Gli Stati Uniti e la Russia stanno giungendo, per la seconda volta, ad accordarsi tra loro e a concludere un piano di pace per la Siria.

– La prima volta fu durante la Conferenza di Ginevra nel giugno 2012 [1]. Si trattava di portare la pace sia in Siria sia nell’insieme del Vicino Oriente, spartendosi la regione in zone di influenza [2]. Tuttavia, questo accordo fu subito sabotato dalla Segretaria di Stato Hillary Clinton e dal suo gruppo di “falchi liberali” e di “neo-conservatori”. Di modo che la Francia meno di due settimane dopo organizzò il rilancio della guerra, in occasione della conferenza di Parigi degli “Amici della Siria” [3], e poi con l’operazione “Vulcano di Damasco e terremoto della Siria” [4]. A questo contenzioso si aggiunse, alla fine del 2013, il colpo di stato in Ucraina. Entrambi gli eventi hanno segnato la sospensione quasi totale delle relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca.

– La seconda volta è stata in occasione della visita di John Kerry a Vladimir Putin al Cremlino, il 15 Dicembre 2015 [5]. L’incontro è stato subito seguito dalla riunione dell’Alta Commissione dell’opposizione siriana, e l’adozione della risoluzione 2253 [6], che vieta il finanziamento ad Al-Qa’ida e Daesh, e poi della 2254 [7], che istituzionalizza gli sforzi fatti a Ginevra e Vienna per la Siria. Con sorpresa di tutti, l’Alta Commissione dell’opposizione ha eletto l’ex primo ministro baathista Riad Hijab – originario di una tribù presente in Arabia – per guidare la sua delegazione. Per evitare errori di interpretazione, il Segretario di Stato Kerry ha dichiarato al Cremlino che il parere degli Stati Uniti sul presidente Assad non avrebbe fatto da ostacolo al voto dei siriani, poi ha affermato al Consiglio di Sicurezza che il «processo politico non offre una scelta tra Assad e Daesh, ma tra la guerra e la pace».

Il ritiro dei consiglieri militari iraniani era cominciato poco prima del vertice del Cremlino.

La Russia si è posizionata conformemente al Comunicato di Ginevra. Questo prevedeva in effetti di integrare gli elementi dell’opposizione in una sorta di governo di unità nazionale della Repubblica araba siriana. Al fine di dimostrare che essa lotta contro i terroristi, non contro gli avversari politici, anche se fossero armati, la Russia ha raggiunto un accordo con l’Esercito siriano libero e il suo sponsor, la Francia. Mentre questo esercito non ha mai avuto l’importanza sul campo che i media atlantisti gli hanno dato e benché non esista più dalla fine del 2013, ben 5.000 combattenti, usciti dal nulla, collaborano ormai assai bene con l’esercito russo e con quello della Siria contro Al-Qa’ida e Daesh; una messa in scena molto sorprendente, quando si sa che l’ESL avrebbe dovuto essere impiantato nel sud, mentre ora combatte ormai nel nord del paese.

Dopo il fiasco della Conferenza di Ginevra nel giugno 2012, molta acqua è passata sotto i ponti. Alcuni protagonisti sono stati eliminati e le relazioni di potere si sono invertite.

– Il presidente Obama sembra aver recuperato parte del suo potere e aver concluso il progetto della “primavera araba”. In questo modo, è riuscito a sbarazzarsi successivamente del generale David Petraeus (che fece arrestare con le manette ai polsi nel novembre 2012), di Hillary Clinton (gennaio 2013) e del generale John Allen (costretto a dimettersi appena due mesi fa, nell’ottobre 2015). Allo stesso modo, ha epurato la sua amministrazione – compreso il Consiglio nazionale di sicurezza – dai Fratelli Musulmani. Tuttavia Jeffrey Feltman rimane il numero 2 delle Nazioni Unite. Ha elaborato un piano di capitolazione totale e incondizionata della Siria e ha fatto trascinare i negoziati di pace, sperando nella sconfitta dell’Esercito arabo siriano [8].

– La Casa Bianca ha costretto, nel giugno 2013, l’emiro Hamad al-Thani del Qatar ad abdicare e il suo primo ministro Hamad bin Jassem a ritirarsi dalla vita politica [9]. Tuttavia, quest’ultimo è diventato il co-presidente della Brookings Intitution Doha, mentre il nuovo emiro Tamim ha mantenuto il finanziamento dei Fratelli Musulmani e le loro organizzazioni terroristiche fino alla crisi diplomatica con il suo vicino saudita, nel marzo 2014 [10].

– Nonostante gli avvertimenti della Defense Intelligence Agency (DIA), il gruppo di David Petraeus è arrivato, a metà 2014, a pilotare lo sviluppo di una organizzazione che ha fondato nel 2004, con il colonnello James Steele, il colonnello James Coffman e l’ambasciatore John Negroponte, sotto il nome di “Emirato islamico in Iraq”. L’hanno utilizzata per operare una pulizia etnica di una parte di questo paese in vista di una sua suddivisione. L’operazione è stata sostenuta da alcuni Stati (Arabia Saudita, Cipro, Emirati Arabi Uniti, Francia, Italia, Israele, Qatar, Turchia e Ucraina) e da alcune multinazionali (Exxon-Mobil, KKR, Academi).

