La Russia ha deciso di dare una mano diplomatica agli Stati Uniti ormai in difficoltà a contenere la rabbia della Turchia di Erdogan e dell’Arabia Saudita che di fronte alla probabile caduta di Aleppo e alla sconfitta dei gruppi di opposizione, jihadisti compresi, vedono anche una loro pesante sconfitta. Per cinque anni queste potenze sunnite hanno puntato sulla fine di Assad, storico alleato dell’Iran sciita, che invece con il sostegno di Mosca e di Teheran resterà in sella ancora diverso tempo, almeno tutto quello necessario a negoziare un’eventuale transizione.

La tregua in Siria serve a Putin e a Damasco per consolidare la loro avanzata ma soprattutto a Washington alla guida di una coalizione anti-Isis che secondo il fronte delle potenze sunnite avrebbe dovuto programmare un’operazione di terra in Siria per contrastare non solo il Califfato ma anche i russi. Sappiamo bene che gli Stati Uniti non vogliono mettere soldati sul terreno e le richieste dei loro alleati non andavano nella direzione voluta dagli Stati Uniti. Non solo: alcune delle fazioni in campo più efficaci come i curdi siriani si sono schierate ufficialmente con Mosca e Assad, facendo capire agli americani di volersi liberare, almeno del nord della Siria, della presenza di jihadisti sostenuti dalla Turchia e dalle monarchie del Golfo.

L’annuncio del cessate il fuoco in Siria significa la fine dell’assedio di Aleppo? Difficile pensare che il regime di Bashar Assad e Mosca rinuncino alla conquista di una città strategica: la tregua entrerà in vigore soltanto tra una settimana anche se inizieranno i convogli umanitari nei prossimi giorni. E soprattutto il cessate il fuoco non si applicherà né all’Isis, cioè al Califfato, né a Jabat al Nusra, gruppo affiliato ad Al Qaeda che è comunque molto presente nella provincia di Aleppo.

Anche se venisse applicata, quella a annunciata a Monaco di Baviera è comunque una tregua rischio perché dovrà essere accompagnata dal ritiro di alcune forze sul campo, un’operazione non semplice. Ci si augura che comunque costituisca la possibilità concreta di portare aiuto alla popolazione siriana che in varie aeree del Paese è allo stremo: in 5 anni in Siria ci sono stati 450mila morti, sono dieci milioni gli sfollati sia all’interno che all’estero, l’economia è stata distrutta insieme a intere città senza viveri ed elettricità. Sotto i nostri occhi si è consumata la morte di una nazione e questo cessate il fuoco è il primo appiglio cui aggrapparsi per contenere la peggiore tragedia umanitaria nel Mediterraneo dai tempi della seconda guerra mondiale.

Fonte: Il Sole 24 Ore