Un tema che va molto fra i sostenitori del no, in questa fase è: “non dobbiamo cadere nella trappola di Renzi e fare uno scontro sul governo. Dobbiamo parlare solo di Costituzione e non di governo”. Questo perché ci si illude, in questo modo, di conquistare voti al No fra i sostenitori del governo. Spesso accade che i meno realisti di tutti siano proprio i più moderati e questo è uno di quei casi.

In primo luogo, vorrei far notare che questa deriva istituzionale ha preso le mosse proprio dall’iniziativa del governo di proporre la “riforma” secondo la formula, del tutto incostituzionale, del “governo costituente”, che è una cosa che non esiste in termini di correttezza costituzionale. Ed è poi proseguita con una gestione scandalosa del dibattito in aula, con continue forzature del regolamento (emendamenti rigettati in blocco con il metodo del “canguro”, spacchettamento degli articoli sino a mettere in votazione frasi prive di senso, pur di evitare il voto segreto eccetera eccetera). Ve ne ricordate? Come facciamo a non dirlo ora in campagna referendaria? Che questo sia un governo a forte coloritura golpista mi sembra difficile da negare o su cui far finta di nulla. Questa è una riforma che incarta un colpo di stato costituzionale.

In secondo luogo è Renzi che ha impostato le cose come un voto su di sé e sul suo governo. Si dice che è una trappola, forse, ma, se l’avversario ti impone un terreno di scontro, non te la puoi cavare scantonando. Renzi vuole una investitura plebiscitaria per continuare nell’opera di sventramento costituzionale e costruire il suo regime. Per cui o vince lui e resta in sella (con immediate elezioni politiche anticipate) oppure perde e deve andarsene a casa, perché a quel punto saremmo noi ad esigerlo. Un plebiscito pro o contro, tertium non datur.

Terzo punto: proprio questa caratterizzazione del referendum come plebiscito, sta facendo scattare sin d’ora la logica di schieramento, in vista delle amministrative. Diciamocelo sinceramente: qui non si vota su Sala o Parisi, Giachetti o Raggi, De Magistris o Valente, Fassino o Airaudo, qui stiamo votando Renzi si o no. Un esito piuttosto che un altro alle amministrative di oggi prepara quello del referendum ed è per questo che bisogna non votare mai per i candidati del Pd nei ballottaggi: devono perdere. Quindi, siamo già in pieno scontro plebiscitario che non è una lezione di diritto costituzionale o una pacata discussione nel salotto della marchesa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, ma un incontro di catch nel fango, in cui vale tutto: testate nei denti, dita negli occhi e gomitate nello stomaco. Esattamente come ha fatto Renzi nella fase di approvazione del suo testo golpista.

Ma allora non dobbiamo parlare del merito della riforma? Nemmeno per sogno: dobbiamo parlarne, ma in modo chiaro e diretto, chiedendo un No come No al regime. E se per rendere comprensibile cosa significherebbe una Costituzione come quella che Renzi vuole, devo dire che cosa sono le leggi votate in questi due anni (Job act, buona scuola eccetera), non vedo perché dovrei tacerlo per non dispiacere i 15 piddini che forse votano no. Qui bisogna prendere i voti delle persone e non ci sono solo i piddini malpancisti e che non mi commuovono affatto, bisogna mobilitare la base di quelli che votano 5 stelle, bisogna attirare l’opposizione di destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia: prendo tutto senza inutili vezzi schizzinosi), ma, soprattutto, dobbiamo mietere fra quelli che non votano perché disgustati (giustamente) da questa politica. E se per farlo devo giocare sull’ostilità verso il governo Renzi, non c’è motivo di non farlo. Anzi, aggiungo, se devo far leva anche sull’antipatia personale che molti provano per Renzi, va benissimo anche quello, sono pronto a dire che ha l’alito cattivo che si sente anche attraverso la televisione. D’altra parte non è un mistero che se Renzi ha una maggioranza relativa di simpatizzanti, ha però una maggioranza assoluta di odiatori e questo serve ad aggiungere consensi.

Ma, in questo modo, mi direte che il referendum si trasforma in un corpo a corpo. Si: è così perché questo è nella natura del referendum. Vi ricordate (quelli che all’epoca già c’erano) cosa dicevamo di Fanfani nel referendum del 1974? E di Andreotti, Cossiga e Berlinguer nel 1978? E non fu un corpo a corpo con Craxi nel 1991 o con Berlusconi nel 1998 e nel 2006? E dobbiamo farci scrupoli oggi, solo perché dall’altra parte c’è il segretario del Pd, che qualcuno si ostina a ritenere un partito di sinistra? E’ il momento di dire che il Pd è un partito di destra ancora peggiore della destra di Forza Italia. Berlusconi non si sarebbe mai permesso di fare un terzo delle cose che Renzi ha fatto e se l’avesse tentato ci sarebbero state le barricate per le strade. E se un pugno di militanti si ostina a credere che il Pd sia ancora il Pci, pazienza: problemi loro.

Il Referendum per sua natura è un plebiscito (contrariamente a quanto, goffamente, cercano di affermare alcuni esponenti della minoranza Pd ed altri) ed è uno scontro molto più cattivo delle elezioni politiche, proprio perché è un gioco a somma zero: non ci sono confronti con le elezioni precedenti, non ci sono avanzate o arretramenti relativi, non ci sono attenuanti. Conta solo chi vince e questa volta più che mai. E il nemico da attaccare è il Pd, il suo governo ed il suo segretario.

Fonte: Dal suo blog