Si chiama Emma Cline, in America è già da un po’ che se ne parla, e da noi si sta iniziando. È l’autrice rivelazione della stagione, per quanto la parola “rivelazione” sia, per il troppo uso, la meno rivelatrice che c’è. Comunque Emma Cline ha 27 anni, è californiana, vive a New York, ha scritto racconti per la Paris Review, e ha esordito negli Stati Uniti a giugno con il romanzo The Girls (ossia le ragazze della comune “satanica” di Charles Manson, siamo a fine anni ’60) per il quale si dice che Random House abbia pagato due milioni di dollari, altri dicono cinque, ma non è importante. L’importante è che ora è al secondo posto tra i libri più venduti, dopo Stephen King. Il libro uscirà in Italia a fine settembre, per Einaudi, nella collana “Stile libero”. Ed ecco il punto che (ci) interessa. Paolo Repetti, testa pensante e nome pesante della collana, ne parla come di “una storia potente”, scritta con un grande stile letterario. Tutto bene.

L’aspetto curioso della faccenda – in attesa di leggere il libro – è un altro. Questo. Su Vanity Fair uscito ieri Alessandro Baricco nella sua rubrica “Archivo General de Indias” racconta che un editore molto bravo – Paolo Repetti appunto – gli ha mandato in anteprima un libro da leggere: Girls. Baricco lo legge e, in forma di lettera all’amico Repetti, scrive quello che pensa. È un libro – dice – “che sembra scritto da una decina di persone tanto è perfetto”, “sembra il frutto di una ventina di editing”, il prodotto migliore che possa sfornare l’industria editoriale americana, il libro che tutti sognano di scrivere, di pubblicare e di leggere. Un libro senza un errore. Ma – scrive Baricco – “è questo l’errore”. Baricco, maestro della scrittura creativa che sta scrivendo il pezzo dal suo ufficio alla Scuola Holden, trascrive un brano a caso del romanzo, e commenta: “Prendi tutte le scuole di scrittura americane distilla il meglio di quello che producono, metti il tutto in mano a un software e quello ti sputa fuori quel paragrafo”. Insomma, un libro perfetto, ma senz’anima. Un eccellente risultato da laboratorio, ma manca l’impronta dell’artista. Hai fatto bene a pubblicarlo, andrà benissimo – dice Baricco a Repetti -. Ma a me non interessa leggerlo.

Un giudizio che condividiamo. Noi siamo sempre stati dubbiosi sulle scuole di scrittura.

Fonte: Il Giornale