Chi dice donna dice danno. E non è sessismo proclamare questo dogma. L’ultimo manicomio di sottane s’è avuto in Francia, con Valerie Trierweiler – ex compagna di Francois Hollande – che lo svergogna il suo ometto rendendo pubblici i loro messaggi privati.

Niente di pruriginoso ma peggio. Lui scrive a lei e lui, pur da sinistra, nel bel mezzo degli impegni politici confida a lei tutto il disprezzo verso la prima ragione sociale del mestiere suo – prendersi cura degli ultimi – e liquida i proletari che pur l’acclamano come “sdentati”. Giusto ad avvalorare la massima di Ennio Flaiano: “Non sono comunista, non me lo posso permettere”.

Chi dice donna dice danno. Donald Trump è messo in croce in questi ultimi fuochi di campagna elettorale per via di un vecchio filmato dove – come in una chiacchiera da spogliatoio – dice delle donne tutto il danno: avendo soldi e potere se ne possono avere per quanto se ne vuole. Appunto, “a ciuffi” (per come direbbe Cetto La Qualunque).
Dannare le donne è il supremo danno. Hillary Clinton lo incalza sulla scena delle presidenziali ma un dettaglio – uno solo, tutto femminista – svela la disonestà intellettuale della moglie di Bill: usa il cognome del marito alpha, come una zia Teresina qualunque e cassa il Rodham di casa propria. Va da sé che peggio di Trump c’è solo Clinton e sempre viva allora Daniela Santanché che “nominalmente” resta nella famiglia di tre mariti fa tenendosi stretto il cognome del maschio.

Chi ha detto donna s’è fatto danni. Con Hillary prossima a entrare alla Casa Bianca sarà pure, questo, “il secolo del sorpasso” – lo scrive Aldo Cazzullo ne Le donne erediteranno la terra (edizioni Mondadori) – e la firma del Corriere della Sera ha tutte le ragioni ad affermare che le signore faranno un uso migliore del mondo.
Nessuna meraviglia, infatti, nel vederle ministro, capitano d’industria, sindaco, leader politico, prossimamente (Dio ce ne scampi!) presidente Usa e Cazzullo adopera una ricognizione ginocratica inedita al punto di completare il Matriarcato di Johann Bachofen in forza della modernità (e della divulgazione).

La meraviglia è tutta dell’oggi. Nell’antichità era fin troppo ovvio riconoscere la regalità della donna. Quello che segnala Cazzullo, e cioè che i maschi – con la complicità delle donne – hanno costruito la sopraffazione, è tema dell’epoca borghese, è il cascame mentale derivato dalla psicosi laicista. Il Mediterraneo non è dell’androginia di Giovanna d’Arco ma di Iside, la divinità plurimammaria che si trasfigura nei culti di popolo vivi ancora oggi, nelle cattolicissime processioni e nei riti sociali quotidiani.

Dopo di che, è vero, ha ragione Cazzullo: l’uso che le donne fanno del mondo è tutto risolto nel ridurne i danni. Col garbo di Garinei & Giovannini – mutuando Aristofane – è infatti sempre in auge il Mai di sabato, signora Lisistrata: la guerra trova fine solo quando le donne minacciano di non far più le femmine. E non è sessismo, è stratagemma.

Fonte: Il Fatto Quotidiano