Ma come? Non era l’eroe? Il guerriero buono? L’uomo che doveva cambiare verso all’Europa? Il Rentsi di Atene? Il premier che piace alla gente che piace? Non c’era la coda ad iscriversi al partito degli scravattati, alla Brigata Kalimera, alla nuova sinistra chic, quella di Barbara Spinelli e Curzio Maltese, quella del ministro Yanis Varoufakis, nuovo personaggio mitologico «metà intellettuale e metà guerriero», come scriveva l’Huffington Post, «sensibilità artistiche inserite in un profilo marziale, collo vigoroso, fronte spaziosa», uno insomma che «non ha intenzione di far prigioniera la dea teutonica del rigore»? Non c’erano tutti i settimanali glamour d’Europa pronti a inchinarsi per una foto di copertina? Non c’erano tutti i paparazzi a inseguirlo e osannarlo manco fosse Johnny Depp? Persino l’austero e sempre compassato club Ambrosetti di Cernobbio nel marzo scorso si sciolse all’arrivo del ministro dell’economia di Atene. Banchieri, finanzieri, professori, professoresse e giornalisti, tutti a rincorrere bava alla bocca il suo cranio rasato: «Ma guarda! È senza cravatta! È proprio affascinante! E la camicia bianca? E quella blu a disegnini chiari? Non è bellissima? E hai visto gli stivaletti stringati modello anfibio? Ah quelli gli serviranno: dovrà avventurarsi in paludi infide…».

La fine di un mito – Adesso fa un po’ ridere leggere gli stessi giornali, ascoltare i commenti degli stessi salotti buoni, tutti all’improvviso sdegnati, indignati, irritati. Con lo stesso entusiasmo con cui avevano costruito il mito, ora lo distruggono: così Tsipras diventa un tribuno, un populista, un amico dei fascisti, uno che «punta tutto sulla piazza», anzi che usa la roulette come scrive Bernard-Henri Lévy, paragonandolo a un odioso giocatore d’azzardo. E Varoufakis viene dipinto da alcuni ritratti in punta di veleno addirittura come un vigliacco, pronto a fuggire all’estero (il Messaggero) perché così può «fare tanti soldi». Addio personaggio mitologico, addio fronte spaziosa e collo vigoroso, addio profilo marziale: d’improvviso è diventato un avido cagasotto, tutto dedito a studiare non la Grexit ma la Vaorufexit. Ma cos’è successo? Come mai questo cambiamento? Come mai i salotti buoni di Cernobbio e dintorni che a marzo adoravano la coppia della Grecia adesso all’improvviso li fanno passare come mentecatti pasticcioni, cialtroni, ovviamente «inaffidabili e ostili» (Il Sole 24 Ore)? Come mai Repubblica incarica persino la penna satirica di Stefano Benni di comporre un poemetto di un’intera pagina per sbeffeggiare «la guerra del re Tsipro» contro l’Europa, con il «centauro Varoufachio, aitante e stolto» che mendica 5 euri per la benzina? Semplice: perché fino all’altro giorno si pensava che il governo Tsipras fosse quello che ci voleva per far digerire ai greci le amare medicine di Bruxelles. Vecchia logica: i governi di sinistra sono i migliori quando c’è da massacrare il popolo. Danno copertura alle peggio nefandezze. Ma poi quei due, a sorpresa, si sono ribellati. Hanno ribaltato il tavolo. Hanno buttato le carte per aria, rifiutando di continuare il gioco del Piccolo Massacro dell’Euro. E così sono subito stati declassati al rango dei reietti. Con una rapidità impressionante.

Proprio per questo motivo, però, con la stessa rapidità Tsipras e Varoufakis cominciano ad apparire un po’ più simpatici a tanti che nei mesi scorsi non erano saltati sul carro dei vincitori. E che trovavano tutto quell’entusiasmo ridicolo. Fuori luogo. A Matteo Salvini, per esempio. A Renato Brunetta. All’economista Alberto Bagnai. Si parva licet, persino a me. Perché è vero che saranno due comunisti scravattati e inaffidabili (ma lo erano anche quando venivano celebrati a Cernobbio, o no?), ma adesso per lo meno hanno un merito storico grande come una casa: hanno messo in ginocchio la gigantesca macchina dell’euro. Hanno fatto tremare dalle fondamenta quella costruzione assurda e folle che è la moneta unica, pensata e costruita con l’unico scopo di scaricare su pensionati e lavoratori i costi della crisi finanziaria. E vedere in questi giorni lo smarrimento negli occhi di Angela Merkel, l’affannosa rincorsa di Juncker, la paura che assale le gelide stanze del potere europeo, è una soddisfazione impagabile. Così grande che ci fa diventare simpatico persino Tsipras, nonostante Curzio Maltese.

O ti pieghi o… – Ora che succederà? Può darsi che quella del gatto e la volpe di Atene sia stata solo tattica estrema, può darsi che alla fine dopo aver alzato la posta come in un suk mediorientale finiranno per firmare l’accordo in extremis, togliendo la corte di Angela dall’imbarazzo. Nel caso, vedrete, riprenderanno i peana, spariranno i termini offensivi, addio populismo, addio amicizia con il fascismo, ricompariranno i ritratti tutti glamour, le copertine di Paris Match, al posto del centauro stolto torneranno gli stivaletti anfibi per le «paludi infide» e il «collo vigoroso» dell’eroe «metà intellettuale e metà guerriero». Perché lassù, nelle stanze dell’euro-tirannia, sono fatti così: non accettano discussioni. O ti pieghi al loro volere o viene immediatamente screditato, per essere eliminato. Ed è proprio per opporci a questa logica violenta, già sperimentata anche da noi, che in questo momento siamo disposti a turarci il naso e gridare: forza Tsipras, tieni duro.

Fonte: Libero