Lilli Gruber anche quest’anno ha chiuso la sua bottega di successo, Otto e mezzo , e se n’è andata in vacanza, probabilmente in Tirolo, dove è nata e cresciuta, e non mi riferisco ironicamente alla statura fisica.Riaprirà i battenti, presumo, a settembre, secondo tradizione. Frattanto, hanno preso il suo posto, cambiando solo l’insegna, Gianluigi Paragone, vecchio lupo televisivo evaso dalla Gabbia , e Francesca Barra, i quali hanno imposto questo nome al loro negozietto estivo: In onda (ovviamente su La 7). Ho partecipato lunedì scorso alla prima puntata, pertanto, scrivendone, rischierei il conflitto di interessi se non fosse che mi sono presentato gratis nello studio milanese dell’emittente. D’altronde, strappare un euro dalle tasche di Urbano Cairo significa rimetterci la mano: esse con contengono soldi, ma sono piene di piraña. Il programma supplente è simile a quello invernale: vi si trattano temi d’attualità in un’oretta scarsa, e questo è un vantaggio, se non altro perché si evita di provocare l’orchite a chi lo segue. Immancabili gli ospiti, selezionati in prevalenza tra politici in servizio permanente effettivo e giornalisti. Insomma le solite facce di bronzo, inclusa la mia che suscita in coloro che la subiscono sul video sentimenti non troppo distanti dall’antipatia. La premessa era utile per inquadrare la trasmissione cui non si addice la definizione di novità. Nonostante ciò, bisogna riconoscere che essa filerebbe via liscia se a condurla fosse soltanto Paragone, l’esperienza del quale è una garanzia di buona riuscita.

Purtroppo Gianluigi è affiancato dalla citata signora Barra, giovin donna di gradevole aspetto e basta. Il guaio maggiore è che ella è calata nella parte di protagonista e si impegna per farsi notare a ogni costo, compreso quello di essere screanzata. Durante la diretta, l’unico invitato che è riuscito a parlare ininterrottamente per 20 minuti, ossia tenendo il pallino senza mai essere disturbato, è stato Khalid Chaouki (autentico scioglilingua), deputato del Pd, partito che evidentemente piace tanto alla bella Francesca, rimasta muta, incantata dall’eloquio dell’onorevole. Non appena è intervenuto Matteo Salvini, in collegamento da Bruxelles, si è udita la voce della poco gentil Barra che gli ha tolto la parola. Il segretario della Lega, basito, non è stato in grado di concludere il discorso. Poi, Gianluigi rivolge a me una domanda. Mi accingo a rispondere e, ancora una volta, inopportunamente, l’ausiliaria del conduttore si è inserita impedendomi di portare a termine l’intervento. Motivo? Ho intuito che la damigella non condivideva quanto stavo esprimendo, cosicché mi ha stoppato col pretesto di interloquire. L’ho mandata a quel paese, Matera, nella speranza che si dedichi maggiormente ai sassi che non alle telecamere. Ma questo non conta. Preme, invece, sottolineare che il deputato musulmano è autorizzato a blaterare senza soluzione di continuità, mentre a Matteo Salvini e a me conviene stare zitti, a meno che non aderiamo alle tesi approvate da madame Barra. La quale, allorché mi sono azzardato a dire musulmano al musulmano, mi ha pure rimproverato: che c’entra la religione? Nulla, visto che non ne ho una; poiché, tuttavia, si discuteva di islam e problemi connessi, forse non era fuori luogo rammentare la fede di uno degli ospiti, quello abilitato a concionare senza limiti di tempo. Tutti abbiamo il diritto di lavorare, anche Francesca. Ma per lei sarebbe meglio una discoteca.

Fonte: Il Giornale