Capita che persino il Financial Times non faccia notizia. Capita se la notizia pubblicata, seppur rilevante, venga affogata in un articolo a metà tra politica e colore e distonia rispetto alla verità formale che i media mainstream hanno ripetuto per anni. Capita – e non sorprende – che la maggior parte dei media anziché riprendere lo scoop e pretendere chiarimenti dai governi coinvolti, preferiscano ignorarlo.

Lo scoop è rappresentato dall’intervista all’ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Jassim Al Thani, nella quale rivela che la “rivoluzione” del 2011 non ebbe uno sviluppo propriamente spontaneo.

L’ex premier afferma:

Non l’ho mai detto prima: quando abbiamo iniziato a interferire sulla scena politica siriana (attorno al 2012) eravamo sicuri che il Qatar avrebbe presto assunto la guida delle operazioni, in parte per la riluttanza dei sauditi a interferire in quel Paese. Poi però la situazione cambiò, la monarchia saudita decise di intervenire direttamente e ci chiese di sederci sul sedile posteriore. Questo portò a una competizione tra noi e loro e non è stato salutare”

Com’è andata a finire lo sappiamo: l’interferenza di Qatar e sauditi – con il consenso degli Stati Uniti e a un certo punto il loro sostegno attivo – è costata tra i 200 e i 400 mila morti, la destabilizzazione di una regione e flussi di profughi verso l’Europa. Un disastro sotto ogni punto di vista. Un disastro generato non tanto da una romantica e soprattutto duratura rivolta popolare contro un dittatore, bensì dai giochi di potenze che, quanto ad autoritarismo, non hanno nulla da invidiare ad Assad; da un’assurda gara fra Qatar e Arabia Saudita.

Notate il cinismo dell’ex premier: quella gara non fu “salutare”, afferma. I civili siriani possono confermare.

 

Fonte: Il Giornale