Come è stato possibile abbattere in poche settimane Saddam Hussein e in qualche mese Gheddafi mentre la macchina totalizzante del Califfato subisce sconfitte episodiche ma mette a segno anche nuove conquiste?
In meno di una settimana sono cadute prima Ramadi in Iraq, adesso Palmira in Siria. Unire i due campi di battaglia è stata la mossa vincente del Califfo al Baghdadi: nel 2013 sembrava una virata insostenibile ma finora si è rivelata assai indovinata. I jihadisti hanno impegnato al massimo le loro forze ma hanno anche disperso quelle degli avversari: gli iraniani, che sostengono sia Damasco che Baghdad, sono sotto stress, economico e militare, così come le milizie sciite e gli Hezbollah, al punto che il premier iracheno Al Abadi si è spinto a chiedere armi a Putin.In quasi un anno di raid della coalizione a guida americana, l’Isis si è impadronita della metà del territorio siriano, oltre 90mila chilometri quadrati. Gli Stati Uniti, dopo l’invasione del 2003, non hanno mai controllato realmente l’Iraq. Lo hanno tenuto a bada ma nessun americano ha mai azzardato una libera uscita fuori dalle caserme o dalla Green Zone.
Gli occidentali, fisicamente, in un decennio sono scomparsi dal panorama della Mesopotamia e da un vasto pezzo di mondo arabo. I jihadisti non soltanto terrorizzano la popolazione ma amministrano intere città come Raqqa, estraggono e vendono petrolio, mentre in Iraq hanno in mano Mosul, due milioni di abitanti, e ora Ramadi, 500mila, e nella provincia di Al Anbar hanno tenuto Falluja per un anno. L’Isis avrà pure consistenti finanziamenti ma le sue risorse sono spiccioli a confronto dei 1.700 miliardi di dollari e quasi 5mila morti investiti dagli americani per la guerra irachena (dati Brown University).
Se esiste davvero uno scontro di civiltà tra Occidente e Islam, gli americani e gli europei hanno contribuito alla trappola tesa dal Califfato e dai suoi amici sunniti tra cui si annoverano la Turchia e le monarchie del Golfo che non hanno contrastato lo Stato Islamico ma favorito gruppi simili, e ora persino alleati, come i qaedisti di Jabat al Nusra. Ma a Washington i politici continuano a diffidare dell’Iran e a confidare nei sauditi, boicottando anche Obama. Tra le colonne di Palmira, che in tremila anni mai conobbe distruzioni traumatiche, si consuma ora la tragedia vera dell’Occidente, una sorta di genocidio culturale, storico e umano della Siria di cui siamo più complici che vittime.

Fonte: Il Sole 24 Ore