Matteo Renzi vola alle finali dell’Usopen negli Stati Uniti. E il viaggio vale una fotografia: si mette in mezzo tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci e delle due ragazze – bravissime – ne fa un pacchetto “Carnera” a beneficio del regime. Il più solerte tra i piritolli, Gianni & Riotto detto Johnny, cinguetta lieto su twitter: “Wonderful to be italians in New York this week”.
Sono pugliesi le due tenniste e così la Fiera del Levante, invece di farla a Bari, Renzi se la va ad apparecchiare a New York con le Rose del suo Ventennio.
Il regime è la liturgia. Come Primo Carnera fu il gigante d’Italia nei radiogiornali dell’Eiar, così le due tenniste – per tramite di post virali – aggiornano il già ingentilito pantheon di Renzi. La dottrina ladylike – malgrado la principale esegeta, Alessandra Moretti, sia nella polvere – sta a fondamento dello storytelling.
Le due ragazze, naturalmente, sono formidabili a prescindere da Matteo ma il sottotesto domina sempre gli esiti dell’immaginario se venerdì, trenta secondi dopo la vittoria di Roberta Vinci su Serena Williams, il numero uno al mondo tra le donne del tennis, Renzi aveva già fatto il tweet. Stessa cosa con Federica Pellegrini quando questa, vincendo, si confermava asso del nuoto. Manco il tempo di appuntarsi la medaglia che le arrivava un tweet. Come succedeva con Samantha Cristoforetti. E chissà quanto Renzi avrebbe voluto una foto dalla luna con l’astronauta, altro che l’Air Force Matteo messo in cantiere…
La liturgia è tornaconto. Pellegrini, rosa cui si ritorce una spina, si ritrova a far da testimonial del Ponte di Messina – nelle mani di Angelino Alfano più che di Colapesce – ma dello starsene nei pressi degli ori altrui per goderne della luce riflessa, Renzi, ne ha fatto una scienza tutta esatta e tutta femmina.
Le donne al tempo del Giglio Magico, infatti, sono già un capitolo del costume nazionale. Barbara D’urso, in transito dal berlusconismo, è stata il tramite di luce riflessa con le casalinghe. Così Daria Bignardi, nell’andirivieni snob, luce di nicchia. E poi ancora c’è Francesca Barra: luce ancorché riflessiva a beneficio di una stagione robusta nella pur volatile ferocia dei millenials media ( a proposito di Berlusconi, è vero, le donne del renzismo hanno un’estetica da cassiera carina, quelle di Silvio facevano perdere la strada di casa…).
Tutto comincia con la politica. E lì tutto prosegue: invincibile è Marianna Madia ma per una Alessia Morani appannata, sorge una Silvia Fregolent. Ed è l’agone di una lotta di potere dove signore e signorinelle segnano il mutamento di giorni battezzati, ancor prima della Leopolda, dalle primarie del Pd.
Renzi sfida Pierluigi Bersani e sfodera, infatti, un terzetto di moschettiere: Simona Bonafè, Maria Elena Boschi e Sara Biagiotti. Quest’ultima, oggi, è fuori dai radar. La prima, invece, vive la sua Sant’Elena a Strasburgo e però neppure l’attuale ministro delle Riforme – che pure è stata spietata tra i quadrumviri – può dirsi tranquilla perché nel dinamismo di questa guerra che non conosce tregua le è già stata assegnata un’antagonista: Anna Ascani, ex seguace di Enrico Letta, quindi redenta come follower di Nomfup (Filippo Sensi) e Gianni Riotta, un più che curriculum agli occhi di Renzi per farla volare verso il Ministero della Pubblica Istruzione.
Feroce è la lotta. Ogni like ha la sua lady e le donne, nel Giglio Magico, sono clava nelle lotte interne. Come l’immaginifica Pina Picierno, scagliata contro Michele Emiliano. Ogni like ha la sua lady. Alla Boschi, la cui mira è la segreteria nazionale del Pd, non viene perdonato il consenso. E si sa: ogni Ventennio ha le sue Rose. Quelle di oggi diventano subito spine.

Fonte: Il Fatto Quotidiano