Non c’è dubbio che Il Giovane Montalbano, quello con Michele Riondino, sia più bello de Il Commisario Montalbano, quello che andrà in onda stasera con Luca Zingaretti e che stravince sempre negli ascolti. Vecchio chiama vecchio, si dirà; la televisione ha un bacino di pubblico sempre più anziano. Le serie tivù, si sa, hanno un codice speciale – l’alchimia particolare che decreta il successo –ma vale sempre lo schema duale di Luigi Pirandello, I Vecchi e i giovani, laddove sono sempre questi ultimi a capitolare rispetto ai leoni accasati che la sanno sempre lunga. Un Antonio Campo Dall’Orto, bravo per quanto possa essere, se ne andrà. Un’Antonella Clerici, invece – giusto in tema di Rai – resterà comunque.
I vecchi sono pur sempre quelli che hanno capito il gioco. È “il demoniaccio beffardo”, scriveva Pirandello, “che si spassa a rappresentarci come realtà ciò che poco dopo egli stesso ci scopre come nostra illusione”. Non c’è paragone, infatti, tra la maschia sfrontatezza di Riondino, forte di segno attoriale, e la sgamata declamazione di Zingaretti, fatta tutta di calate. Zingaretti –se anche si mettesse il ciuffo di Pappagone in testa –ha la faccia di quello che potrà fare solo una cosa, quella. Riondino – picciottazzo – ha il ventaglio d’espression e con tutte le sfumature. Non c’è, appunto, gara tra i due commissari. Ma il “demoniaccio beffardo”–spegnendo le illusioni dei giovani – va ad albergare nella palpebra calante. Quella del ritmo lento. Riondino che dice “’ncanciati canali!” è un soprassalto.
Zingaretti che, con improbabile sex appeal, prende tra le braccia Sonia Bergamasco (Livia), si fa largo tra le gambe di lei e poi – “l’indagine!” – se ne va al mestiere suo di sbirro per fare basta più, raddoppia in calata. Tutta la lentezza di recitazione del vecchio, si sa, avvince. La lesta lettura del giovane – ormai s’è capito – inquieta. Il vecchio vince sul giovane. Naturalmente si sta parlando di due modelli, belli entrambi, generati dalla stessa casa –la firma di Andrea Camilleri e la produzione, Pa lomar, di Carlo Degli Esposti – ma dover registrare che il vecchio tira mentre il giovane arranca certifica più un catenaccio all’i m m a g inazione che un’opera aperta. Il vecchio vuole solo il vecchio. E un Commissario così, nel gioco di specchi dell’Italia davanti al televisore, s’a s s egna un ruolo di retroguardia: la sottomarca è il vecchio, il giovane è il ben più smagliante brand ma per arretrare davanti alla cieca legge del successo dove il vecchio trova la strada a un altro vecchio. Inutile dire quanto è perfetto Alessio Vassallo – il giovane – nel ruolo di Mimì Augello: “Sono femminaro, ebbene sì. È vietato?”.
Nello stesso ruolo, invece, Cesare Bocci – il vecchio –cala di registro. Vederlo in mutande, al balcone, col pistolone abbandonato sotto il cuscino del divano, è stato come ritrovarselo in un frame di Scherzi a parte. Certo, Angelo Russo –il vecchio – nel ruolo di Agatino Catarello, non si discute. Anche Roberto Nobile –il vecchio, nella parte di Nicolò Zito, il giornalista – è superbo. Non c’è dubbio che senza Il Commissario Montalbano non sarebbe venuto, dopo – in un viaggio al contrario – Il Giovane Montalbano. Assai troppo più bello è nella versione p i cciottazza, è vero. E comunque, stasera, “’ncanciati canali!”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano