Se ci fosse stato biso­gno di una con­ferma che di guerra si tratta per il docu­mento stra­te­gico di 19 pagine pre­sen­tato da Moghe­rini all’Onu nem­meno due set­ti­mane fa su «Libia, migranti e sca­fi­sti», ecco la rive­la­zione di Wiki­leaks — anti­ci­pata dall’Espresso — che rende noti due pro­to­colli riser­vati della Ue sull’operazione. È una mis­sione mili­tare in Libia a tutti gli effetti e non un’operazione di poli­zia per sal­vare migranti, come invece rac­con­tano i mini­stri Alfano e Gen­ti­loni. La Ue con la sua flotta navale unita — final­mente l’Unione — com­menta Wiki­leaks «schie­rerà la forza mili­tare con­tro infra­strut­ture civili in Libia per fer­mare il flusso di migranti. Dati i pas­sati attac­chi in Libia da parte di varie paesi euro­pei della Nato e date le pro­vate riserve di petro­lio della Libia, il piano può por­tare ad altro impe­gno mili­tare in Libia».

Pro­prio men­tre la Com­mis­sione Ue rivede al ribasso il «piano Junc­ker» per le quote dei migranti che quasi tutti i paesi euro­pei rifiu­tano; e men­tre al Cairo fal­li­scono gli enne­simi incon­tri tri­bali per avere in Libia un accordo di governo — utile solo ad appro­vare la nostra impresa bel­lica. La nuova guerra durerà un anno e comun­que tutto il tempo neces­sa­rio a «fer­mare il flusso migra­to­rio». All’infinito dun­que, visto che la dispe­ra­zione di chi fugge da guerre (spesso nostre) e mise­ria (spesso pro­vo­cata da noi) è inarrestabile.

Per que­sto «l’uso della forza deve essere ammesso, spe­cial­mente durante le atti­vità come l’imbarco, e quando si opera sulla terra o in pros­si­mità di coste non sicure o nell’interazione con imbar­ca­zioni non adatte alla navi­ga­zione». Quindi ci sono le ope­ra­zioni a terra, come scri­veva The Guar­dian. E per «la pre­senza di forze ostili, come estre­mi­sti o ter­ro­ri­sti come lo Stato Isla­mico», la mis­sione «richie­derà regole di ingag­gio robu­ste e rico­no­sciute per l’uso della forza».

Ma la vera novità è l’invito espli­cito dei mini­stri della difesa Ue: «Per l’operazione mili­tare sarà fon­da­men­tale il con­trollo delle infor­ma­zioni che cir­co­lano sui media». Per­ché il Comi­tato Mili­tare dell’Ue «cono­sce il rischio che ne può deri­vare alla repu­ta­zione dell’Unione Euro­pea… qual­siasi tra­sgres­sione per­ce­pita dall’opinione pub­blica in seguito alla cat­tiva com­pren­sione dei com­piti e degli obiet­tivi, o il poten­ziale impatto nega­tivo nel caso in cui la per­dita di vite umane fosse attri­buita, cor­ret­ta­mente o scor­ret­ta­mente, all’azione o all’inazione della mis­sione euro­pea. Quindi il Con­si­glio Mili­tare dell’Unione Euro­pea con­si­dera essen­ziale fin dall’inizio una stra­te­gia media­tica per enfa­tiz­zare gli scopi dell’operazione e per faci­li­tare la gestione delle aspet­ta­tive. Ope­ra­zioni di infor­ma­zione mili­tare dovreb­bero essere parte inte­grante di que­sta mis­sione europea».

Avete capito bene: ci saranno tante vit­time inno­centi, vale a dire i migranti, desti­nati alle fosse del Medi­ter­ra­neo e sot­to­po­sti sem­pre più ad arre­sti e vio­lenze in Libia. E ser­vi­ranno infor­ma­zioni «mirate» dai ver­tici mili­tari e un gior­na­li­smo veli­naro e/o embed­ded con «robu­ste regole d’ingaggio».

Fonte: Il Manifesto