C’è una regia del Califfato dietro i lupi solitari? La risposta può apparire complessa: dipende dai punti vista e da che cosa si intende per Isis e radicali islamici. Secondo il Wall Street Journal gli attacchi in Francia e Germania, compresi quelli all’arma bianca, sono stati condotti con l’organizzazione dell’Isis, non soltanto ispirati dal gruppo terrorista. Le prove per la verità non sono ancora molto consistenti anche se in passato abbiamo visto comprovati legami tra cellule terroristiche francesi e belghe con il Califfato: negli ultimi casi i collegamenti sembrano meno diretti.
Ma non è questo l’aspetto più importante della vicenda: l’Isis ha fornito una sorta di “format” per la guerriglia e il terrorismo di stampo jihadista che non ha neppure bisogno di reclutare reduci di guerra, affiliati e aspiranti. Basta aderire al piano d’azione: in questo consiste la differenza più evidente con Al Qaeda che ha sempre fatto ricorso a un apparato ideologico e gerarchico in sintonia con in vertici per le sue operazioni terroristiche. Il kamikaze di Al Qaeda seguiva un percorso di radicalizzazione abbastanza preciso come mi raccontava un paio di anni fa al Cairo Nabil Naim, fondatore della jihad islamica egiziana e organizzatore dell’attentato a Sadat nel 1979: «Mohammed Atta (leader dei dirottatori contro le torri gemelle, ndr) era uno dei «miei ragazzi» che poi ho spedito ai vertici di Al Qaeda. Ma io dell’11 settembre non ne sapevo nulla: Atta rispondeva ad Al Zawahiri e a Bin Laden, Al Qaeda agisce per cellule chiuse».
Il portavoce dell’Isis Abu Mohamed al Adnani, supervisore del fronte esterno, coordina i combattenti in Occidente ma non deve neppure preoccuparsi della segretezza. Anzi, all’opposto. Più è trasparente e più è facile per chi ascolta mettere in pratica le sue direttive. Dall’accoltellamento con un’ascia come in Germania, a un camion-ariete come a Nizza. Ma bisogna guardare oltre. Secondo alcune ricostruzioni Al Adnani inizia a pensare a quando l’Isis potrebbe essere sconfitto sul terreno, ovvero studia come creare una quinta colonna in Europa. E i jihadisti potrebbero usare il Nord-Est della Siria come area di addestramento e poi come ponte sul confine turco. Del resto da cinque anni questa è la meta agognata dei foreign fighters: è il “nostro” Afghanistan da monitorare.
Ma l’aspetto più scandaloso del jihadismo è un altro: come viene utilizzato. Di questo il Wall Street Journal parla meno. Il fronte Jabhat al Nusra, emanazione di Al Qaeda, in lista nera insieme al Califfato, ha appena cambiato nome (Jabhat Fatah Al-Sham, Fronte di Conquista del Levante) e sciolto i legami con Al Qeada: una mossa tattica ispirata dagli sponsor sauditi e turchi, su pressione americana, per riciclare i jihadisti anti-Assad (Isis compresi) da usare anche in chiave anti-iraniana. Ancora un po’ di pazienza: tra coltellate e sparatorie avremo pure qui i jihadisti “buoni”, basta sapere aspettare.

Fonte: IlSole24Ore