Il 7 luglio 2011 l’ambasciatore americano Robert Ford e quello francese fecero una lunga passeggiata ad Hama in mezzo ai ribelli islamici. Il messaggio era chiaro: il regime siriano, alleato dell’Iran, doveva essere eliminato con ogni mezzo, jihadisti compresi. Cinque anni dopo, con Assad sempre più vicino alla vittoria nella battaglia di Aleppo, qual è il messaggio del cancelliere tedesco Angela Merkel nel suo viaggio in Turchia? 

Pur di tenere lontani i profughi siriani che qualche mese fa aveva accolto a braccia aperte per poi pentirsi, la Merkel ha rilasciato dichiarazioni forti dicendosi “inorridita” dai raid russi, che certamente vanno con la mano pesante ad Aleppo e hanno provocato altre decine di migliaia di profughi. Ma perché non afferma la stessa cosa della barbarie del Califfato e dei jihadisti appena condannati dall’Onu? 

Dopo un incontro con il premier Ahmet Davutoglu, il pensoso stratega di Erdogan che appoggiando gli islamisti provenienti da ogni dove puntava ad abbattere Assad, si è detta d’accordo nel coinvolgere la Nato per fermare la massa dei profughi. La signora Merkel sta forse decidendo di dare via libera alla Turchia per creare una “zona cuscinetto” che neppure gli Stati Uniti finora hanno concesso? Oltre ai tre miliardi di euro dell’Unione europea e alla liberalizzazione dei visti per i turchi, questo deve essere evidentemente il prezzo concordato con Ankara per fermare i rifugiati. 
Ma il cancelliere tedesco è informato sulla situazione dei curdi siriani che si oppongono al Califfato e che la Turchia vorrebbe far fuori a ogni costo? È molto probabile che lo sia ma lei e forse anche noi abbiamo così bisogno dei turchi che riteniamo contro il nostro interesse appoggiare coloro che combattono i jihadisti. 

L’Occidente ormai si muove così goffamente con il piede impigliato nelle sue palesi contraddizioni che dovrà chiamarle “realpolitik”. La Turchia ha chiuso la frontiera ai profughi proprio per avere l’occasione di penetrare in Siria e spezzare le linee di difesa dei curdi siriani, il suo obiettivo principale in quanto ritenuti alleati del Pkk. Ad Ankara dei rifugiati non importa nulla: il presidente Erdogan pensava di usarli come massa di manovra contro Damasco e per estendere la sua influenza in Siria ma la resistenza di Assad e l’intervento della Russia hanno fatto saltare i suoi piani di espansione neo-ottomana. Adesso la Germania va in soccorso di un governo islamico che ha aperto “l’autostrada della Jihad” e contribuito al caos siriano.

Di fronte alla possibilità che Assad con l’appoggio di Mosca possa vincere la guerra e che arrivino altri profughi, l’Europa trova nella Turchia un alleato indispensabile ed è pronta a fare nuovi sconti a Erdogan sulla repressione della stampa e dell’opposizione curda. Americani, sauditi e turchi non hanno mai avuto l’intenzione di combattere il Califfato ma solo di tenerlo sotto controllo mentre svolgeva il suo compito di abbattere il regime siriano e contenere l’influenza regionale dell’Iran. Allora milioni di profughi sembrava che fossero un prezzo equo pur di far fuori il raìs di Damasco. L’impressione però è che l’Occidente e la signora Merkel si siano svegliati tardi e si affidino a un altro raìs, quello turco, che non è soltanto una soluzione ma anche una parte del problema.

Fonte: Il Sole 24 Ore