In finanza la narrativa più diffusa riguardo alla caduta della Lehman Brother è che si decise di far fallire una banca per salvare tutte le altre. In altre parole, la rigidità mostrata nei confronti dei vertici della Lehman alla vigilia del crollo è stata una lezione per chi si trovava nelle stessa situazione. Da allora le banche non solo sono state ridimensionate da una serie di legislazioni che vogliono contenerne le funzioni finanziarie, ma soprattutto è cambiata l’attitudine dei banchieri riguardo al rischio che possono correre. Certo non siamo tornati ai tempi in cui le banche si occupavano solo di depositi, risparmio e prestiti alla comunità, tutti super garantiti, ma ci siano decisamente allontanati dal gioco d’azzardo su piazza affari con i soldi altrui, un comportamento che dagli anni Ottanta fino al 2007 ha contraddistinto il settore bancario.

Oggi la rigidità dimostrata nei confronti della Grecia sembra mirare ad ottenere obiettivi simili, e cioè impartire una lezione a tutti quei paesi che come la Grecia sono deficitari a causa di una pessima gestione della cosa pubblica e che pensano di non dover tirare troppo la cinghia dell’austerità perché’ in ultima analisi c’è sempre la macchina che stampa denaro della Banca centrale europea pronta a salvarli. Tra queste nazioni c’è anche Italia, la Spagna, il Portogallo, insomma tutti i Piigs.

Come nel 2007 c’erano i soldi per salvare Lehman Brother – lo sappiamo bene perché sono stati usati per salvare tutti gli altri dopo aver loro impartito la lezione del fallimento della Lehman– così oggi i fondi per salvare la Grecia ci sono. Entro la fine di giungo Atene deve restituire 1,7 miliardi di euro, a detta degli analisi questa cifra corrisponde ad appena un giorno di esborso attraverso il Quantitative easing. Ma di accedere a questi aiuti non se ne parla, la Bce le ha infatti bloccato l’accesso al Qe finché non si raggiunge un accordo sulle condizioni, di prolungata austerità, per l’ennesimo prestito da parte delle istituzioni della Troika.

Paradossalmente tutti concordano che il Quantitatve easing sarà fondamentale per le banche europee se la Grecia andrà in bancarotta e sarà costretta ad uscire dall’euro. Quindi, come nel 2007 c’erano i soldi per chi sarebbe stato trascinato nell’abisso dell’insolvenza dall’implosione della Lehman, oggi i soldi per evitare che il Grexit si traduca nella bancarotta di alcune banche europee ci sono.

E come nel 2007 i ragazzi della Lehman erano considerati ‘diversi’ da quelli della Goldman e delle altre banche d’affari perché anticonvenzionali così oggi il governo greco, con le sue idee socialiste come l’elettricità gratis per tutti, viene visto da Bruxelles come un elemento che disturba, pericoloso per il mantenimento dello status quo.

Dunque, ci sono tutte le premesse per un déjà-vu del 2007 senza però quell’effetto sorpresa che lasciò il mondo intero a bocca aperta. Pochi infatti si meraviglieranno del Grexit. La sorpresa verrà dopo, nessuno infatti sa bene cosa succederà in Grecia, se dopo cinque anni di austerità e di impoverimento la gente esasperata scenderà in piazza contro il governo o Bruxelles. Una cosa è certa: il colpo, anche se attutito dal Quantitative easing, lo sentiremo tutti.

Su un punto il parallelo tra il crollo della Lehman ed il Grexit non funziona, il primo ha dato una lezione ad istituzioni controllate dall’élite finanziaria che subito si sono rimesse in riga, il secondo vuole impartirla a nazioni la cui sovranità rimane nelle mani del popolo, e quindi la reazione sarà diversa. Non è detto, ad esempio, che gli spagnoli reagiranno come gli impiegati di J.P. Morgan o Goldman Sachs, anzi forse è vero proprio il contrario. Discorso analogo vale per gli italiani ed i portoghesi.

Per quanto drammatico e destabilizzante a livello politico, il Grexit è anche un’alternativa all’austerità di Bruxelles, il forzato protocollo di uscita da Eurolandia, insomma apre nuovi scenari che fino ad oggi nessuno ha avuto il coraggio di prendere in considerazione. Non è da escludere che altri governi, eletti da popolazioni esasperate dall’austerità non prendano quella strada.

E’ questa una verità che gli eurocrati, gli euro-banchieri e la stessa Bruxelles ed i politici come Renzi non hanno considerato per il semplice motivo che nessuno si è mai trovato in una situazione analoga. Il loro mestiere è impartire ordini ad istituzioni gestite da gente come loro, un élite raffinata ma poco in sintonia con le centinaia di milioni di cittadini europei.

Staremo a vedere cosa succederà.

Fonte: Il Fatto Quotidiano