Quando i bambini sono arrivati al campo estivo, in una zona boscosa presso Kiev, hanno ricevuto una bella T-shirt gialla su cui sono stampate due sagome di bambini armati di fucile, con l’emblema del battaglione Azov ricalcato da quello delle SS Das Reich, e sullo sfondo il «Sole Nero» del misticismo nazista. I bambini (anche di 6 anni) e ragazzi che hanno frequentato il campo a gruppi di 30-40 – riporta il quotidiano Kiev Post [1]– «non hanno giocato ai soldati, ma hanno ricevuto un reale addestramento militare da istruttori del battaglione Azov». Ossia dai neonazisti che hanno compiuto atrocità contro i civili di nazionalità russa nell’Ucraina orientale.

Questo e altri battaglioni neonazisti fanno parte della Guardia nazionale ucraina, legata da una partnership con la Guardia nazionale della California e addestrata da istruttori statunitensi e britannici per condurre l’«operazione anti-terrorismo» nel Donbass. Il campo estivo costituisce il primo stadio del reclutamento di bambini soldato, scrive Michel Chossudovsky in un documentato articolo corredato da foto [2]. Oltre che a sparare, ai bambini insegnano a odiare: «Uccideremo tutti i russi», giura uno di loro.

La foto di un bambino ucraino la cui vita è bruciata dal «Sole Nero» nazista non è meno tremenda di quella del bambino siriano la cui vita si è spenta nel Mediterraneo. Immagine, quest’ultima, che secondo la favola corrente avrebbe toccato il cuore dei massimi esponenti di quei governi responsabili delle guerre e dei conseguenti terremoti sociali provocati negli ultimi decenni dalla strategia Usa/Nato. Guerre ed embarghi – dall’Iraq alla Jugoslavia, dall’Afghanistan alla Palestina, dalla Libia alla Siria e all’Ucraina – hanno provocato la morte di milioni di bambini (mezzo milione solo quelli uccisi dai dieci anni di embargo contro l’Itaq). Le loro foto non sono state però diffuse dai grandi media.

E alle piccole vittime si aggiungono i bambini educati a odiare e uccidere da movimenti, come l’Isis e i battaglioni neonazisti ucraini, alla cui formazione hanno contribuito in modo determinante gli Usa e le potenze europee per scardinare dall’interno interi Stati. Si narra che il governo britannico abbia deciso di accogliere 15mila profughi siriani perché commosso dalla foto del piccolo siriano morto. Contemporaneamente, però, lo stesso governo ha annunciato di voler ottenere il via libera dal parlamento per una azione militare «contro il malvagio regime di Assad e l’Isis». E il ministro degli esteri Gentiloni ha annunciato che, di fronte al dramma dei profughi, sta per iniziare la seconda fase della missione EuNavForMed «contro i trafficanti di essere umani», il cui obiettivo finale è in realtà l’occupazione militare delle aree costiere libiche strategicamete ed economicamente più importanti.

L’esodo dei profughi verso l’Europa, provocato dalle guerre, viene così usato a fini strategici: da Washington per mettere sotto pressione i paesi europei rafforzando l’influenza statunitense in Europa, usata come prima linea contro la Russia e base di lancio delle operazioni militari Usa/Nato in Medioriente e Nordafrica; dalle maggiori capitali europee per preparare l’opinione pubblica ad altre guerre spacciate per «missioni umanitarie di pace». Senza la consapevolezza politica delle cause reali e possibili soluzioni di tale esodo, può essere strumentalizzato anche il sostegno umanitario che molti cittadini europei danno ai profughi, e possono essere usati gli stessi profughi quale massa di manovra nei confronti dei paesi di provenienza.
E altri bambini moriranno, quasi tutti senza foto.

Fonte: Il Manifesto