«Sul riscatto illazioni prive di fondamento». «Ho letto ricostruzioni (…) prive di reale fondamento e veicolate da gruppi terroristici. Siamo contrari ad ogni tipo di riscatto». Le due frasi vengono pronunciate alla Camera dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni il 16 gennaio scorso, all’indomani della liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sequestrate in Siria il 31 luglio 2014.

Quelle due frasi suonano oggi come una doppia plateale menzogna. Per riportare a casa le due sprovvedute «cooperanti» non solo abbiamo consegnato 12 milioni di dollari (11 milioni di euro) ai rapitori, ma abbiamo contribuito a finanziare un gruppo che – oltre a non averne bisogno perché già sul libro paga di Cia e Arabia Saudita – è anche coinvolto nelle stragi dei cristiani di Aleppo.

A regalarci la verità sul riscatto ci pensa «Nour al-Din al-Zenki», la formazione coinvolta nel sequestro, divulgando il verbale del processo messo in piedi per punire un militante accusato di essersi intascato 5 dei dodici milioni e mezzo di dollari (11 milioni di euro) incassati in cambio della liberazione di Greta e Vanessa. Il verbale, recapitato via internet all’agenzia Ansa , spiega che un tale Hussam Atrab, capo di una formazione minore all’interno dei gruppuscoli riconducibili a «Nour Al-Din Al Zenki», è stato condannato perché colpevole di aver sottratto 5 dei dodici milioni e mezzo di dollari incassati grazie al sequestro. Il concetto è chiaro. «Nour Al Din Al-Zenki», un gruppo considerato fondamentale per combattere Bashar Assad nella zona di Aleppo e per questo sul libro paga della Cia e dei Sauditi, non considera un reato o un illecito il rapimento delle due italiane. La sua unica preoccupazione è far sapere di aver impartito una punizione esemplare a chi – dopo aver incassato i milioni dell’Italia – non li ha spartiti equamente con i propri complici.

Il giudizio etico su un gruppo di tagliagole pronto a rapire due ingenue straniere è ovviamente superfluo. Meno superflue sono invece, le considerazioni politiche sull’operato del nostro governo. Un governo che per bocca del suo ministro degli Esteri rifila al Parlamento, per ben due volte di seguito nella stessa audizione, quella che ormai risulta un’acclarata menzogna. Una menzogna peraltro inutile visto che Gentiloni avrebbe potuto, come già avvenuto in passato, trincerarsi dietro il silenzio o un giustificatissimo «no comment».

Ma ancor più singolare risulta, alla luce di quanto si apprende oggi, l’inadeguatezza politica del nostro esecutivo. Un esecutivo evidentemente incapace, durante i 5 mesi e mezzo del rapimento, di coinvolgere l’alleato americano convincendolo a far pressioni sui militanti di «Nour Al Din Al-Zenki» – ai quali la Cia garantisce dal 2012 stipendi mensili da 150 dollari – per ottenere la liberazione di Greta e Vanessa. Un governo Renzi che, con i 7 milioni e mezzo di dollari rimasti nelle casse dell’organizzazione dopo l’indebita sottrazione del signor Hussam Atrab, ha finanziato un gruppo responsabile dell’assedio dei quartieri cristiani di Aleppo e della morte di centinaia di civili che vi abitano.

«Nour Al Din Al Zenk», famoso per esser stato uno dei primi gruppi a dar il via all’assedio di Aleppo nell’agosto 2012, resta a tutt’oggi una delle formazioni più attive all’interno della città. Sono gli uomini di «Nour Al Din Al-Zenki» a combattere tra le rovine dell’antica Cittadella nel cuore di Aleppo. E sono loro a bersagliare i quartieri cristiani di Aleppo impiegando dei mortai giganti capaci di utilizzare come proiettili le bombole del gas. Bombole del gas che – come constatato da chi scrive durante un reportage nel quartiere armeno cristiano di Aleppo – riescono a distruggere l’intero piano di un condominio uccidendo chiunque vi abiti.

Proprio grazie alle posizioni strategiche controllate nel cuore di Aleppo «Nour Al-Din Al-Zenki» ha continuato a ricevere il pagamento dei salari e i rifornimenti della Cia anche dopo la decisione di Washington, del dicembre 2014, di sospendere tutti gli appoggi e i finanziamenti agli altri gruppi della ribellione siriana.

Un gruppo evidentemente così prezioso da rendere irrilevanti persino le richieste di aiuto avanzate a suo tempo degli alleati italiani governati da Matteo Renzi.

Fonte: Il Giornale