Cannoli puntati contro il Partito democratico, a quanto pare. Totò Cuffaro parla all’Huff Post: “I miei sono tutti con Matteo Renzi” e il tesseramento, in Sicilia, si congela. Domani si passeranno al vaglio le adesioni, la legalità sarà fatta salva e però – prima di dannare il nemico pubblico numero uno – cercatevi su youtube questo filmato: “Pd, i militanti vanno via e arrivano gli onorevoli”.
E’ un servizio di Vincenzo Barbagallo, cronista del sito urlo.it, su un “welcome party”. E’ la festa renziana organizzata a Catania per fare “degli alleati, dei compagni di viaggio”.
Eccoli, dunque: cinque parlamentari della transumanza clientelare – ovvero Luca Sammartino, Paolo Ruggirello, Alice Anselmo, Valeria Sudano e Pippo Nicotra – accolti dal battimani del politburo post-comunista mentre gli attivisti, schifati, prendono cappello, fanno marameo e se ne vanno. Giuseppe Berretta, deputato, si schiera coi contestatori.
Il video è del 6 marzo 2015, in quella data Cuffaro è a Rebibbia e Presadiretta non ha ancora mandato in onda il reportage sulle porcate trasformiste del Pd in Sicilia. A fare gli onori di casa è Enzo Bianco, il sindaco, già lavatrice di ex di vario genere (la sua maggioranza in consiglio, infatti, si fonda su 10 ex cuffariani e 5 ex Mpa).
Con Enzo Bianco, ad applaudire i “redenti”, ci sono Antonello Cracolici, capo del Pd in Sicilia, quindi Davide Faraone, luogotenente di Renzi in Sicilia, e Fausto Raciti, segretario regionale nonché “giovane turco”.
Sono questi stessi quelli che, domani – riuniti coi presidenti provinciali – si adopereranno per la de-cuffarizzazione delle tessere. Sono gli stessi che, il 19 dicembre 2009 – e c’era Pierluigi Bersani alla guida del Pd – con l’astensione di Marilena Samperi e Lillo Accurso, col solo voto contrario di Giovanni Burtone, oggi deputato a Roma, nella direzione regionale del Pd andavano a votare l’appoggio alla giunta di governo di Raffaele Lombardo. E questo è il vero cannolo d’inciampo, farcito col guano dell’affarismo su cui tutti, sputando e sguazzando, hanno poi concimato la stagione trasformista di ieri, oggi e domani. Antimafia compresa, va da sé.
Non sono rimasti in tre – Cracolici, Faraone e Raciti – i voti si contano e non hanno odore. Circa venti deputati sui novanta del parlamento siciliano fanno parte dei gruppi d’appoggio al partito di Renzi, ed eccoli, allora, nel fulgore delle loro sigle, le avanguardie del Partito della Regione: “Patto dei Democratici per le riforme – Sicilia Futura” agli ordini dell’ex ministro Salvatore Cardinale; “Sicilia Democratica”, ovvero i deputati vicini all’ex vice di Cuffaro, Lino Leanza, da poco deceduto; quindi “Gruppo Partito Socialista Europeo”, ossia i fuoriusciti del “Megafono”, il partito di Rosario Crocetta che si è dissolto. A questi vanno ad aggiungersi, a modo di stampelle per il periclitante Crocetta, l’Udc e il nuovo Centro Destra di fatto accoliti del Pd in Sicilia con la scusa delle riforme che, si sa, non si faranno mai.
Non sono in tre, abbondano – sulla strada da Girgenti a Monreale, per dirla con la canzone – i briganti e i somari. E domani – e chissà – i rottamatori, nella variante di de-cuffaratori, si daranno una risposta sul miracolo di Ragusa, dove la sezione di Forza Italia, nel volgere di una notte, è diventata sezione del Pd…
Nessuna distrazione, comunque e – prima di fare il crucifige al nemico pubblico numero uno – guardatevi questo benedetto video. Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale del partito, in quella giornata di “washing”, e cioè la ripulitura di quei cinque arnesi del vecchio regime, fa da garante. Ancora ieri, sotto la minaccia dei cannoli, diceva: “Non mi risultano invasioni di cuffariani o altro”.
Altro, appunto. Forse non conosce Luisa Lantieri, una sorta di Stregatto del cuffaresimo, oggi braccio destro di Rosario Crocetta e però – nessuna distrazione – guardate il video: è un happy day. Ed è l’happy regime nella sequela di Mimmo Sudano, papà dell’avvenente Valeria, ras di un immenso feudo elettorale, nume della discarica di Motta-Misterbianco e dell’azienda raccolta rifiuti con tutto quel che ne consegue in tema di metafora sul riciclaggio. L’unico a dire no, ancora una volta, è Giovanni Burtone, parlamentare Pd, che si pronuncia in merito con una sola parola: “Vergogna”. Il vice di Renzi, invece, osservatelo: è quello che applaude.
A chi vuole darla a bere, dunque, Guerini?
Sono cose di Sicilia, si dirà. E’ il Partito della Regione, prova generale del nascente Partito della Nazione se non fosse che oplà – e sono cose di Sicilia, ebbene sì – l’unico oppositore di cotanto scempio è Saverio Romano. Uomo di Denis Verdini a Palermo – di certo l’unico in continuità sincera con Cuffaro – Romano così dice: “Votare le riforme a Roma non sia pretesto per pasticci incomprensibili in Sicilia. Nessun Caronte porterà me e la mia comunità politica con loro”. Ecco, il famoso sentimento del contrario, l’assunto dell’umorismo: il Partito della Nazione che va in cortocircuito col Partito della Regione. Per dirla fuor di guantiera, il cannolo si scafazzò.

Fonte: Il Fatto Quotidiano