Il portavoce del Dipartimento di stato Usa, John Kirby, protestava due giorni fa contro gli ultimi annunci fatti delle autorità israeliane di progetti per la costruzione di più di mille case per coloni ebrei negli insediamenti di Gilo, Neve Yaacov, Pisgat Zeev e Har Homa, a nord e a sud della zona palestinese di Gerusalemme occupata nel 1967. «Queste sistematiche attività di espansione delle colonie sono provocatorie e controproducenti per la soluzione dei Due Stati (Israele e Palestina)», ha proclamato con tono deciso. Tutte le volte che il governo Netanyahu e il Comune di Gerusalemme fanno annunci del genere, non mancano neanche i comunicati di condanna dell’Unione europea. Un rito che si ripete senza soluzione di continuità. Nel frattempo nessuno muove un passo concreto per decolonizzare i territori palestinesi. Eppure la strategia delle autorità israeliane era ben chiara sin dagli anni immediatamente successivi alla Guerra dei Sei Giorni e all’occupazione nel 1967. E non affonda le sue radici, come spesso si è scritto, solo nella politica del Likud e della destra israeliana andata al potere per la prima volta nel 1977. Proprio i laburisti fautori del compromesso «Pace per la terra» sono stati i primi a teorizzare e realizzare colonie con la finalità di insediare popolazione civile nei territori palestinesi occupati nel 1967.

Da questo punto di vista è importante la pubblicazione, ieri, da parte del quotidiano Haaretz di un documento segreto che prova come nel 1970, con falsi pretesti, sia stata espropriata terra ai palestinesi con il fine di costruire colonie mascherate da basi militari. La legge internazionale consente all’occupante del territorio di costruire solo presidi militari, a scopo difensivo, e non insediamenti civili. Consapevole di ciò il famoso leader politico e militare israeliano Moshe Dayan discusse con i suoi collaboratori e i comandanti militari come aggirare il divieto internazionale e costruire la colonia di Kiryat Arba, alle porte di Hebron. Il terreno, decise Dayan, sarà confiscato per ordine militare, in apparenza per scopi di sicurezza in modo da ingannare i palestinesi e il resto del mondo.

Furono perciò costruite 250 case destinate solo ufficialmente ad uso militare mentre servivano ad accogliere i coloni. E al sindaco di Hebron fu spiegato che gli alloggi avrebbero ospitato le truppe durante i mesi invernali. Questo stratagemma di confiscare terreni per ordine militare allo scopo di insediare popolazione civile, era noto a tutti, spiega Haaretz. Un ideologo della colonizzazione e tra i primi residenti di Kiryat Arba, Elyakim Haetzni, ha riferito che durante un dibattitto alla Knesset il ministro Yigal Allon ammise apertamente le finalità delle “basi militari” costruite in Cisgiordania. Il sistema ideato da Dayan ebbe fine solo nel 1979 quando la Corte di Giustizia israeliana lo proclamò illegale esaminando una petizione contro la costruzione della colonia di Elon Moreh a ridosso della città di Nablus, uno dei centri abitati palestinesi più grandi ed importanti.

Quella sentenza in ogni caso non bloccò Elon Moreh, uno dei primi insediamenti coloniali popolati da militanti del Gush Emunim, i seguaci dei rabbini Kook, padre e figlio, massimi teorici del sionismo religioso e della redenzione piena di “Eretz Israel”, la biblica Terra di Israele «ritornata» per intero sotto il controllo ebraico grazie all’occupazione di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est nel 1967. La destra una volta al potere avrebbe dato un impulso eccezionale alla colonizzazione ma il primo decisivo via libera agli insediamenti arrivò dai laburisti. D’altronde lo stesso premier Yitzhak Rabin che più di ogni altro leader israeliano ha cercato un compromesso politico con i palestinesi, non ha mai fermato la colonizzazione, neppure dopo la firma degli Accordi di Oslo. Rabin spiegò di non poter interrompere la «crescita naturale» delle colonie.

A distanza di più di 40 anni, l’obiettivo del governo israeliano in carica è quello di ottenere il riconoscimento internazionale della colonizzazione. E le possibilità che possa raggiungerlo sono elevate, alla luce del clima politico in Europa e Stati Uniti. Non basta qualche dichiarazione di condanna a cambiare una linea occidentale che ha permesso agli insediamenti coloniali di crescere a dismisura in Cisgiordania e di trasformare profondamente Gerusalemme Est. Non sorprende che un leader dei coloni, Dani Dayan, dal primo agosto sarà console generale di Israele a New York.

Fonte: Il Manifesto