Per la prima volta, nei primi due trimestri del 2015, il tasso di crescita dei fondi sovrani è sceso. La caduta del prezzo del petrolio sembra esserne la causa principale. La nascita dei fondi sovrani è infatti legata all’accumulazione dei profitti generati dalla vendita dei prodotti energetici, soldi che sono stati investiti in altri settori per sganciare la ricchezza delle nazioni che li producono dallo sfruttamento esclusivo delle risorse energetiche. Dagli alberghi di Manhattan alle squadre di calcio europee, alle case di lusso di Londra fino alle azioni delle banche internazionali come la Barclays, i fondi sovrani hanno immesso nel sistema finanziario mondiale grandi quantità di denaro, che a loro volta hanno aiutato lo sviluppo dell’economia mondiale. Ma è nel settore finanziario che gran parte di questa ricchezza è finita.

Nati alla fine degli anni Novanta, nel 2006 l’ammontare mondiale dei fondi sovrani era di circa 3mila miliardi di dollari, oggi siamo intorno ai 7 mila miliardi. Ma dalla fine del 2014 le cose sono cambiate. Il petrolio costa intorno ai 54 dollari al barile, la metà di quanto costava prima dell’estate del 2014. Alcune nazioni come la Norvegia hanno ammesso che nel 2016 useranno parte dei soldi accumulati nel loro fondo sovrano, uno dei primi poiché è nato ben 19 anni fa, per coprire il deficit di bilancio. Altre come l’Arabia Saudita lo stanno facendo da tempo. Da un massimo di 737 miliardi di dollari registrato nell’estate del 2014, ad agosto di quest’anno il fondo sovrano saudita è sceso a 654 miliardi.

In fondo una delle funzioni dei fondi sovrani era questa, avere abbastanza contante per far fronte ai periodi di crisi, quando il prezzo del petrolio e del gas naturale scende. Ma non è facile dopo quasi due decenni di crescita accettare di dover smettere di accumulare ricchezza ed iniziare invece a spenderla per evitare l’impatto della caduta dei prezzi energetici.

Date le prospettive future, che non prevedono un ritorno del prezzo del petrolio ai livelli antecedenti all’estate del 2014, tutti i fondi sovrani stanno cercando di massimizzare gli investimenti e minimizzare le spese. E’ dunque cambiata anche la strategia d’investimento, meno presenza sul mercato finanziario, dove il rischio è alto, e più coinvolgimento nell’economia reale. Ciò significa a volte anche vendere alcuni beni. Abu Dhabi, che possiede un fondo di 773 miliardi di dollari, conosciuto come la Abu Dhabi Investment Authority, sta perfino cercando di rivendere alcune società di Stato per generare contante.

Secondo alcune stime nel momento in cui i fondi sovrani smettono di investire, ma si mettono a vendere i gioielli che hanno in portafoglio, la domanda mondiale di prodotti finanziari si contrarrà di circa 400 miliardi di dollari. Un fattore che molti pensano potrebbe causare una caduta degli indici di borsa. Ma non è detto che costoro abbiamo ragione. E vediamo perché.

Nel sistema economico e finanziario esiste una distorsione prodotta dal prolungamento delle politiche monetarie espansive e dalla struttura e dal peso che i mercati finanziari rappresentano nell’economia mondiale. Subito dopo la dichiarazione di Draghi di questa settimana, che si riferiva al prolungamento e rafforzamento del quantitative easing in Europa, l’indice di borsa tedesco, il Dax, è salito del 2 per cento ed anche il Dow Jones è schizzato verso l’alto.

Le brutte notizie, insomma, fanno salire le quotazioni dei listini perché i mercati sanno che si stamperanno più soldi e che questi finiranno nelle piazze affari mondiali e non nella costruzione di infrastrutture ed in settori trainanti dell’economia reale. Perché? Perché i tassi d’interesse sono da anni a zero. Ciò spiega il motivo per cui dal 2009 fino ad oggi i listini di borsa non hanno fatto che crescere, superando di gran lunga i livelli pre-crisi del 2008 mentre l’economia reale è rimasta a secco.

Anche se nel 2016 i fondi sovrani investiranno 400 miliardi di dollari in meno rispetto al 2014, la Bce ne stampa una quantità analoga in meno di sei mesi e se necessario anche di più. Fin tanto che le presse della Bce faranno gli straordinari, i mercati finanziari possono dormire sogni tranquilli.

Fonte: Il Fatto Quotidiano