In questa rubrica domenicale ci siamo già occupati dei cuochi in tivù, dicendo in brutale sintesi che siamo stanchi di assistere a tentativi reiterati di trasformare in spettacolo la normale attività di chi sta in cucina, e spadella come fa ogni persona (specialmente se donna) non sempre disponibile a recarsi in trattoria.

Non abbiamo in antipatia le buone pietanze. Semplicemente non riusciamo a capire come ci si possa divertire a osservare sul teleschermo un Tizio o una Tizia impegnati ad affettare una cipolla, a preparare un soffritto o il sugo per la pasta.

Di sicuro è un nostro limite, giacché se certi programmi imperniati sui fornelli proliferano (ce n’è uno su ogni rete) significa che sono assai graditi al pubblico, producono reddito, pertanto conviene allestirli. Si sa che le antenne hanno bisogno di pubblicità (quindi di audience importante) per pagare i dipendenti e sopravvivere. Tra l’altro, se a noi non vanno a genio coloro che si affannano a maneggiare pentole e casseruole, siamo in grado di difenderci azionando il telecomando: pigiamo un tasto e addio cuochi.Tuttavia, converrà il lettore che il descritto filone televisivo è abbastanza sorprendente, anche perché col passare degli anni e l’intensificarsi delle trasmissioni dedicate all’alimentazione, non accenna a diminuire il successo di ascolti. La gente non dà segni di stanchezza. Strano. Da quando tutti cerchiamo di dimagrire o almeno di non ingrassare, il cibo è diventato una sorta di ossessione al punto che i piatti ben cucinati attraggono più spettatori di Fiorello e Crozza, i quali ci aiutano a ridere, talvolta, e mai stimolano l’appetito. Non è un merito da poco per chi ha il terrore dell’obesità.

Dalla lettura dei giornali, nei giorni scorsi abbiamo appreso con sgomento che, non bastasse la miriade di programmi culinari riservati a celebri chef, e pure a dilettanti di qualche abilità, ne continua uno i cui protagonisti sono bambini tra gli otto e i tredici anni, scelti affinché gareggino fra loro predisponendosi, fra un paio di lustri, a gestire un ristorante, una mensa o, se va male a sfornare manicaretti in occasione di cene fra amici. L’iniziativa, manco a dirlo, è stata presa da Sky, in onda su Sky Uno in prima serata quasi fosse un partita di Champions. Titolo: Junior Masterchef Italia.

Cosicché, per il terzo anno consecutivo, non avremo sul teleschermo solamente i baby cantanti affidati alle amorevoli cure di Antonella Clerici, ma anche i baby cucinieri. I creatori di palinsesti non sanno più che inventarsi per presentare novità agli abbonati, che però si beccano qualsiasi banalità pur di schivare gli inflazionatissimi talk show. Occorre essere comprensivi, su questo siamo d’accordo, e accettiamo ogni stravaganza: i media per resistere alla concorrenza sono costretti a raschiare il fondo del barile. Ma non avremmo mai immaginato che saccheggiassero addirittura gli asili. Tra non molto, probabilmente saranno sfruttate anche le culle, sempre meglio degli ospizi.C’è un particolare il cui senso sfugge. I quotidiani e i periodici cartacei non pubblicano, per specifico divieto, dell’Ordine dei giornalisti, le fotografie di minori. Quelli che violano la norma subiscono pesanti sanzioni. Mentre le tv, per ragioni misteriose, sbattono impunemente i bambini davanti alle telecamere, utilizzandone la goffaggine per fini speculativi, e nessuno fiata, neppure l’albo dei pennini. Se qualcuno ci spiega perché, avrà la nostra gratitudine.

Fonte: Il Giornale