Domenica una cannonata d’avvertimento contro un peschereccio turco in navigazione nel mar Egeo.

Ieri un intervento a gamba tesa contro un mercantile di Ankara colpevole d’intralciare la navigazione d’una squadra navale russa nel mar Nero. Ed, infine, sul piano politico diplomatico, lo sgambetto di Mosca culminato con la cancellazione del summit fra i presidenti di Turchia e Russia previsto per quest’oggi. Vladimir Putin ce la sta mettendo tutta, insomma, per rispettare la promessa di far vedere i sorci verdi al suo omologo Recep Tayyip Erdogan. Il presidente russo gliel’ha giurata sin dal 24 novembre quando il presidente turco si rifiutò di porgere le scuse per l’abbattimento del cacciabombardiere Sukhoi russo accusato di aver invaso lo spazio aereo di Ankara durante i raid sui cieli siriani. Ma probabilmente Erdogan non immaginava una rappresaglia così costante e puntigliosa. Dopo la promessa di tagliare tutte le importazioni di frutta e verdura dalla Turchia dal primo gennaio e l’immediata messa al bando di alcune aziende turche dal territorio russo Mosca sembra impegnata in una vera e propria guerra dei nervi contro il «nemico» turco. Una guerra che spazia su tutti i fronti da quello politico a quello marittimo. La prima cannonata, e non in senso metaforico, parte domenica quando un peschereccio turco in navigazione nel mar Egeo fa l’errore di avvicinarsi troppo alla fregata russa Smetlivy impegnata, tra l’altro, nelle operazioni sul fronte siriano.

Stando alla versione del ministero della difesa di Ankara il peschereccio avrebbe improvvisamente cambiato rotta al passaggio della fregata avvicinandosi fino a meno di 600 metri e continuando a navigare, nonostante gli allarmi radio, su una possibile rotta di collisione. Così, sempre stando alla versione russa, l’equipaggio della nave militare avrebbe deciso di sparare un colpo per convincere il peschereccio ad invertire la rotta. Ieri, invece, gli sgarbi russi hanno avuto come teatro il mar Nero. Lì, una nave mercantile turca è stata costretta a cambiare rotta da due navi militari battente bandiera di Mosca, perché, sempre stando alle versioni russe, impediva il passaggio ad un convoglio navale che trasportava da Odessa «alle acque territoriali» russe due piattaforme petrolifere per la trivellazione della società Cernomorneftegaz. La rappresaglia più mortificante per Erdogan è però quella intessuta sul piano diplomatico. Non pago di avergli già sbattuto la porta in faccia a Parigi durante la conferenza sul clima, dove Erdogan aveva tentato una rappacificazione, il presidente russo ha dato ordine ai suoi di cancellare anche il summit presidenziale concordato il 16 novembre durante gli incontri del G20 ad Ankara. Il «niet» di Putin è ancora più umiliante perché la notizia dell’annullamento dell’incontro avviene proprio mentre il presidente turco sembra impegnato ad imboccare la difficile strada della riconciliazione. «Per quanto ci riguarda non desideriamo mantenere alcun conflitto aperto. Vogliamo continuare a sviluppare la stessa relazione strategica con la Russia seguita nel corso degli ultimi undici anni» ha dichiarato proprio ieri Erdogan in tv. Ma non più tardi di venerdì il presidente russo, parlando al ministro della Difesa russo Sergei Shoighu ed ai suoi generali, ha ordinato di tenersi pronti a distruggere immediatamente “qualsiasi obbiettivo capace di minacciare le forze russe o le nostre infrastrutture “. Un ordine impartito ai suoi generali, ma che suona come un preciso avvertimento alla Turchia di Erdogan.

Fonte: Il Giornale