C’è un coso o –meglio –una cosa, con cui le donne in climaterio possono cavare eccitazione, lubrificazione e quindi sangue. Si chiama “Fiera”–è un sex toy – e me lo sto studiando leggendone e osservandone i dettagli attraverso il sito Dagospia (che sa sempre il fatto suo nello sprovincializzare l’Italia orba da troppo tempo ormai da “navi scuola”). Sostituisce, “Fiera ”, dita e baci laddove mani e labbra di un partner non sono all’altezza della situazione. Mangia insomma, “Fiera”, per conto di chi non sa mangiare. Aspira il clitoride delle donne – non è invasivo, se così si può dire – e come Paride sa cogliere la giusta mela, così l’oggetto in questione raccoglie lo svenimento della Menade in un articolato che va dai 3 ai 15 minuti derubricando qualsiasi impegno di sentimento o emozione.
Non riesco a staccare dagli occhi – non avendolo in mano –il cosiddetto “Fiera”che è appunto un palmare con cui le donne in climaterio possono cavarne eccitazione, lubrificazione e sangue. E’tutto un irrorare di linfa ematica, questo coso, con cui ravvivare l’oblio degli ormoni e la secchezza dei tessuti. Così pare di capire se ilSan Diego sexual medicine, il “Fiera”, l’ha testato su dodici signore in menopausa. Ma la suggestione è tutta nel gioco e perciò il coso –o cosa che sia – più che al medicamento si destina al divertimento. E si realizza ciò che Milo Manara, il Giovanni Boccaccio del nostro tempo, aveva evocato nel 1982 col suo libro più famoso, Il Gioco, storia di una macchinetta minuscola il cui impulsi elettronici inducevano la protagonista a far di tutto. E di più. Sexual machine però, più che medicine. Un po’ come il Viagra di cui ne fanno un rinforzino i giovani, più che i vecchi. O come i dildo, gli attrezzi bislunghi, studiati – ebbene sì – per la cura dell’isteria, quindi utilizzati per alleviare la solitudine delle donne e poi, chissà come, nei soliti giochi di ruolo, finiti inghiottiti negli anfratti degli uomini ai quali non sembra vero di potersi disarticolare qua e là per non impegnarsi nella gara erettile del sé. Lo stallone – senza la monta assistita – non sa trovare la strada.
E’il veterinario che, in materia equina, lo introduce nella cavalla. E figurarsi fino a quando il maschio bipede evoluto e sfranto riuscirà a far torneo di desiderio se l’emancipazione sessuale intorno ai genitali, poi, gli si risolverà in protesi. Tutti i tentativi architettati fino a oggi si sono destinati al fai da te. Al pronto soccorso, tuttavia, arrivano le luci rosse in codice rosso: dalla confezione di Bio Presto per via rettale all’auto-amputazione del fallo a seguito d’incontro ravvicinato col capiente tubo dell’aspirapolvere (che di silicone non è). Sade è il nocchiero di questa nostra epoca e questo “Fiera”, comunque, una sua soddisfatta novità discriminatoria la porta. Non è, appunto, come il godemiché di cui fanno uso di attraversamento sia i signori uomini che le signore donne; non è come le manette – o come il frustino – attrezzatura di pari opportunità per ogni genere (qualunque esso sia secondo le variabili dei piaceri tra i dispiaceri). Il “Fiera”, sex toy di ultima generazione, si completa e funziona solo ed esclusivamente sui genitali femminili. Basta un clic e si gode. Senza perifrastiche maschili. Tutte inutili. Eclito, va da sé, ride.

Fonte: Il Fatto Quotidiano