– La Casa Bianca è riuscita a eliminare sia il clan dell’ex re Abdullah sia quello del Principe Bandar bin Sultan dalla leadership saudita per affidarla solo ai principi Mohamed bin Nayef Mohamad bin Salman, sotto l’autorità del nuovo re Salman. Questa nuova distribuzione indebolisce il potere, ma rende possibile un cambiamento di politica.

– L’accordo 5 + 1 con l’Iran ha segnato la rinuncia di Teheran alla sua ambizione rivoluzionaria [11], in modo che un modus vivendi con i sauditi divenga possibile [12], sebbene l’episodio yemenita sia venuto a complicare il compito.

– Sia Washington sia Mosca hanno preso in antipatia il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan [13]. Tuttavia, l’appartenenza della Turchia alla NATO ha costretto la Casa Bianca alla prudenza, soprattutto perché Ankara si è alleata a Kiev [14], altro teatro di guerra importante per la strategia globale degli Stati Uniti [15].

– I rapporti di forza tra Washington e Mosca si sono progressivamente invertiti, nel giugno 2012 e nel settembre 2015. La NATO ha perso la sua superiorità sia in materia di missili intercontinentali [16] sia in termini di guerra convenzionale [17] tanto che ormai la Russia è la prima potenza militare del mondo.

Pertanto, i ruoli si sono capovolti. Nel 2012, il Cremlino intendeva sollevarsi a un livello di uguaglianza con la Casa Bianca. Oggi, quest’ultima ha bisogno di negoziare politicamente la perdita del suo dominio militare.

Segno dei tempi, la Rand Corporation, un think tank emblematico del complesso militare-industriale, ha appena pubblicato il suo Piano di pace per la Siria. Questo potente gruppo di riflessione aveva già scosso l’establishment statunitense, nell’ottobre 2014, sostenendo che la vittoria del presidente Assad era il miglior risultato per Washington [18]. Oggi propone un cessate il fuoco che permetta di giustificare la presenza di rappresentanti dell’opposizione e curdi nel futuro governo di unità nazionale [19].

L’opposizione alla nuova distribuzione mondiale delle carte

L’opposizione alla politica di Barack Obama non è ancora scomparsa. Così, il Washington Post l’accusa di aver capitolato sulla questione del cambio di regime in Siria contro la Russia [20].

Nel 2012, si poteva interpretare l’opposizione del clan Petraeus-Clinton alla pace come un desiderio di profittare al massimo della superiorità militare USA. Ma con lo sviluppo delle nuove armi russe, tutto ciò non ha più senso. Pertanto, l’unica interpretazione possibile è la scommessa di provocare senza indugio un confronto globale, sapendo che gli occidentali potrebbero forse ancora vincerlo; cosa che non potrebbero in nessun modo sperare quando la Cina sarà in grado di allineare anche il suo esercito.

Come in occasione della Conferenza di Ginevra, la Francia è intervenuta quando la risoluzione 2254 è stata adottata. Il suo ministro degli Esteri, Laurent Fabius, ha nuovamente dichiarato che se tutti i gruppi di opposizione dovevano poter partecipare alla transizione in Siria, il solo presidente Assad doveva esserne escluso; un’idea in contrasto con i principi del Comunicato di Ginevra e la risoluzione 2254.

Se nel 2012 si poteva interpretare la posizione francese come un desiderio di cambiare il regime, sostituendo un governo dei Fratelli Musulmani a quello del Baath, continuando il rovesciamento dei regimi laici arabi (“Primavera araba”); o come un tentativo di “far dissanguare l’esercito siriano” per facilitare la dominazione regionale da parte di Israele; o più semplicemente come un’ambizione di ricolonizzazione; oggi non è più possibile perché ognuno di questi tre obiettivi richiede una guerra contro la Russia.

La Francia strumentalizza la questione siriana per conto dei falchi liberali e neo-conservatori americani. Così facendo, è sostenuta dai sionisti messianisti che, come Benjamin Netanyahu, considerano come un dovere religioso affrettare la venuta del Messia, causando la contesa escatologica.

La pace in Siria o una guerra nucleare?

Sarebbe estremamente sorprendente che i falchi liberali, i neo-conservatori e i sionisti messianici riuscissero a imporre le loro politiche ai due Grandi. Tuttavia, sarà difficile ottenere un risultato definitivo prima del gennaio 2017 e dell’arrivo di un nuovo presidente alla Casa Bianca. Pertanto, comprendiamo meglio il sostegno dimostrato da Vladimir Putin a Donald Trump che sembra quello meglio piazzato per far da barriera alla sua amica Hillary Clinton. [21]

In realtà, tutto è pronto per concludere una pace che consenta ai perdenti di mantenere la testa alta.

Fonte: Rete Voltaire