Podemos non poderos. L’effetto Brexit stoppa il popolo bue ignorante e rassicura l’élite degli ottimati liberali. Se vinceva podemos, infatti, si doveva ricominciare daccapo. Come a Londra: dove si devono annullare le elezioni perché sgradite alle banche, ai burocrati di Bruxelles e ai giornali di establishment. La democrazia funziona a patto che il popolo non faccia di testa propria. Se perde l’élite, infatti, vincono l’ignoranza e la barbarie. Come in Egitto, dove neppure c’erano le elezioni ma vengono indette, vince Morsi, e siccome risulta quello sbagliato viene messo direttamente in galera e condannato a morte. In Inghilterra il referendum del Brexit viene vinto dai vecchiacci, dai poveri e dagli ubriaconi e subito si mobilitano i gggiovani che su internet lanciano la mobilitazione per far votare di nuovo e annullare così l’esito.

I podemos non poderos. L’idea piace, prende piede, e Matteo Renzi, il leader che tutto il mondo ci invidia, con apposito decreto tenta di evitare agli italiani il disturbo di far votare al referendum. Ma se proprio non si riesce, anche per dare un segno di buona volontà, gli scrutatori procederanno secondo questa regola: ogni scheda recante il voto sì dovrà valere il doppio, di converso, ogni voto per il no diventerà sì mentre le schede bianche verranno immediatamente votate con un chiaro segno sul sì e le nulle – sempre per dare un volto alla democrazia – verranno aggiudicate al no e però con la promessa di non sbagliare più sottoscritta dagli elettori immediatamente identificati va da sé dal servizio di tutela elettorale guidato da Marco Carrai.

I podemos non poderos. Il decreto ha valore retroattivo e perciò vengono considerate nulle le elezioni di Torino e Roma con decadenza immediata di Chiara Appendino e Virginia Raggi e forse – ma il dispositivo di legge ancora non è chiaro – l’arresto immediato delle suddette per attentato all’ordine costituito. Se l’Inghilterra, con la cancellazione del referendum, torna all’Europa, così le due città vengono restituite a Piero Fassino e, nel caso specialissimo di Roma, non a Roberto Giachetti – ormai smarrito tra le spiagge dell’abbandono, quelle di Pessoa – ma a Matteo Orfini, commissario del Pd, e dunque titolare del Partito Unico dell’élite e dell’establishment.

Fonte: Mix 24