Di questi tempi molti si lamentano dell’esercizio del voto. Dicono che non faccia alcuna differenza. Dicono che, qualsiasi partito si scelga, tanto non manterrà le promesse. Dicono che tutto sommato non valga proprio la pena occuparsene.

Be’, dite ciò che volete ma questa campagna sul referendum segna il momento di una decisione fondamentale. Quando prenderete al vostra scheda elettorale, giovedì, avrete nelle mani il potere di trasformare l’attuale assetto democratico della Gran Bretagna verso il meglio. Potete cambiare l’intera storia europea – e sono convinto che se voterete “Leave” il cambiamento sarà enormemente positivo.

Cosa offre il campo del “Remain”? Nulla. Nessun cambiamento, nessun miglioramento, nessuna riforma. Nulla se non la continua e desolante erosione della democrazia parlamentare nel nostro paese. Se votiamo “Remain” staremo chiusi nel sedile posteriore dell’auto, guidati da qualcuno che non parla Inglese nemmeno tanto bene, e che va in una direzione nella quale noi non vogliamo andare.

Se la Gran Bretagna vota per restare nell’UE, saremo soggetti a un sistema sempre più anti-democratico, che al momento è responsabile del 60 percento delle leggi che giungono a Westminster [il parlamento britannico, NdT] – un fenomeno che contribuisce fortemente all’attuale apatia degli elettori, alla sensazione che non possiamo più controllare il nostro destino e che il voto non cambierà nulla.

Se votiamo “Remain” non facciamo nulla per dare una scrollata alle élite di Bruxelles che hanno imposto l’euro sul continente, che hanno gettato una generazione di giovani nel rottamatore e che se ne stanno nella più totale indifferenza di fronte alla miseria che hanno causato per amore della loro ideologia bancarottiera.

Rimarremo prigonieri di un regime commerciale che non permette al nostro paese – la quinta economia del mondo – di trattare liberamente con l’America, la Cina o l’India, o qualsiasi altra economia in crescita nel mondo. Questo perché il privilegio delle trattative è riservato esclusivamente ai gerarchi della Commissione Europea, il cui ampio personale è composto per solo il 3,6 percento di britannici.

Se restiamo vedremo il nostro peso e la nostra influenza a livello globale diminuiti, non aumentati – dato che l’UE ci spinge spietatamente fuori dalle nostre posizioni negli organismi internazionali come il FMI, l’ONU o il WTO, e perfino nel North East Atlantic Fisheries Management Board, che decide il destino della pesca in ampie aree delle acque territoriali britanniche. L’Islanda ha un posto, la Norvegia ha un posto, le Isole Faroe hanno un posto. Il Regno Unito invece è rappresentato dalla Commissione Europea.

Non siamo né più potenti né più influenti per il fatto di essere seduti alla tavola di Bruxelles – guardate ai miseri risultati delle cosiddette rinegoziazioni dell’inizio di quest’anno. Siamo soffocati. È un’illusione pensare che se votiamo “Remain” scegliamo in qualche modo lo status quo. Lo status quo non è tra le opzioni disponibili. Se restiamo dentro saremo coinvolti, volenti o nolenti, in un disperato tentativo di tenere insieme i cocci dell’euro costruendo un governo economico dell’Europa.

Abbiamo già visto che possiamo sempre essere tirati dentro in un salvataggio dei paesi debitori. Abbiamo visto – in assenza di controlli alle frontiere – come la disperazione del sud dell’Europa contribuisca all’imponente flusso di immigrazione, che non mostra segnali di diminuzione. Se votiamo per restare, temo, tutto il carrozzone UE continuerà allegramente per la sua strada. Se penso all’orgia di pacche sulle spalle, innaffiata di champagne, che ci sarà venerdì a Bruxelles in caso di “Remain”, mi viene da piangere. Non dobbiamo lasciare che avvenga.

Pensate a ciò che possiamo ottenere se votiamo “Leave”. Possiamo riprendere il controllo di enormi somme di denaro – 10,6 miliardi di sterline nette per anno – e spenderle per le nostre priorità. Possiamo riprendere il controllo delle frontiere e stabilire un sistema in stile australiano, basato sui punteggi, che sia equo sia per le persone che vengono dall’UE che per quelle che vengono dall’esterno.

Possiamo stringere accordi commerciali che la stessa Commissione UE ritiene possano creare altri 300.000 posti di lavoro. Ma soprattutto possiamo riprendere il controllo sulle leggi che vengono approvate e stabilire aliquote fiscali che siano nell’interesse dell’economia britannica. Possiamo ri-orientare la nostra economia verso il mondo intero invece che confinarci in una UE che ora conta solo il 15 percento del PIL globale.

Perché non dovremmo farlo? Quando mai nella nostra storia abbiamo commesso un errore nel credere nella nostra capacità di autogovernarci? Col procedere di questa campagna, il fronte del “Remain” è diventato sempre più isterico nelle sue minacce e nei suoi avvertimenti, al punto che ben pochi credono a queste cose ora. Il Fondo Monetario Internazionale? Solo due anni fa il Ministero del Tesoro denunciava aspramente (e giustamente) il FMI di deprimere la Gran Bretagna.

La gente riesce a percepisce i veri motivi dietro il Progetto Paura. Non c’è né idealismo né internazionalismo. C’è solo una comoda élite di politici, lobbisti e burocrati che si proteggono a vicenda e difendono i loro interessi personali.

Infine, i sostenitori del “Remain” stanno cercando disperatamente di suggerire che chiunque voglia uscire dall’UE sia in qualche modo contro lo spirito della Gran Bretagna moderna, contro l’apertura, la tolleranza e la decenza. Che nonsenso, e che insulto alle persone di tutte le etnie, partiti ed età, che vogliono semplicemente riprendere il controllo democratico in questo paese.

Siamo noi che vogliamo restituire il potere al popolo. Siamo noi che ci opponiamo a un sistema corporativista ed elitista che non ammetterà mai i propri errori. È questo il motivo per il quale crediamo nella democrazia – perché è il modo migliore che l’umanità ha trovato per correggere gli errori di chi governa. Siamo dei pazzi a gettarla via.

È tempo di credere in noi stessi e in ciò che la Gran Bretagna può fare, di ricordare che abbiamo sempre fatto il nostro meglio quando abbiamo creduto in noi stessi. Certo, possiamo continuare a fornire una guida e un sostegno all’Europa – ma a livello intergovernativo, non al sistema sovranazionale dell’UE.

Spero voterete “Leave” e vogliate riprendere il controllo del destino di questo grande paese. Se votate “Leave” ora tutti i vostri voti futuri conteranno di più. Questa opportunità non verrà una seconda volta nella nostra vita, prego solo che non ce la perdiamo.

Fonte: The Telegraph