Il declino dell’Unione europea e il ritorno alla sovranità nazionale sono i due più importanti processi politici a livello europeo attualmente in atto (li ho ampiamente spiegati nel libro “Il ricatto dei mercati”), e non sono certo iniziati con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

Tutti sanno che la prima fase del declino dell’UE è iniziata con lacrisi del 2008, pochi invece hanno compreso che il fallimento di questa comunità politica è stato deciso con l’approvazione degli accordi raggiunti per il governo della crisi europea. I più importanti sono certamente il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – che ha consolidato il potere della Troika – e Fiscal Compact.

Dall’analisi della nuova governance emergono alcune conseguenze politiche di grande rilievo.

In primo luogo, tali trattati sono stati realizzati al di fuori dell’UE, nel senso che sono accordi di diritto internazionale che hanno valore soltanto per quei paesi della comunità che hanno deciso di aderirvi: (inizialmente) 17 per il Mes-Troika, 25 per il Fiscal compact, cui si aggiunge il patto Europlus con 23 adesioni. Come a dire “a ciascuno la sua Europa”, cioè non esiste più un vero e proprio disegno comune.

In secondo luogo, essendo accordi di diritto internazionale extra UE (a parte qualche norma “ponte”), la nuova governance della crisi tende ad avere vita autonoma rispetto all’UE stessa. Ad esempio, il trattato Mes (venduto alle masse come fondo “salva-stati”) ha attribuito alla Troika poteri autonomi e permanenti per gestire la crisi europea in favore di banche e multinazionali a scapito degli Stati e dei cittadini che hanno pagato a caro prezzo il fallimento dei mercati “ricattatori”.

La Troika è un soggetto politico concorrente all’UE, l’uno si alimenta dell’altro (l’esistenza della Troika è giustificata da una norma UE, l’art. 136 TFUE), un po’ come la storia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Eh sì, perché i partecipanti a entrambe le organizzazioni sono gli stessi soggetti (stati membri, Bce, Commissione), che operano con regole diverse. La Troika si spinge ben al di là dell’UE, perché attribuisce maggior potere agli Stati forti e, cosa più importante, consente alla finanza internazionale di potere “ricattare” gli Stati deboli sino a paralizzarne il funzionamento della democrazia interna.

L’intreccio di regole e di ruoli ha posto ragionevoli dubbi di compatibilità fra i sistemi, ed è infatti scoppiata una guerra istituzionale senza precedenti che ha irrimediabilmente compromesso il futuro dell’UE: lo scontro fra la Bce e la Banca Centrale Tedesca, sfociata in un conflitto fra la Corte di Giustizia e la Corte costituzionale tedesca, che ha ribadito la supremazia della Germania e delle sue istituzioni interne, al di là delle decisioni assunte da quelle europee.

Poi sono arrivati i francesi, che si stanno opponendo con grande determinazione a quel che ormai rappresenta il principale obiettivo dell’Europa politica: mettere in ginocchio la democrazia mediante l’abbattimento del potere contrattuale dei lavoratori, da servire su un piatto d’argento alla finanza internazionale.

La Gran Bretagna è arrivata per ultima. Attenzione però, anche se gli inglesi avessero deciso di restare nell’UE il destino di questa unione politica non sarebbe di certo cambiato. In verità, l’inversione di tendenza si era già manifestata con la presa di posizione della Corte suprema del Regno Unito contro l’egemonia della Corte di giustizia europea.

Il punto di non ritorno del declino dell’UE è proprio ildisconoscimento del sistema giudiziario europeo da parte delle corti nazionali. Un chiaro segnale di ritorno allo Stato, ovvero alla sovranità nazionale, già in atto da un bel pò (ne parlai per la prima volta ad una trasmissione televisiva nell’estate del 2014).

La Brexit è solo un tassello in più.

Probabilmente l’UE verrà tenuta in piedi solo per non far crollare il suo sistema “ombra” (Troika e altre regole finalizzate a garantire il potere politico del capitale internazionale), ma non potrà più essere considerato come soggetto politico protagonista del futuro del continente.

Quindi l’UE non è riformabile in senso positivo per i cittadini, non in questo contesto storico-politico, che in verità l’ha già abbondantemente rimodellata sino a creare quel “mostro” che sta distruggendo le democrazie statali.

Non si tratta di rivedere questo o quel trattato, è l’impianto nel suo complesso che è funzionale al consolidamento del potere delle caste finanziarie.

Quanta gente soffrirà e morirà in nome di questa utopia? Perchè continuare a tenere in piedi un sistema già morto e compromesso nelle sue fondamenta? La domanda è principalmente rivolta al Movimento 5 Stelle a Beppe Grillo.

Il ritorno allo Stato è già in atto, un’opportunità imperdibile per difendere i valori contenuti nella nostra Costituzione. Qualcuno dovrà governare questo processo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano