La tecnologia avrebbe dovuto dare alle masse maggior controllo sulla gestione della cosa pubblica, dalla politica alla finanza e all’economia. Ed invece è stata asservita dal grande capitale, e cioè da quell’uno per cento della popolazione che dalla caduta del muro di Berlino si arricchisce alle nostre spalle. Una vacca grassa che continua ad ingrassare perché ruba il cibo agli altri animali della fattoria senza che il contadino se ne renda conto. Un’allegoria, questa, che ben descrive le rivelazioni contenute nel libro di Michael Lewis, Flash Boys, che nonostante sia diventato un best seller negli Stati Uniti, continua ad attirare le critiche dell’alta finanza e di gran parte dei media finanziari. I Flash Boys sono i traders che usano computer super veloci per vendere e comprare prodotti finanziari poche frazioni di secondo prima degli altri. Dati i volumi delle transazioni e l’ampiezza del mercato globale, questo minuscolo scarto temporale si traduce in profitti miliardari. Nell’intricato gioco virtuale entrano infatti in scena le dark pools, letteralmente piscine buie, dove grandi quantità di denaro vengono parcheggiate, piscine simili a quella di Paperon de Paperoni dove l’avarissimo ed antipatico miliardario si tuffava con goduria. Sono proprio questi ingenti fondi, che si muovono in continuazione da un investimento all’altro, a moltiplicare all’ennesima potenza i profitti dei Flash Boys. Michael Lewis ha denunciato nel suo libro un sistema finanziario essenzialmente autoreferenziale ed ingiusto – tutti sanno che il vantaggio dei Flash Boys va contro i principi di trasparenza e concorrenza leale, ma nessuno si lamenta perché tutte le grandi istituzioni ne fanno ampio uso. A farne le spese sono gli anelli più deboli della catena finanziaria, ad esempio, i fondi pensione e di investimento, organizzazioni che non possono permettersi di finanziare le macchine ed il personale da dedicare all’high speed trading. Ma neppure costoro puntano il dito contro il sistema perché le perdite finanziarie sono meno problematiche delle conseguenze di uno scontro con questo stesso. Lewis ci ricorda che chiunque abbia tentato di farlo, incluso lui stesso, è stato vilificato ed emarginato.

I Flash Boys sono solo la punta dell’iceberg, se ci avventuriamo verso la base ci imbattiamo in privilegi egualmente incomprensibili e sistemi altrettanto ingiusti. Il destino della Grecia, ad esempio, sembra dipendere non tanto dai fondamentali d’economia ma dall’atteggiamento che il governo terrà nei confronti della politica di austerità di Bruxelles. Sebbene sia palese a tutti che questa non abbia funzionato – tanto che la Banca centrale europea ha iniziato a stampare moneta ed a distribuirla agli Stati membri per coprire il debito pubblico, una manovra che fino a qualche tempo fa era considerata una sorta di anatema dai neoliberisti europei – la Grecia deve continuare a seguirla, anche se questo significa continuare ad impoverire una nazione ormai in preda alla depressione economica. Entro la metà di maggio la Grecia dovrà ripagare 6,6 miliardi di euro e nonostante il governo abbia razziato i fondi pubblici e le riserve di valuta degli enti pubblici indebitandosi per circa 1,2 miliardi di euro, è possibile che ad aprile non sarà in grado di pagare stipendi e pensioni, figuriamoci i 460 milioni di euro che deve restituire al Fondo Monetario entro il 9 aprile. Senza l’aiuto di Bruxelles la Grecia sarà costretta ad andare in bancarotta, e tutti sanno quali sono le condizioni per averlo. La Grecia come tutti i paesi della periferia di Eurolandia è vittima di una politica di austerità dettata da un sistema finanziario autoreferenziale che di fronte alla crisi del debito sovrano ha prima di tutto messo in salvo se stesso. Un sistema che ha peggiorato la crisi trasformando in paesi come la Grecia una recessione in depressione. I politici sono stati solo gli strumenti attraverso i quali questa politica è stata imposta ai paesi deficitari, i Piigs. Ma denunciare tutto ciò non è possibile, al contrario bisogna far finta che la politica di austerità abbia funzionato altrimenti si finisce per essere espulsi dal sistema. Come nel caso delle vittime dei Flash Boys, se la Grecia non accetta tacitamente le regole ingiuste imposte da questo sistema verrà emarginata dal mercato dei capitali. In fondo il sistema finanziario descritto da Michael Lewis è il mondo dei prepotenti. Anche il comportamento dell’Unione Europea nei confronti della Grecia ricorda quello del bulletto di quartiere. Un parallelo deprimente che però ben descrive l’attuale natura di Eurolandia.

Fonte: Il Fatto Quotidiano