Cercasi M5S. Da qualche tempo, il Movimento di Grillo ha perso centralità nel discorso pubblico. Cerchiamo di capire perché con Marco Tarchi, politologo dell’Università di Firenze e massimo studioso italiano di populismo

Professore, che fine ha fatto il M5S? È assente dal dibattito pubblico e non mi sembra colpa dei giornali…
Dei giornali forse no, ma… di Renzi certamente sì. La vicenda dell’Italicum ha offerto al presidente del Consiglio, ancora una volta, l’occasione per dettare l’agenda ai media, occupare ogni spazio possibile con l’auto-apologia decisionistica e offuscare, se non ridicolizzare, l’operato delle opposizioni. Pare che ormai ci si debba abituare (e rassegnare) a questo one-man-show permanente. Vero è però che su altri temi di attualità, su cui pure il blog di Grillo si è pronunciato nettamente, primo fra tutti l’immigrazione, il M5S in versione parlamentare è stato piuttosto timido. È l’ennesimo segno della non perfetta coincidenza di opinioni e sensazioni fra il “megafono” pentastellato e i suoi presunti seguaci.

Secondo lei il Movimento resterà schiacciato da Matteo Salvini, il nuovo collettore dei conati di vomito degli italiani?
Nella prospettiva di una futura consultazione elettorale nazionale, non direi – e non lo dicono neanche i sondaggi. Ma non è uno scenario imminente. Le elezioni regionali, invece, sono molto più congeniali alla Lega, e l’incertezza del M5S nel cavalcare alcune tematiche populiste che pure appartengono alla vulgata del suo ispiratore potrebbe costargli abbastanza cara. Quanto ai “conati di vomito”, starebbe alla classe dirigente non suscitarli; non li si può addebitare a chi ne subisce errori e malefatte.

Ma è vero che l’Italicum lo danneggia, come ha sostenuto Beppe Grillo, oppure in fondo nel M5S sono contenti della nuova legge? Al ballottaggio con il Pd potrebbero andarci proprio i Cinque Stelle…
Non dispongo di fonti interne che mi consentano di valutare con quale spirito i grillini abbiano accolto questa legge. Immagino che, sul piano sostanziale, non gradiscano affatto lo spirito accaparratore e soffocatore delle reali intenzioni dell’elettorato che caratterizza questa normativa “rubamazzo” o “asso pigliatutto”. Poi, certo, se la legge c’è, in politica non si può far altro che sfruttarne al meglio, o al meno peggio, le conseguenze. E, in caso di ballottaggio, sarebbe più facile al M5S che a ciò che resta del centrodestra fare il (quasi) pieno degli umori anti-renziani. Varare un referendum abrogativo di questa discutibilissima legge potrebbe rilanciare il movimento, ma mi pare che tutti gli avversari dell’Italicum temano la presa nell’opinione pubblica del martellante ritornello renziano “finalmente si saprà la domenica sera chi governerà per cinque anni” (lui, è ovvio) e vogliano evitare una sconfitta. Ma le campagne referendarie vanno fatte proprio per smontare gli altrui slogan, travestiti da argomentazioni.

A due anni dall’arrivo in Parlamento, il M5S non ha ancora affrontato e risolto il problema della classe dirigente. Che non riguarda solo deputati e senatori ma anche i candidati in giro per l’Italia. Potrebbe essere il principale tallone d’Achille del Movimento? Come potrebbe risolverlo?
Lo penso sin dagli esordi del movimento. Che, se vuol durare nel tempo e cercare di raggiungere gli obiettivi che professa, deve darsi un’autentica struttura di coordinamento, per quanto leggera, e smetterla con l’improvvisazione e con la retorica dell’“ognuno vale uno”, che come petizione di principio è legittima ma fa a pugni con le leggi non scritte ma operanti della politica. Per mantenere consenso bisogna darsi una linea chiara, difenderla sistematicamente e formare alle direttive tutti gli aderenti. Altrimenti si finisce nel vicolo cieco delle iniziative individuali estemporanee, dei mal di pancia e delle scissioni.

Si può pensare a un M5S senza Beppe Grillo?
Per ora, no. Come i dati elettorali locali hanno dimostrato, molti sostenitori delle prese di posizione di Grillo non hanno fiducia nei candidati del M5S. Non solo: se vuole mantenere in buona salute la sua creatura, Grillo deve tornare a calcare in prima persona il palcoscenico della politica, non solo quello degli spettacoli teatrali.

Fonte: GQ Italia