James Rickards, un vecchio consulente di Wall Street e della Federal Reserve (la Fed), si dilunga nello spiegare che la Segreteria del Tesoro degli Stati Uniti conduce la sua guerra finanziaria del secolo XXI a partire dalla sua militarizzazione avvenuta tramite gli “hedge funds” (fondi con copertura di rischio [1]); cosa questa che ha plasmato il suo ideatore, lo spagnolo statunitense Juan Zarate – il quale, in precedenza, era stato un eminente funzionario sia della Casa Bianca sia della Segreteria del Tesoro- e che ,nel suo libro “Le guerre del Tesoro”, ha delineato l’avvio di una nuova era di guerra finanziaria.

Lo stesso Juan Zarate svela che, da più di una decade, con gli strumenti predisposti dalla Segreteria del Tesoro, gli USA hanno scatenato un guerra mossa sulla base tanto del settore privato come attraverso le proprie banche contro le reti finanziarie dei loro nemici, grazie alla globalizzazione ed alla centralità del mercato del dollaro, il quale forma una parte intrinseca della politica estera degli Stati Uniti.

Non esiste più differenza tra il Dipartimento di Stato e la Segreteria del Tesoro?

In una conferenza nell’Istituto di Ricerche economiche della UNAM, ho affrontato il tema del terrorismo finanziario che praticano gli Stati Uniti come nuova arma dissuasiva di distruzione di massa. A metà di Dicembre dell’anno passato, gli Stati Uniti tentarono, mediante la loro guerra geofinanziaria- svalutazione del rublo, crollo del prezzo del petrolio, sanzioni economiche e fuga dei capitali- di annichilire la Russia, che in realtà è stata salvata e riscattata dall’intervento della Cina.

Oggi la Segreteria del Tesoro si trova in mano dell’israel-statunitense Jacob Lew, il quale aveva designato David S. Cohen, anch lui un israel-staunitense, come sottosegretario per lo Spionaggio Finanziario ed il Terrorismo, funzione similare a quella che svolge il suo correligionario nella segreteria delle Finanze del Messico neoliberale: il polemico Alberto Bazbaz Sacal, accusato di corruzione e pupillo del defenestrato David Korenfeld Federman [2].

Alastair Crooke, británnico, direttore del think tank “Conflicts Forum”, nel corso di una rilevante discussione presso il Club Valdai, ha esposto il rischio geofinanziario che deriva dalle guerre del Tesoro USA [3]. Crooke fornisce il precedente che è stato di abitudine considerare il business dell’energia tanto in termini di rischio politico (caduta di governi, opposizione interna, ecc.), come in termini di rischio economico convenzionale , quando la geopolitica era allo stato primordiale, già che la politica determinava ampiamente le condizioni finanziarie e dell’energia in forma bidirezionale, cosa che è cessata di essere un caso.

Oggi Alastair Crooke prospetta una rivalutazione, già che, in forma sempre maggiore, le geofinanze sono quelle che configurano la geopolitica. Questa asserzione unidimensionale ha lasciato dietro la fase del passato in cui gli Stati Uniti dominavano la governance economica globale dall’epoca di Bretton Woods, mediante il dollaro, come divisa di riserva globale di fatto, ed esercitavano il loro controllo sul FMI e Banca Mondiale.

Come conseguenza dell’esperienza infelice dei loro interventi militari decisivi nel mondo con il fine di mantenere il loro controllo dell’ordine globale, la Segreteria del Tesoro degli Stati Uniti ha sostenuto la posizione privilegiata del dollaro mediante le guerre del Tesoro con l’utilizzare in forma discrezionale la loro bomba finanziaria ai neutroni: l’esclusione dal sistema finanziario e del commercio basato sui dollari.

Sempre Alastair Crooke afferma che oggi esiste una guerra geofinanziaria degli Stati Uniti contro la Russia, l’Iran ed altri paesi (Venezuela, Ecuador e Corea del Nord), in minor grado contro la Cina, quando ha utilizzato in forma più discreta lo stesso strumento anche per rovesciare teste dei governi europei. Oggi la Segreteria del Tesoro costituisce lo strumento principale per mantenere il controllo in un ordine globale che si va disintegrando.

Alastair Crooke giudica che si è introdotta una diversa dimensione di rischio nell’ aver permesso alla Russia ed alla Cina di sviluppare un sistema finanziario commerciale analogo, non basato sul dollaro, per ridurre le loro vulnerabilità circa i ricorsi della giurisdizione del dollaro, cosa che ha messo nel sacco l’intero pianeta in una concorrenza che pregiudicherà il mondo intero, in particolare il Medio Oriente, dove i tre pilastri, –Irán, Turchía ed Egitto– si sono girati nella direzione del blocco euroasiatico del no-dollaro per ragioni diverse.

L’analista britannico considera che, in forma inevitabile, i flussi futuri del petrolio saranno influenzati dal risultato di questa guerra geofinanziaria. Le nuove alleanze che emergeranno dalle guerre geofinanziarie non necessariamente corrisponderanno alla carta geografica attuale della post guerra mondiale ed è probabile che si producano sovrapposizioni e complessi incroci di interessi.

Alastair Crooke vaticina che i produttori di petrolio del Medio Oriente si divideranno di conseguenza, quando i rischi e l’assenza di previsione di questa nuova guerra geofinanziaria si vadano a frapporre nel mezzo della creazione di una bolla gorgogliante dell’immenso debito di 9 bilioni di dollari (trilioni in anglossassone) che risulta molto vulnerabile alle oscillazioni cambiarie quando si siano coniugate varie guerre in una sola: la guerra del prezzo del crudo, che contribuisce alla guerra delle valute, oltre alla guerra delle sanzioni che operano insieme alle guerre cambiarie e le guerre per l’energia che hanno creato, tutte assieme, una delle maggiori bolle di attivi della storia, una bolla gonfiata da uno tsunami monetario in arrivo senza precedenti.

Quando l’economia tradizionale offre pochi aiuti, Alastair Crooke considera che nessuno conosce quale potrà essere il risultato di una tale mescola incendiaria, che richiede che si esaminino i rischi per i produttori e per i consumatori del petrolio con una prospettiva radicalmente diversa, che metta assieme la realtà della vulnerabilità del sistema finanziario con la dinamica della guerra geofinanziaria applicata dagli USA, quando altri paesi e regioni cercano di sfuggire all’egemonia del dollaro, sotto un altro schema, quando la mappa dei futuri oleodotti e il flusso della loro direzione sarà ampiamente determinato da questa guerra complessa dove ci saranno grandi vincitori e grandi perdenti.

E’ risultato premonitore il mio primo libro scritto alcuni anni fa: “Guerre geoeconomiche e finanziarie: il petrolio del Golfo del Messico al Golfo Persico” (Editorial INIZA, 1996) nel quale esponevo queste previsioni e che fu censurato e criticato come irrealistico dagli economisti del sistema [4].

Fonte: Voltairenet