Per Sì e per No, buttiamoci sul No. Tutti pronti a scrivere articoli di retromarcia. E va bene sbagliare sulla Brexit, passi pure la figuraccia su Donald Trump ma sul referendum non si può. I sondaggi danno per sconfitto Matteo Renzi e tutti i suoi fedelissimi, già scottati per non avere azzeccato nulla nelle elezioni americane abbandonano il premier al suo destino e fanno endorsement in tempo utile per non prendere sempre pernacchie.

Per Sì e per No, buttiamoci sul No. Grandi firme in retromarcia. Comincia, da par suo, Paolo Mieli. Dall’alto della cattedra di Storia firma un editoriale sul Corriere della Sera per passare in rassegna i risultati dei referendum costituzionali in Tanzania, in Nigeria, in Nuova Zelanda e anche nella vivace repubblica di San Marino per poi concludere, infatti, così: “Maria Elena Boschi ha dato ottima prova di sé, non è colpa sua se gli italiani non hanno capito il quesito referendario. Io stesso, pur consultando Giovanni Sabbatucci, poco ne ho cavato ma per Sì e per No, orsù, buttiamoci sul No”.

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. Tutta via Solferino, dopo avere sottoscritto il patto di fedeltà al Sì –in una toccante cerimonia dove i redattori si passavano per mano le preziosissime scaglie di forfora di Luca Lotti raccolte sulla spalla di Massimo Franco – tutta via Solferino dunque, senza attendere il 25 luglio, passa armi e bagagli al comitato del No.

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. E’ con un’altra – e altrettanto suggestiva cerimonia – che l’intero Corriere sancisce l’impegno d’onore. Sotto lo sguardo compiaciuto di Antonio Padellaro, e garante del passaggio in quanto “corrierista” ante litteram, il giornale di Milano sottoscrive l’endorsement ultimativo: “Il Referendum continua”.

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. Lo dichiara con tono stentoreo il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. L’atmosfera, per quanto elettrizzata, non riesce a trattenere un certo nervosismo. E tuttavia non tutta via Solferino può dirsi pronta alla “badogliata”!

Per Sì e per No, qualcuno resta fermamente sul Sì. Grandi firme in avanzata piuttosto. Solitario, eroe, coraggioso come non mai, sol uno si oppone a questo voltafaccia. Ed è proprio “Badoglio!” l’insulto che plana dalla scalinata fino alla Sala Albertini prontamente ribattezzata Sala Zagrelbelsky.

Per Sì e per No, resto fermamente sul Sì. Grandi firme in avanzata piuttosto. Lui, solo lui, Beppe Severgnini (non più Joe Servegnini, considerata la sua prova di coraggio), conferma il suo Sì, fortissimamente Sì, “e senza neppure più turarmi il naso!”. “Siete una manica di Badogli!”, urla Beppe senza tema di apparire fuori dal vento della storia. Chiama a raccolta i suoi “Italians” e si adopera con un autocolonna in direzione di Crema per portare al sicuro le nuove lettere di Matteo Renzi agli italiani all’estero e da lì spedirle grazie agli eroici piccioni addestrati a Laterina.

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. Beppe Severgnini si mostra fiero delle sue prove date, tutte di onore e fedeltà. Una battaglia perduta quella del Brexit, una cocente sconfitta al fianco di Hillary Clinton ma la guerra si combatte fino all’ultima cartuccia. “Non si cede neppure un metro”, dice Beppe annodando il suo impermeabile bianco in pendant con il ciuffo da suora laica – è vero – ma riformista!

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. Severgnini, disgustato dallo spettacolo dei cambiacasacche dell’ultima ora s’affida a chi, con lui, ha seguito, creduto e ha vissuto il verbo di Matteo: chiama al telefono l’altro grande eroe del giornalismo, il columnist più atteso in tutta Detroit, il più autorevole tra gli autorevoli nell’astanteria della Silicon Valley, per non dire pure della Vucciria: Gianni & Riotto detto Johnny.

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. Severgnini chiama ma nessuno risponde, anzi. Ha l’impressione che abbia staccato, peggio: Johnny l’ha bloccato. Beppe pensa quello che non vorrebbe pensare: forse Riotto è stato catturato dagli esagitati del Comitato del No e con le forcine dilatanti sulle palpebre, come in Arancia Meccanica, lo stanno costringendo a vedere i sondaggi, tutti col no in vantaggio. Forse è così?

Per Sì e per No, buttiamoci dunque sul No. Grandi firme in retromarcia. Non è così, è peggio. Johnny, come neppure Gano di Magonza nell’Opera dei Pupi, è già passato al nemico. Fa da autista a Renato Brunetta!

Fonte: Il Foglio