di essere proprio noi, e il nostro mondo, i bersagli principali di tanta violenza. Dopo tutto, non siamo proprio noi occidentali i crociati, gli imperialisti, gli ebrei, i pornografi, gli apostati, gli sfruttatori, tutte quelle figure insomma che formano il pantheon negativo dell’immaginario dei terroristi islamici?

Magari è così. Magari ci farebbero fuori tutti, se potessero. Nella realtà, però, succede tutt’altro. Se escludiamo i 2.974 morti degli attentati dell’11 settembre 2001, negli ultimi quindici anni solo lo 0,5% dei morti sono stati causati da attentati compiuti in Occidente. E di questi morti occidentali, l’80% è stato causato da violenze compiute da estremisti di destra, nazionalisti, fanatici politici di ogni genere, elementi anti-governativi e così via. Non da terroristi islamici.

Ricordate il dato sui Paesi che hanno subito più di 500 morti in atti di terrorismo, e l’incremento da 5 a 11? I sei nuovi entrati in questa classifica dell’orrore sono Somalia, Ucraina, Repubblica centrafricana, Sudan del Sud e Camerun. E il singolo Paese ad aver più sofferto è la Nigeria, che da meno di duemila morti nel 2013 è passato ai 7.512 del 2014.

Nessun Paese occidentale, quindi. Al contrario, tutti Paesi impegnati in conflitti di vario genere, spesso anche travagliati da regimi autoritari quando non oppressivi. Non a caso, nota l’Index, solo lo 0,6% di tutti gli attacchi terroristici si è verificato in Paesi che non siano già travagliati da precedenti guerre o scontri armati.

L’evidenza dei numeri è schiacciante e incontestabile. Il che dovrebbe farci riflettere su una realtà che invece ci piace poco considerare. Quando noi Paesi occidentali riempiamo di armi e di strumenti di distruzione Paesi che, in Africa e in Medio Oriente, sono già impegnati in conflitti interni o esterni, ci rendiamo contro di alimentare direttamente o indirettamente il terrorismo? Quando la Francia del socialista Hollande vende cacciabombardieri e altri ordigni a Paesi come Arabia Saudita ed Egitto, e il premio Nobel per la Pace Barack Obama sigla (anno 2010) ancora con l’Arabia Saudita, la più grande singola vendita di armi della storia degli Usa (63 miliardi di dollari), crede davvero di contribuire alla lotta contro il terrorismo?

Fonte: east online