Se lo chiedeva già Luca Ricolfi, in un fortunatissimo libro di qualche anno fa – c’era ancora Massimo D’Alema in auge – che analizzava il fastidioso complesso di superiorità della sinistra, quella dei «Noi siamo i migliori». Già, Perché siamo antipatici? Quesito irrisolto. Sono passati quasi dieci anni, quel pamphlet è già alla quinta ristampa, Luca Ricolfi, al netto della sua onestà intellettuale, probabilmente non è neppure più di sinistra, e nemmeno la sinistra è ciò che è sempre stata. Matteo Renzi ha rottamato tutto e tutti, eppure continuano a chiedersi – loro – perché sono così antipatici. Noi qualche idea ce l’avremmo. Comunque, ieri, sul palco della Leopolda, che è un altro modo di declinare al plurale il termine simpatia, il patron di Eataly, Oscar Farinetti, persona di straordinario successo inversamente proporzionale alla sua affabilità, ha intimato alla sinistra renziana:

«Dobbiamo tornare a essere simpatici. A volte ho l’impressione che siamo diventati insopportabili».

A volte? Altezzosi (ne sanno sempre più di te), politicamente corretti (tu sei sempre un razzista), doppiopesisti (la stessa cosa, ma detta da destra, chissà perché è sempre «diversa»), moralmente supponenti (ma chi ha deciso che sono loro la parte migliore del Paese?). È incredibile come siano capaci di essere così odiosi… Oscar Farinetti, il quale per le specialità italiane ha un sesto senso, l’ha intuìto per primo. Anche la sua sinistra sta scivolando nel vecchio peccato. Quello di essere insofferente, agli altri e – cosa ancora più grave – a se stessa. È la nemesi dei rivoluzionari, sempre così avanti a tutti da finire col ritrovarsi dietro a chi avevano superato. Oggi Renzi, e non solo a destra, risulta persino più antipatico di D’Alema.

E così, ritrovandosi per la settima volta alla Leopolda (a proposito: difficile provare simpatia per gente convinta che la Leopolda sia una convention politica che però non è politica; è una corrente di pensiero ma senza un partito; è un partito senza correnti interne; è uno spazio libero, ma con un Segretario che anche premier…), la «nuova» sinistra renziana, quella simpatica per statuto, scravattata, giovane, brillante, vincente per autoproclamazione e «di governo» per affari di Palazzo, si scopre – in crisi da settimo anno – paurosa di perdere, dubbiosa, senza fiducia. Antipatica. Dovevano cambiare tutto, e tutto è rimasto com’era. Dovevano svecchiare l’Italia, e abbiamo il tasso d’anzianità più alto d’Europa. Dovevano ricostruire il Paese, e ci sta franando sotto i piedi. Dovevano rendere la politica divertente, pulita, per tutti. E non è mai stata tanto lontana e insopportabile. I renziani… Hanno fischiato D’Alema, l’insopportabile, «mister Simpatia». E adesso, chiusi dentro la Leopolda, un posto molto cool, e molto finto, guardandosi in faccia, si scoprono antipatici, né più né meno di lui. Forse di più. È il destino dei politici, di sinistra, già nati vecchi. Fai tanto il brillante, per poi scoprire che sei sempre il D’Alema di qualcun altro.

Fonte: Il Giornale