Non tutti i Fertility-Day vengono per nuocere. Grandi firme per la proliferazione dei renzini. Il giornalismo di regime, cassata la campagna pro-figli del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, colpevole di lesa correttezza ideologica, lancia il “Fertility-Press” per la mobilitazione del giornalismo consapevole ed è Joe Servegnini – da par suo – a farsene vessillifero.

Non tutti i Fertility-Day fanno fiasco. Big Joe si fa fotografare mentre scende dalla scalinata del Corriere della Sera – in via Solferino – indossando il suo proverbiale impermeabile bianco nella versione pre maman e con una clessidra in mano. “La bellezza di Renzi non ha età ma è sempre troppo tardi per dirne bene di lui” è lo slogan che accompagna lo scatto dove, trafelato, si scorge anche il Lucianino Fontana, il direttore.

Non tutti i Fertility-Day fanno fiasco. Ecco il Fertility–Press per il giornalismo consapevole. Non può mancare MaryMely. L’autorevole esegeta del segretissimo recondito dei reconditi segreti segretissimi di palazzo Chigi si mostra dal fagotto di una cicogna in volo, come ad affacciarsi da una balaustra, per dare voce a un monito.

Non tutti i Fertility-Day vengono per nuocere. La scena di MaryMely è riprodotta in una gigantografia collocata sulle facciate di Largo Treves a Milano, di piazza Colonna a Roma e poi anche in tutte le stazioni, i porti e gli aeroporti dell’intera nazione, ce n’è pure una Tor Pignattara, quindi sulle Vele di Scampia, poi ancora a sul traforo del Monte Bianco e, insomma, ovunque e sempre con il vibrante slogan: “Datti una mossa, non aspettare il referendum; comincia con il Sì”.

Non tutti i Fertility-Day fanno fiasco. “Renzi è un bene comune”. Non può essere da meno Marione Calabresi che sulla Repubblica avvia una campagna di fertility con i manifesti recanti il motto definitivo: “Non mandare gli spermatozoi in fumo, fanne delle starup!”. Ma è così martellante la campagna voluta da Marione da pensarla come neppure in Corea del Nord: costringere tutti i giornalisti nelle varie redazioni a far vidimare il ticket d’ingresso ogni mattina per poi fare l’alzabandiera ormonale con il Sacro Giubbino alla Fonzie indossato da Renzi nella celeberrima puntata di Maria De Filippi.

Non tutti i Fertility-Day vengono col buco, si sa. Un grosso guaio a Repubblica ci fu. La preziosa reliquia intrisa del sudore del Caro Leader, è altresì impregnata dalle lacrime di sincera commozione di Fedele Confalonieri sopraggiunto negli studi Mediaset per accompagnare l’augusta esibizione del premier, è dunque un cimelio santissimo ma quando nel cortile di Largo Fochetti è stata aperta la cerimonia ovulare è successo quello che non doveva succedere.

Non tutti i Fertility-Day vengono col buco, ahinoi. Tutto lo stato maggiore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è schierato sulla piazza d’armi per l’alzabandiera. Il Sacro Giubbino inastato s’alza infine guadagnando l’azzurro lindo cielo della Cristoforo Colombo, a Roma, quando dalla Tribuna d’Onore s’ode un dispettoso fischio accompagnato da un ritmico raspo d’apnea respiratoria.

Non tutti i Fertility-Day fanno fiasco ma questo a Repubblica, sì. E’ stato un flop. Forse il solo Joe sa farle le cose per Matteo, bisogna riconoscerlo. E insomma: tutto è al meglio ma c’è il sonoro di un chiaro assopimento a Largo Fochetti, nel cortile della redazione di Repubblica. Accade giusto quando la banda musicale Città di Arezzo intona la sigla di Amici di Maria De Filippi e i giornalisti, sotto lo sguardo vigile di Calabresi, stanno sugli attenti.

Non tutti i Fertility-Day fanno fiasco ma questo a Repubblica, sì. Ezio Mauro, il predecessore, dà di gomito a Eugenio e gli dice: “Hai visto, Marione non sa fare manco la ‘o’ col bicchiere”. Scalfari, a sua volta, dà di gomito a Ezio e replica: “A chi lo dici!”. Anche Vito Mancuso, rivestito da prete per l’occasione, chiamato a dare una benedizione laica ma anche bergogliana, alza l’aspersorio per praticare un qualunque atto riparatorio ma la verità è implacabile.

Non tutti i Fertility-Day fanno fiasco ma questo a Repubblica, sì. Ad addormentarsi durante l’alzabandiera, dunque indifferente all’epifania del Caro Leader, è nientemeno che Carlo de Benedetti che, padrone o meno del giornale, impone comunque a Marione un bel dilemma: sopportare tutto quel russare o farlo fucilare dalla contraerea?

Fonte: Il Foglio