Il lago di Iseo non ha trovato l’artista perfetto, ma è stato sequestrato pacificamente per soddisfare il desiderio solipsistico di un artista che avrebbe potuto trasferire (con qualche resistenza) la sua idea in qualunque altro luogo del mondo.
È questa la semplice risposta al comprensibile entusiasmo di Umberta Beretta, che ha attivamente collaborato con il marito a favorire l’impresa: «Si è mosso mio marito e abbiamo trovato nei sindaci e nel responsabile del bacino delle acque interlocutori attenti che hanno capito quale grande occasione fosse per il territorio». Non è così. Il «territorio» ha perso l’occasione di essere un luogo reale, e non ideale, dove la passerella di Christo stabilisse un collegamento con paesi, monumenti, chiese, siti archeologici che meritavano, dopo anni di disinteresse e di oblio, di diventare mete di un percorso delle meraviglie. Nulla sulle rive del Lago, nelle province di Brescia e di Bergamo, e anche nel vicino lago di Garda, è meno importante dei reclamati progetti di Christo, esposti, nella generale indifferenza, nel museo di Santa Giulia a Brescia. L’attrazione della passerella, con la bella idea di camminare sull’acqua, non può che «coinvolgere emotivamente», con l’entusiasmo del neofita, davanti al «miracolo di Christo». Ma il «coinvolgimento emotivo» non è sufficiente. L’idea autentica era nata alcuni anni fa in un incontro con Ermete Realacci, Fiorello Turla, ora sindaco di Montisola, ed io, proprio per mettere in luce la bellezza dei borghi sul lago di Iseo. I due laghi, in particolare il lago di Garda, sono sempre stati meta di un turismo meditativo e colto, ma vano sarebbe, ed è, accorrere in massa, per una facile ebbrezza, senza sostare in alcuni mirabili luoghi dove l’arte universale si è espressa nel modo più alto.

Non quindi escursioni pittoresche ma, a pochissimi chilometri da Montisola, o Monte Isola, fermarsi a vedere le terme romane di Predore, affacciate sull’acqua in un suggestivo spazio miracolosamente recuperato. E di lì a Sarnico, con le meravigliose ville Liberty e le terrecotte e i ferri battuti di Alessandro Mazzucotelli. Appena più in là, Credaro, con una cappella affrescata da Lorenzo Lotto che, da sola, vale cento volte l’opera di Christo, certamente mai visitata da Germano Celant, ma centovent’anni fa riscoperta da Bernard Berenson. Inevitabili, a pochi chilometri, il borgo medievale di Castelli Calepio, la chiesa romanica di Cividino e, poco più in là, il Castello Camozzi Vertova di Costa di Mezzate, con capolavori di Van Dick, Baschenis, Ceruti, Frà Galgario, Lorenzo Lotto. Di quest’ultimo grande artista non è perdibile in alcun modo la Cappella Suardi a Trescore Balneario, il cui rilievo nella storia dell’arte è pari a quello della Cappella Sistina di Michelangelo e delle Stanze Vaticane di Raffaello. Eppure, il mio amico Direttore del museo di Kansas City, venuto per Christo, non ha avuto il tempo di vederla, ha passeggiato sulla ludica passerella, senza accorgersi di aver dormito sopra le terme romane di Predore e trascurando il senso stesso della parola «divertimento» che, sul piano etimologico, come può apprezzare la signora Beretta, significa cambiare strada, divertere. Nel caso di specie, le deviazioni, dopo l’escursione a Trescore, a soli 12 chilometri da Sarnico, sono tutte sulle rive del lago dove io ho condotto con somma soddisfazione l’amico di Kansas City: a Solto Collina, guidati da Walter Spelgati, per vedere in notturna non la passerella desolata, ma la Pieve di Santa Maria Assunta con l’organo di Andrea Fantoni e la Pala d’altare di Giambettino Cignaroli e, nella Cappella della Disciplina, il ciclo di affreschi di Giacomo Busca; e, ancora, gli affreschi quattrocenteschi di Gargarino nella Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano. Poco lontano, a Lovere, le belle collezioni dell’Accademia Tadini, con dipinti di Jacopo Bellini, Francesco Benaglio, Carlo Francesco Nuvolone, Giacomo Ceruti, Francesco Hayez.

Nella notte di Lovere, tutto era chiuso, con l’eccezione di una birreria animata da ubriachi. Imperdibile, poi, Pisogne, con i meravigliosi affreschi di Romanino nella Chiesa di Santa Maria della neve: la Maddalena ai piedi della Crocifissione è una delle immagini più travolgenti del Rinascimento italiano.

La passerella di Christo poteva avere il suo più alto significato conducendo a quel capolavoro che probabilmente Christo non conosce. Ci si chiede allora, tra tanta ricchezza del «territorio», quale sia il «desiderio e la curiosità» delle persone che Christo stimola: camminare sulla passerella a occhi chiusi o con il paraocchi, sbattendo su pensiline ed edicole per acquistare birre e panini, e tornare indietro. Christo, nella sua esaltazione, mente quando dice: «Questo progetto fisico non è un museo, ma un progetto reale, riguarda le cose vere, sole, pioggia, vento, non le cose virtuali». La grande arte italiana non è una «cosa vera» davanti alla quale ci si debba inchinare? Per Christo invece: «Solo una volta nella vita camminerete sulle acque per sedici giorni, e non ci sarà mai più un altro Floating Piers nel mondo dopo il 3 luglio». Soltanto quella deve essere l’opera d’arte. Ma mi chiedo: perché la Regione e i Comuni non hanno predisposto visite organizzate con orari di apertura anche notturni per i luoghi che ho citato? Diversamente da Christo e dalla Beretta, alle autorità locali doveva stare a cuore animare e far rivivere paesi e monumenti, in un’occasione così vantaggiosa e non soltanto fine a se stessa, ma utile per rivelare meravigliosi tesori segreti, in questi giorni e per l’avvenire. Si è preferita una soluzione masturbatoria, per esaltare Christo sopra tutto. Con quale convenienza per il «territorio»? E io, che non sono stato incaricato dalla Regione di stabilire un così facile collegamento, ho però chiamato l’industriale Beretta, probabilmente il marito di Umberta, sottoponendogli la questione, dal momento che egli si era mosso per sensibilizzare «i sindaci», e gli ho proposto una più ardita e ideale passerella fra il Lago di Iseo e Salò, dove, nel museo MuSa, ho fatto arrivare 160 capolavori, da Giotto a De Chirico, ognuno dei quali – Tiziano, Veronese, Savoldo, Guido Reni, Guercino, Cagnacci, in larga parte mai visti perché provenienti da istituzioni private e fondazioni bancarie – ha un interesse artistico mille volte superiore all’opera di Christo, un vero regalo ai tanti illusi di camminare sulle acque.

E perché non allungare la «passerella ideale» fino alla meravigliosa abbazia benedettina di Rodengo Saiano, o alla ricca Fondazione Sorlini di Cazzago San Martino, entrambe a 10 chilometri da Iseo? Non sarebbe stato faticoso dare un significato a quella magica e illusoria passerella, avendo consapevolezza della realtà meravigliosa tra il lago di Iseo e il lago di Garda che centinaia di migliaia di persone ipnotizzate non conosceranno mai. E, dal momento che, in sedici giorni, già per alcune notti la passerella non sarà percorribile, stabilire alternative sarebbe stata una onesta e giusta compensazione. Camminare nel sogno dell’arte intorno al lago di Iseo, come suggerisco alla bella Umberta Beretta, che ha certamente sensibilità e gusto per capirlo.

Fonte: Il Giornale