Per risolvere il problema della fame in Irlanda, Jonathan Swift proponeva di arrostire i bambini allo spiedo. Era una «modesta proposta» e verrebbe voglia di parafrasarla per un «modesto consiglio» all’attuale premier Matteo Renzi: per ovviare al disprezzo di cui godono i politici in Italia, bisognerebbe impedire ai ministri di parlare.

Nell’un caso e nell’altro, la carestia e l’antipolitica, non si risolve il problema, però si evitano le chiacchiere un tanto al chilo.Intervistata da La Stampa, il responsabile della Difesa, Roberta Pinotti, dice nell’ordine due amenità: «Sicurezza è libertà, e quindi è di sinistra. Fare uscire le donne libere e sicure è di sinistra». È una via di mezzo fra un cimitero e un manicomio.Il ministro (la ministra, la ministressa, fate voi, il politicamente corretto ha le sue ragioni che la grammatica italiana non conosce) per spiegare le amenità apodittiche di cui sopra, mette cautamente, molto cautamente, le mani avanti: «L’antico riflesso del politicamente corretto a sinistra l’ho visto in passato. Negli anni scorsi qualcuno sosteneva che la sicurezza fosse un argomento di destra». E ancora, in risposta all’ipotesi di una «insurrezione della sinistra» se i fatti di Colonia fossero stati addebitati a un branco di naziskin: «Non credo, non c’è nessuna timidezza…». Se anche lei leggesse i giornali, se non altro per essere informata dei fatti, saprebbe che da Natalia Aspesi di Repubblica a Dacia Maraini del Corriere della sera, due per citare il tutto, o per estrarle dal mazzo (e mi fermo qui sempre per il politicamente corretto), la differenza è proprio lì. Il concetto di fondo di quei commenti è che in fondo noi italiani, in quanto tali e in quanto occidentali, siamo stupratori seriali e quindi non è il caso di prendersela con i musulmani. Lo scrivono donne emancipate e in carriera e che nel corso della loro vita sentimentale e professionale hanno fatto strage dell’altro sesso, ma come si fa a darle torto, se non passando per biechi maschilisti, naturaliter fascisti? Quindi va bene così, soprassediamo, come diceva l’immortale Franco Franchi sedendosi sopra l’altrettanto immortale Ciccio Ingrassia. Resta però un interrogativo: l’ideologia applicata al sesso, risolve la differenza dei sessi?Fin da bambini si sa che le donne non si colpiscono nemmeno con un fiore (però ai bambini è concesso tirarle un innaffiatoio di plastica se lei ti tira i capelli) e, tralasciando la classicità, dall’amor cortese all’amor romantico la nostra cultura ha messo sempre l’uomo in ginocchio davanti alla donna. Difficile dire se fosse di destra o di sinistra, anche se quest’ultima è una creazione politologica della Rivoluzione francese, e, va da sé, non si escludono né sopraffazioni né violenze, la natura umana non è angelica, ma la civiltà era quella, sicuramente non egualitaria, perché i sessi erano diversi, ma il concetto serviva a costruire un sistema di valori. Poi, certo, nel Novecento dei diritti, delle masse e del suffragio universale, le cose sono cambiate, giustamente per il cosiddetto «sesso debole», ma davvero pensiamo di cavarcela con degli imprimatur ideologici? Chi ha avuto l’occasione di fare una passeggiata nell’Est europeo prima della caduta del Muro di Berlino, con comunismo annesso, ancora si ricorda la scomparsa in loco dell’età di mezzo delle donne, il passaggio dalla giovinezza alla vecchiaia senza colpo ferire, senza che fra le due ci fosse la gioia e il piacere di un ornamento, una cura, un profumo, un abito che andasse a rivendicare una femminilità tanto più negata quanto più annegata in una menzognera parità dei sessi. Di sinistra, libere e sicure? Ma di che cosa stiamo parlando?In genere la politica, e nella fattispecie quella contemporanea senza più idee, dovrebbe smetterla di parlare di ciò che non le appartiene e farsi caso mai un bell’esame di coscienza. Quanto alla cosiddetta sinistra, divenuta ormai una sorta di massoneria individualista e progressista dei garantiti, affrancata da ogni appartenenza e identità, comprese quelle sessuali, una conventicola che se incontra un povero si spaventa, è chiaro che dovrebbe chiedersi quale sia la chiave, diversa da quella dell’erotico romanzo di Tanizachi, che funzioni contemporaneamente per l’esaltazione del marchese de Sade, per l’«utero è mio e lo gestisco io» e per la tattica maschile della mano morta sui tram o nelle code alle poste. La risposta non è nelle piste ciclabili.

Fonte: Il Giornale