Fedeltà all’Occidente e dialogo con la Russia, è questo il doppio binario della nostra politica estera che non cambierà probabilmente neppure con il dispiegamento dei militari in Lettonia nel 2018, una mossa prudenzialmente accompagnata da dichiarazioni distensive dei ministri italiani. Il doppio binario nei confronti di Mosca è una specialità italiana: anche negli anni della guerra fredda e della cortina di ferro, nonostante le contrapposizioni ideologiche come quella verso il comunismo, tra l’Italia e la Russia ci sono sempre stati intensi rapporti economici, commerciali e politici, grazie anche a esponenti dell’allora partito comunista italiano che per esempio fece da mediatore per l’impianto Fiat di Togliattigrad. L’Italia si sempre adagiata nell’alveo della Nato e ha continuato a fare affari in Russia con un atteggiamento che per un verso appare decisamente opportunistico ma dall’altro è sostenuto dalla fondata convinzione che l’Europa starebbe meglio se Mosca non apparisse soltanto come un’antagonista.

La politica assertiva e in parte provocatoria di Putin non aiuta: il leader russo approfitta del vuoto lasciato dagli Usa in Medio Oriente ma anche gli Stati Uniti sfruttano questo clima da guerra fredda e ibrida per piazzare la Nato nello spazio vitale di Mosca. Soltanto all’epoca del governo di centro destra di Berlusconi l’Italia si è sbilanciata fino a sostenere la posizione, senza per altro elaborarla troppo, che la Russia avrebbe dovuto entrare nell’Alleanza atlantica e nell’Unione europea. Ma non è mai seguita nessuna proposta strategica e il resto è rimasto confinato nel rapporto personale tra Putin e l’ex presidente del Consiglio. Certo delle sanzioni alla Russia l’Italia farebbe volentieri a meno. Il mondo del business italiano ha un pregiudizio favorevole nei confronti della Russia, quale che sia il momento politico. E adesso conta le perdite: due anni di guerra diplomatica tra Ue e Russia sono costati all’Italia 3,6 miliardi di euro di export andati in fumo. Dopo le sanzioni Ue si è passati dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015. La Russia era l’ottavo paese per destinazione dell’export italiano ed è scivolata al tredicesimo posto. 

Quanto alla politica del doppio binario – atlantismo e buoni rapporti con Mosca – questa non è per la verità una specialità soltanto italiana. Anche la Germania segue questo ambiguo percorso ma naturalmente Berlino ha un peso strategico ben differente. Al punto che, nonostante le sanzioni Ue, il raddoppio del Nord Stream, il gasdotto tedesco con la Russia, sembrava fosse cosa fatta fino a pochi mesi fa. E non è un caso che l’Italia abbia obiettato non poco quando è saltato il South Stream con la mega-commessa Saipem e appariva vicina la realizzazione del Nord Stream 2. Ora il progetto è bloccato e Putin si è messo d’accordo con Erdogan per il Turkish Stream. Partirà quindi qualche plotone di soldati italiani per la Lettonia ma i russi sono comprensivi, apprezzano la posizione del governo anti-sanzioni e capiscono perfettamente che se Barack e Michelle Obama hanno promesso a Matteo Renzi la prossima settimana una “scintillante serata” alla Casa Bianca il presidente del consiglio deve portare qualche omaggio di circostanza.

Fonte: Il Sole 24 Ore