Siamo a gennaio, ma l’aria è quella di novembre. Del novembre 2011, per la precisione: questa è la volta che si fanno Renzi.
Anche se la voce sta girando, non credo che ci sarà una lettera di Draghi al pagliaccio fiorentino: sarebbe troppo spudorato e sarebbe una mancanza di fantasia. D’altro canto, capirete che Mario ha il dente avvelenato: lui, è noto, sta pensando al dopo Bce che è vicinissimo e pensa di trasmigrare il deretano sulla poltrona più importante del Fmi e questo piccolo serpe di Renzi si è permesso di minacciare una commissione parlamentare di inchiesta che indaghi sulla Banca d’Italia al tempo di Mario. Non sono cose che si dimenticano.
Poi, molto interessati alla nomina del Marione al dopo Lagarde sono anche gli amici, anzi, i “fratelli” della Goldman Sachs e queste sublimi architetture non possono essere spezzate da un piccolo tanghero fiorentino. Quindi, come togliete la sedia al tamarro?
Un sistema lo si trova. Un incidente finanziario, un crollo dei titolo di Stato con uno spread in preda al delirio, un po’ di notizie “etrusche” tali da animare una fronda nel partito, una banca americana che offre titoli con rendimenti oltre il 3% per fare impazzire il mercato. (magari con un trucco di salvaguardia per la banca, nel caso di grande crisi, una cosa giusto per far crollare i titoli italiani). Insomma una cosa si trova. Anche perché il colpo, per riuscire, deve essere doppio: togliergli Palazzo Chigi e la segreteria del partito, altrimenti non si riesce a fare il governo successivo.
Già ma chi è il successore e con quale maggioranza? I primi due nomi possono essere quello di Letta e D’Alema per riorientare il partito. Ma sono una minestra riscaldata (e D’alema riscaldata troppe volte), scelta debole. C’è un nome più consistente, più fresco, più spendibile: Federica Mogherini. E’ donna (ed è sempre un vantaggio), è della generazione di Renzi per cui non sarebbe un ritorno al passato, si è fatta apprezzare per essere stata attenta agli interessi europei e non a quelli italiani. Poi renderebbe libera la sedia di Mister o Lady Pesc che attualmente è vacante ma non disponibile ed andrebbe a rendere vacante quella di Palazzo Chigi. Perfetto! E così sarebbe il modo di commissariare l’Italia che dà sempre grattacapi.
Ovviamente, l’operazione dovrebbe essere molto curata, appoggiata dalla stampa, eseguita con maestria istituzionale, anche perché sarebbe il terzo presidente del consiglio di fila a non essere stato eletto, con un parlamento eletto in base ad una legge incostituzionale e nel quale la transumanza ha azzerato ogni residua rappresentatività. Ovviamente, la carta da giocare sarebbe quella dell’emergenza finanziaria per la quale ci vuole un governo forte subito e non elezioni. Poi un governo che riallacci i rapporti con la Ue, così gravemente turbati (e chi meglio della Mogherini per farlo? E già il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sta esternando per preparare il terreno. Poi seguirà il vice Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dunque, sul successore ci siamo (O, almeno, potremmo esserci).
Ma con che maggioranza parlamentare? Ma che domande! Prima di tutto con il Pd: l’alternativa sarebbero elezioni anticipate (e con la proporzionale perché ancora non vige l’Italicum) il che significherebbe una mattanza per il Pd, nel quale troppi non tornerebbero sui comodi scranni di Montecitorio. Poi i “sinistri” avrebbero l’occasione di un altro quarto d’ora di celebrità. Insomma, tutti pronti a pugnalare Renzi come un sol uomo, a cominciare dai renziani. Ci sarebbe solo un pugno di nostalgici: la Boschi, Lotti, Verdini, la sua colf e qualche altro. E sulla colf non siamo tanto sicuri.
Poi ovviamente i vari casiniani, alfaniani ecc. Ma, questa la sorpresa, potrebbe aggiungersi anche quel che resta di Forza Italia: il Cavaliere si vendicherebbe del tradimento del Nazareno, rientrerebbe in gioco, magari in posizione defilata, si libererebbe di quell’altro tanghero di Salvini. Magari il centro destra, senza Renzi fra i piedi e con un Pd in crisi, riuscirebbe a risorgere dalle sue ceneri. Insomma, non c’è problema.
Resta il nodo del programma. ci vuole il programma. Vediamo qualche misura urgente:
-Applicazione rigorosa del piano Junker senza troppe storie
-Giro di vite fiscale, soprattutto sulla casa, che gli italiani devono vendersi così le società immobiliari, possibilmente tedesche, ci mettano le mani su
-Applicazione rigorosa del Bail in modo che il sistema bancario del paese si “ristrutturi”: un po di banche fuori dai piedi con risparmi bruciati e poche concentrazioni nazionali aperte a necessarie partecipazioni straniere (magari tedesche)
-Sveltimento delle procedure di escussione delle garanzie per i debiti bancari, in modo da far rientrare un po’ delle sofferenze e dare un’altra spinta alla liquidazione del patrimonio immobiliare privato italiano.
E pochissime altre cose, tanto, in due anni di legislatura non si può fare di più. E noi che facciamo? Accettiamo di passare dalla padella di Renzi alla brace della Mogherini? Che Renzi si tolga dai piedi è solo una cosa positiva, ma non certo per passare al governo Mogherini. Bisogna imporre immediate elezioni anticipate, non è più sopportabile un ennesimo golpe istituzionale. Anche nel pieno di una crisi finanziaria ed a rischio di crack? Anche a questo rischio, perché, tanto il crack ci sarebbe comunque dopo e questa è l’unica carta che abbiamo per sperare di evitarlo. Elezioni subito.

Fonte: Globalist