Seguo la politica internazionale da 30 anni e c’è una regola quasi ferrea: ogni volta che gli elettori sono chiamati alle urne sull’onda di una forte emozione collettiva, soprattutto quando viene versato sangue innocente, l’esito diventa facilmente prevedibile e ha una portata tale da ribaltare il quadro politico.

Un esempio recente, la Turchia: alle ultime elezioni politiche, il partito di Erdogan rischiava di perdere la maggioranza necessaria per completare le riforme costituzionali ma la bomba esplosa durante il corteo dei pacifisti ad Ankara ha modificato valori e percezioni degli elettori, inducendoli ad unirsi attorno alle istituzioni. Risultato: Erdogan vinse di nuovo.

Un lettore mi segnala un episodio molto simile a quello avvenuto in Gran Bretagna l’altro ieri. In Svezia nel 2003 gli elettori furono chiamati a votare in un referendum pro o contro l’introduzione dell’euro. I sondaggi davano il no in vantaggio, ma a quattro giorni dal voto, la portavoce del fronte del sì, una donna, Anna Lindh, venne aggredita e uccisa. Le analogie sono straordinarie, anzi stupefacenti: stessa età della Cox (42 anni), omicidio perpetrato da un folle.

Lo stesso scenario avviene ora in Gran Bretagna, amplificato in un Paese che è molto più sensibile della Svezia ai condizionamenti dello spin. Anche perché l’omicidio è stato, sin dall’inizio, marchiato politicamente: l’assassinio avrebbe gridato “Britain first”. Dico avrebbe perché a udire questa frase è stato solo un testimone, mentre altri presenti sulla scena non hanno udito nulla. Ma in questi frangenti le ricostruzioni accurate valgono poco. Conta solo la prima impressione, contano i primi titoli delle agenzie che danno il tono alla vicenda. E infatti tutti hanno titolato “Sangue sul Brexit”, associando implicitamente l’omicidio di Jo Cox agli anti-Ue. Un’operazione vergognosa, ma tipica dello spin.

Il mix è micidiale:
– una giovane deputatessa uccisa mentre fa campagna. Ha il volto pulito, aveva un marito esemplare, lascia orfani due creature.
– Uccisa da un pazzo che la massacra gridando slogan nazionalisti.

Il tono della campagna cambia: le argomentazioni lasciano spazio al cordoglio, i toni si annacquano e soprattutto muta la psicologia degli elettori indecisi: la rabbia lascia lo spazio alla paura, allo smarrimento. E quando c’è insicurezza non si abbandona la via percorsa finora.

Sarebbe stato corretto – e in una certa misura doveroso – rinviare di alcuni mesi il voto. Ma questo non avverrà, non sarà certo l’establishment a proporlo.

Quell’establishment era angosciato fino a pochi giorni fa e ora dorme sonni tranquillissimi, come certificano i bookmakers e una Borsa improvvisamente ottimista.

Il Brexit ha già perso. Nel peggiore dei modi per una democrazia.

Fonte: Il Giornale