Non mi tolgo dalle orecchie un ritornello: “Ma non è suo papà?”. È il refrain della canzone di Sora Cesira, scritta apposta per Mix24, andata in onda venerdì scorso e subito diventata virale presso gli ascoltatori. È una parodia – fa il verso al Gufo con gli occhiali del più famoso “me lo prendi, papà?” – ed è dedicata alla favola di Maria Elena Boschi nel Paese della Banca Etruria. La satira supplisce alla latitanza dello spirito critico e Sora Cesira con “ma non è suo papà?” tocca il tasto più sensibile della narrazione renziana, disturba l’orchestra del consenso cui in tanti sono accorsi per rafforzarne il coro, e rende manifesto un passaggio cruciale dell’happy regime: dal volto si è arrivati alla maschera.

Il volto di Maria Elena, appunto. Il ministro delle Riforme, brava e bella, ha rappresentato al meglio l’era di Matteo Renzi, giunta ormai all’anno II. Preparata e “tosta”, per dirla con il linguaggio dei suoi aedi, ha supportato – anche in virtù del suo sorriso – l’immagine di freschezza e di novità di tutta una stagione. La maschera, dunque. L’ultima apparizione del ministro delle Riforme a Otto e mezzo – giusto per segnalare una prova – non è stata solo un’ospitata ma un cambio di passo. Se n’è andata via l’ingenuità (la spontaneità, anche) ed è arrivata la messa in scena. Quel sorriso, ormai, è fuori sincrono. Non combacia più con le parole e siccome la tivù è spietata, tutta quella fragranza di levità del ministro le è diventata sogghigno. E quindi, un ghigno. Doveva essere un volta pagina, quella puntata.

Arrivava a spezzare l’incantesimo di una lunga pausa dalla visibilità di Maria Elena Boschi. Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera , si porgeva rassicurante, interrompendola solo una volta, ma per darle ragione; Lilli Gruber, però, la incalzava sul papà coinvolto nella vicenda Banca Etruria e quel sorriso –altro che il labbro sudato di Richard Nixon (nel confronto televisivo con John Kennedy, nel 1960) – smottava oltre il fotogramma. Diventava inciampo. La satira va in soccorso allo spirito critico e figurarsi cosa può fare un lavoro di asole & bottoni in tema di archivio e memoria audio-visiva. Ecco l’asola: il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, nel novembre 2013, finisce al centro di una polemica. La figlia di Salvatore Ligresti dal carcere va ai domiciliari, il ministro – amica di famiglia – riceve la telefonata dei familiari che chiedono un qualunque aiuto. Perfino Gian Carlo Caselli, all’epoca ai vertici del Dap – e lo ricordo perché lo disse ai microfoni della radio – esclude che la detenuta abbia beneficiato di agevolazioni.

Maria Elena Boschi, invece, intervistata in tivù, dichiara: “È in gioco la fiducia nei confronti delle istituzioni; il ministro Cancellieri può decidere di dimettersi, non spetta a me dire si deve dimettere, io posso solo dire che al suo posto l’avrei fatto”. Ed ecco, infine, il bottone: pur trovandosi adesso al posto di Cancellieri, Maria Elena Boschi non si dimette. Massimo D’Alema, in tema di labbra, giusto a proposito di Matteo Renzi, evocò Virna Lisi: “con quella bocca può dire ciò che vuole”. Chi di video ferisce, si sa, di video perisce. E non mi esce dalle orecchie un ritornello: “Ma non è suo papà?”.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano