Se i rifugi atomici fossero l’indice della propensione al bellicismo nucleare allora la Svizzera, con i suoi bunker condominiali e comunali, dovrebbe farci molta più paura della Russia di Vladimir Putin. Il Corriere della Sera di ieri parte proprio dalla presunta raccolta di fondi per la costruzione di un rifugio anti-atomico nel quartiere Kuzminki di Mosca per regalarci, invece, la suggestione di un Paese pronto a scatenare un conflitto mondiale. Intendiamoci, la suggestione di un mondo a rischio dove un banale errore minaccia di scatenare un conflitto è tutt’altro che campata in aria. La Siria con la sua «guerra mondiale a pezzi» paventata e denunciata da Papa Francesco è lì a dimostrarlo. E altrettanto potremmo dire di quella crisi Ucraina che ha spinto la Nato a cancellare gli accordi sul dispiegamento di forze convenzionali in Europa stretti alla fine della Guerra Fredda. L’errore, o meglio, l’espediente nascosto nell’articolo del Corriere, è, però, farci pensare che la Russia sia l’unica e sola responsabile di questa escalation.

Certo, per dimostrarcelo il Corriere cita altre presunte spiegazioni, come l’accumulo di scorte di grano, le sempre più frequenti intrusioni di aerei russi nei cieli della Nato, gli ordini per un celere rientro in patria dei parenti dei funzionari di stato o le sempre più frequenti esercitazioni della Protezione Civile russa. Ma se questo è il metro per decidere la pericolosità di una nazione, allora cosa dovremmo dire degli Stati Uniti di Obama, che in Siria riescono a bombardare per «errore» le truppe di Bashar Assad pochi giorni dopo l’accordo raggiunto il 9 settembre dal segretario di Stato Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov a Ginevra? Un «errore» che rischia di diventare intenzionale se veramente, come suggerisce l’Abc citando indiscrezioni di Washington, il Pentagono sta sottoponendo alla Casa Bianca i piani per distruggere le forze aeree di Damasco. Un piano studiato – nelle intenzioni degli strateghi di Washington per convincere Mosca a tornare al tavolo negoziale, ma che rischia, nella realtà, di essere il vero catalizzatore di un conflitto mondiale.

Anche perché le batterie missilistiche russe dispiegate sul territorio siriano potrebbero, come ha già spiegato Mosca, reagire in tempo reale rendendo inevitabile un incidente tra le due grandi potenze. E le mosse europee di quella Nato di cui l’Italia è parte integrante non sono certo più rassicuranti. L’Alleanza Atlantica si prepara, infatti, a dispiegare oltre 4mila soldati in Polonia e nei Paesi Baltici per contrastare l’attività militare di Mosca. Una mossa approvata e sottoscritta persino da una Angela Merkel fin qui sempre assai cauta nei rapporti con Mosca. In un mondo dove la Russia di Vladimir Putin punta a riconquistare il suo ruolo di grande potenza estendendo la sua area d’influenza politica, la controparte occidentale non esita, insomma, a giocare anche la carta militare per contenerla e contrastarla. I protagonisti del pericoloso «risiko» giocato dall’Europa al Medioriente sono, dunque, almeno due. Ma il Corriere fa di tutto per mostrarcene solo uno.

Fonte: Il Giornale