NomineRai, donne & guai. Arriva Daria Bignardi a RaiTre e Luca Sofri viene promosso a valletto di camera di Luca Lotti. Daria, intanto, si chiude in stanza per sottrarsi ai questuanti e trova una sorpresa: sotto la scrivania è in agguato Gianni & Riotto detto Johnny, vestito da Salomé durante le danze più sfrenate, che le porge in segno di omaggio la testa di Bianca Berlinguer decollata su un piatto d’argento come quella del Battista.

NomineRai, donne & guai. Joe Servegnini fa invece servile omaggio del suo gatto, che non è, come sbrigativamente annunciato da questa povera rubrica, un volgare siamese ma nientepopodimeno che un persiano cincillà, candido come la leggendaria frezza da suora laica in devastante climaterio del suo ex padrone.

NomineRai, donne & guai. La Bignardi, più spregiudicata di Agrippina, più stuzzicosa di Poppea, indìce per la direzione del Tg3 un concorso di gladiatori. Si affrontano Dario La Ruffa da un lato – con daga corta, scudo in pelle umana ed elmo da leone – e Fritto Frittella dall’altro con tridente, maschera d’oro da lupo e rete da renziano (così dice lui ma viene redarguito da Corrado Augias in persona: “Si dice reziario”). Lo scontro infuria furibondo ma Riotto in tribuna agghindato da imperatore romano della decadenza fa il pollice verso: “Il Tg3 spetta me!”.

NomineRai, donne & guai. Dopo “Le Invasioni barbariche” la Bignardi passa subito al riciclo dei prigionieri e tutti i trombati – Giancarlo Leone, Andrea Vianello e Carlo Paris – vengono riciclati come numero circense agli ordini, va da sé, di Moiro Orfeo detto Orfei, ancora per poco alla guida del Tg1. E perciò, eccoli: salto nel cerchio di fuoco e testa nella bocca di Leone (dello stesso Giancarlo, va da sé, che per se stesso si adopera nell’espianto a carne viva di due costole onde consentirsi il ripiegamento boccale).
NomineRai, donne & guai. Ilaria Tanaliberatutti, nominata alla direzione di RaiDue, annuncia Urbe et orbi: “Farò del Tg2 sordo e grigio un bivacco di giovani della Leopolda”. Dario La Ruffa l’accoglie bocconi sul nudo pavimento come l’imperatore Enrico davanti a Matilde di Canossa: “Ho molto peccato ma ora ho visto la luce e sono renziano anch’io”. Tanaliberatutti, magnanima, lo perdona e gli commissiona un’inchiesta sui successi della famiglia Boschi in Banca Etruria.

NomineRai, donne & guai. Per non dire dei signori uomini. Gabriele Romagnoli, alla direzione di RaiSport, giustamente se ne guarda bene dall’arrivare a Roma. Se ne resta a New York confidando nella difettosa ricezione dello streaming, ma i giornalisti, sollecitati dall’astuto Riotto, si adoperano per un Sabba e, con appositi riti – tutti di derivazione pitagorica, secondo l’aggiornamento di Arturo Reghini – lo evocano nei sotterranei di Saxa Rubra.

NomineRai, donne & guai. In ogni modo, sulfureo e charmant qual è, Romagnoli appare. Bramoso di narrativa letteraria più che di narrazione renziana, Romagnoli impone così alle dirette il climax più che il glamour e dunque costringe gli atleti che vanno incontro alle eliminazioni di gara ad assassinarsi reciprocamente con punteruoli e attrezzi di tortura e così i telecronisti: come minimo serial killer.

NomineRai, donne & guai. E’ qui che lo voleva Riotto. Johnny, infatti, memore di un’antica rivalità alla Stampa (forse perfino pari a quella da sempre patita inseguendo Marcel, ovvero Marcello Sorgi, spietato termine di paragone nella professione, nonché imbattibile nella preparazione della pasta ‘cchi sardi) vuole rovinare Romagnoli.

NomineRai, donne & guai. Johnny, si diceva, coglie l’occasione e accusa Romagnoli di negromanzia portando al cospetto di Filippo Sensi l’inquisitore la testimonianza di Marco Civoli: “Alla fine del Sabba tutti i giornalisti baciano, e se lo passano tra di loro, il tanga di Nicole Minetti”.
NomineRai, donne & guai. Riotto non ha neppure il tempo di fare mente locale e morderebbe lui la lingua di Civoli, pur avendolo costretto a testimoniare il falso e così portare al rogo Romagnoli. Troppo tardi. Ed è Sensi a raggelarlo: “Vade retro, Johnny. Il tanga è il giusto tributo al Partito della Nazione”.

Fonte: Il Foglio