Non solo Calenda. Dopo la nomina ad ambasciatore alla Commissione europea di Carlo Calenda tutto è possibile, Matteo Renzi schifa le feluche della Farnesina, arruola la qualunque e racimola diplomatici anche tra i giornalisti. Filippo Sensi, supremo magister, organizza il casting, Luca Lotti – novello Nicole Minetti – briffa i candidati mentre Gianni & Riotto detto Johnny, coglie al volo lo stallo della mancata nomina di Marco Carrai e si propone per la Cyber Security: “La mia barba è vera, posso però tagliarla e metterne una posticcia”. Ha già pronto il biglietto da visita: “Chiamami Johnny, sarò la tua barba finta”.

Non solo Calenda. Renzi pesca ambasciatori tra i giornalisti. Carlo de Benedetti è già terrorizzato per l’immediata caduta della Repubblica ed ecco che il premier, venendo in soccorso all’Ingegnere, lancia la sua bella pensata: Mario Calabresi segretario generale delle Nazioni Unite. E non solo: Ezio Mauro a Sant’Elena (Eugenio Scalfari, va da sè, rinchiuso a Castel Sant’Angelo). Se i giornalisti possono fare gli ambasciatori, questo il ragionamento di Renzi, anche i deputati possono fare i direttori e sulla tolda di Repubblica – con apposito decreto – va Michele Anzaldi.

Non solo Calenda. Renzi fa della Farnesina un’aula sorda e grigia, peggio che il Senato e accoglie la richiesta di MaryMely: ambasciatrice a Maracaibo. “Almeno quello”. Non ha potuto, infatti, metterla alla direzione del Tg1 (pressanti, infatti, sono le pressioni delle associazioni umanitarie, su tutte Nessunotocchimoiroorfei); e non ha potuto neppure collocarla al Corriere della Sera dove Luciano Fontana, nominato console di Panama, lascia l’ufficio di via Solferino per fare posto a Ugo Sposetti “così, Unità più Unità meno” – dice Renzi – “almeno facciamo la fusione tra fondazioni, Rcs e Ds”.

Non solo Calenda. Renzi pesca ambasciatori tra i giornali, la diplomazia è ambita ma il Tg1 resta una tentazione per tutti. Forte della sua posizione di “barba finta”, Johnny, aiutato da Joe Servegnini, cattura Marco Frittella e lo lega al palo della tortura dimenticato dai Lancieri di Montebello (quando, ai tempi beati del Cav., si disponevano in schieramento d’onore per accogliere Paolo Bonolis). “Fritto, sei fritto”, ghigna Joe facendo sbucare la sua proverbiale scucchia dalla sua frangetta da suora laica in conclamato climaterio. “Fritto, sei con noi o contro di noi?” . Eroico, Frittella risponde: “Con Moiro e con Matteo, fino alla morte!. Riconoscente, Moiro, offre a Frittella un buono panatura per tre anni da Eataly.

Non solo Calenda. La diplomazia è bella assai ma il Tg1 ancor di più. Vista l’impossibilità di piegare Frittella, di Giorgino manco a parlarne, Gianni & Riotto detto Johnny, Joe Servegnini e Fed Rampy, ossia Rampini, pensano una nuova strategia e capiscono che la chiave delle nomine è Monica Maggioni, presidente della Rai. Ingaggiano un certame poetico per arrivare a scalfire il sì nobile cuore di Ella, vince immancabilmente Riotto ma Marcel, ovvero Marcello Sorgi, notoriamente amico di Platone ma ancor di più della verità sgama il trucco di Johnny: s’è fatto scrivere i versi da Sandro Bondi! Riconoscente, Moiro, fa innalzare a Saxa Rubra una statua di Marcel alta trenta metri.

Non solo Calenda. Renzi pesca ambasciatori e nel mentre risolve anche qualche grana. Massimo Giannini, è confermato alla conduzione di Ballarò, a patto però che conduca e trasmetta dalla Corea del nord, sottoponendo di volta in volta la scaletta a quei superficialoni di Pyongyang sempre lieti di raccontare i rapporti incestuosi di Kim Jong-un con lo zio, quello sbranato dai cani. Riconoscente, Giannini, deve dimostrarlo di esserlo e perciò fa innalzare al Pincio un mezzo busto di Mario Sechi. Con una dicitura: “Cantami o diva Elena”.

Fonte: Il Foglio